Coronavirus, Eurogruppo senza intesa
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ROMA-I Paesi europei tornano a sedersi intorno al tavolo, seppure virtualmente, per cercare di trovare un'intesa sulle misure straordinarie da mettere in campo per fronteggiare la crisi economica legata alla diffusione del coronavirus.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 08, 2020 00:24 Europe/Rome
  • Coronavirus, Eurogruppo senza intesa

ROMA-I Paesi europei tornano a sedersi intorno al tavolo, seppure virtualmente, per cercare di trovare un'intesa sulle misure straordinarie da mettere in campo per fronteggiare la crisi economica legata alla diffusione del coronavirus.

Ma l'intesa è lontana e l'Europa rimane spaccata. L'appuntamento, atteso da giorni, era la riunione dell'Eurogruppo, il coordinamento informale dei ministri delle Finanze dei Paesi della zona euro, che per l'occasione si è riunito in videoconferenza in una versione "allargata" anche ai Paesi europei che non appartengono all'Eurozona.

L'accordo resta difficile da raggiungere. "Lavoriamo duro per arrivare ad un accordo": così Luis Rego, il portavoce del presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno in un tweet in cui annuncia un ulteriore slittamento della ripresa della riunione. I ministri dell'Economia sono divisi su due punti: il ricorso alle linee di credito del Mes anche se con condizionalità "light" e un fondo per emettere dei "bond" che dovrebbero finanziare la ripresa attraverso la mutualizzazione del debito. Poco prima di mezzanotte, Rego ha riscritto nuovamente su Twitter: "Si lavora per un'ambiziosa risposta della politica economica dell'UE al coronavirus. Sulla buona strada, ma non ancora non ci siamo".

I paesi più colpiti dal virus, Italia e Spagna in particolare, continuano a chiedere la creazione di una forma di strumento di debito comune per fronteggiare la crisi sanitaria e le conseguenze economiche causate dalla crisi. A fianco dell'Italia e della Spagna, anche se con sfumature diverse, restano diversi paesi tra cui Portogallo, Grecia, Malta, Lussemburgo e Irlanda. Ma il blocco dei 'rigoristi' (con L'Aia e Berlino sarebbero schierati anche Finlandia, Danimarca, Austria, Svezia e baltici secondo fonti Ue) insiste sul fatto che gli strumenti ad oggi a disposizione sono sufficienti.

 

 

Tratto da repubblica.it