Libia, verso la conferenza di Berlino. L'ira di Grecia contro Turchia
BERLINO- L’unica cosa di cui non si parlerà alla Conferenza sulla Libia, che si apre oggi pomeriggio a Berlino, è l’organizzazione di una missione internazionale per garantire il cessate il fuoco e l’inizio di un processo politico in Libia.
L’obiettivo principale dell’appuntamento berlinese è infatti di sancire solennemente l’impegno a consolidare la fragile tregua raggiunta sul terreno tra il governo di Fayez al-Sarraj e l’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar. È un impegno che coinvolge non solo i duellanti, ma anche tutti gli altri attori regionali e internazionali in qualche modo coinvolti nella vicenda libica e invitati da Angela Merkel al Kanzleramt insieme al Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e poi Italia, Turchia, Egitto, Emirati Arabi, Algeria e Repubblica del Congo.
Nelle ultime ore Haftar è volato ad Atene e ha aperto un nuovo fronte diplomatico. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis è infuriato per il memorandum siglato da al Serraj con la Turchia sulle trivellazioni nel Mediterraneo e ha minacciato un veto su qualsiasi accordo di pace dovesse emergere dal processo di Berlino. Il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, ha detto di ritenere "nullo" il memorandum e Mitsotakis ha annunciato che "la Grecia metterà il veto a ogni soluzione politica in Libia", se il memorandum tra Tripoli e Ankara "non viene revocato". Sembra chiaro però - secondo fonti vicine al dossier - che i memorandum firmati in queste ore verrebbero "superati" da un'eventuale processo di pace.