L’America di Trump sempre più sola al Consiglio di Sicurezza
di Davood Abbasi
Per una volta sembra che quelli che vogliono affamare i popoli con le sanzioni e gli assedi, abbiano la peggio.
Una vera e propria versione “diplomatica” di Davide e Golia, si sta infatti verificando da qualche settimana al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Per molti la tensione accumulata nella comunità internazionale per via dell’unilateralismo dell’amministrazione di Trump, si sta sprigionando facendo incassare agli Stati Uniti delle vere e proprie umiliazioni in mondovisione presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La questione è molto semplice da spiegare.
L’accordo nucleare, che secondo le potenze europee (Francia, Germania e Inghilterra) e secondo Russia e Cina, va preservato, prevede che da Ottobre, le sanzioni sulla compravendita di armi contro l’Iran finiscano.
La settimana scorsa gli Usa hanno cercato di impedire che ciò avvenga, ma tranne la Repubblica Dominicana, nessuno ha votato a favore della loro risoluzione.
Dopo la figuraccia, ora hanno chiesto di attivare il processo di snapback o ritorno delle sanzioni contro l’Iran.
Nel 2018, Donald Trump, si ritirò dall’accordo nucleare con l’Iran, fece ritornare le sanzioni durissime contro Teheran, nonostante il rispetto di tutti gli impegni da parte della nazione mediorientale.
Nel 2020, gli Stati Uniti, pretendono però di poter chiedere il ritorno delle sanzioni internazionali contro l’Iran, facoltà che però spetta solo ai membri dell’accordo nucleare.
Ancora una volta le cinque potenze rimaste nell’accordo hanno detto chiaramente di no agli Stati Uniti e idem per le stesse autorità del Consiglio di Sicurezza.
Insomma, le richieste di Washington sono cosi illegali e prepotenti che nemmeno il sistema del Consiglio di Sicurezza, ideato per poter assecondare le loro politiche, è in grado di dare seguito al loro volere.
Il fatto che gli Usa siano diventati un pò la cenerentola del Consiglio di Sicurezza è un qualcosa di senza precedenti negli ultimi decenni.
Sicuramente la dice lunga anche sulla distanza che Trump ha preso persino con i suoi alleati europei con il suo unilateralismo.
La questione, sicuramente, non è solo quella di non condividere la politica di massima pressione sull’Iran, che punisce, invece di premiare, una nazione che aveva risolto col dialogo la questione sorta intorno al suo programma nucleare.
Indubbiamente le divisioni tra Usa ed Europa sull’Iran, sono esito di ben più ampie divergenze. Gli europei sono stati messi sotto pressione con la questioni dei dazi da Donald Trump.
La Russia è stata colpita con sanzioni e la Cina oltre che con i dazi, è stata accusata e infastidita con una miriade di questioni, da quella del coronavirus fino a quella di Hong Kong, da Huawei fino alla questione di Taiwan.
Ora gli Stati Uniti si ritrovano improvvisamente soli all’Onu nell’ambito della questione dell’Iran; primo perchè la loro politica sull’Iran è fin troppo illegale e insostenibile e secondo per via dei mal di pancia prodotti dalle loro politiche prepotenti.
Le sconfitte politiche degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, sono un colpo che sicuramente avrà i suoi effetti anche sulla campagna elettorale, che di fatto è già in corso negli States.
Biden e i democratici contestano a Trump di aver rovinato le relazioni con gli alleati e di aver trasformato l’America nello zimbello del mondo, almeno sul piano diplomatico.
In altre parole, Donald Trump, che con la politica della massima pressione, mirava a isolare l’Iran, ha finito per isolare il suo stesso Paese.
Volendo fare anche un’analisi molto cinica e tecnica dell’esito delle sue sanzioni, bisogna dire che nonostante i danni arrecati all’economia iraniana e le sofferenze inflitte alla popolazione iraniana, le sue sanzioni hanno rafforzato il governo di Teheran.
Come ha spiegato recentemente la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, le autorità di Teheran sognavano da anni di poter gestire la loro economia rinunciando alle vendite di petrolio. L’interruzione degli acquisti del petrolio iraniano per via delle sanzioni internazionali, ha costretto l’Iran a realizzare l’obiettivo dell’economia senza petrolio, e con il ritorno, presto o tardi, delle entrate petrolifere, l’economia iraniana avrà un impeto maggiore per via della diversificazione delle risorse economiche avvenuta negli ultimi due anni.
Anche dal punto di visto economico, quindi, l’amministrazione Trump non solo non ha indebolito l’Iran, ma lo ha reso più potente.
Inoltre, l’Iran ha stabilito ottimi contatti a livello globale con partners diversi. Oltre alla Cina, con cui Teheran si appresta a firmare un accordo di cooperazione di 25 anni, le cooperazioni speciali con l’India, paesi alleati dell’Asia occidentale come l’Iraq, la Siria e il Libano, con nazioni amiche come Afghanistan, Oman, Qatar, o persino con nazioni molto vicine all’America, come il Venezuela, accrescono il dinamismo e la resilienza dell’economia iraniana.