Migranti, Mediterraneo: continuano i viaggi della morte
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- Tra il 20 e il 23 ottobre, si sono verificati un naufragio con 15 vittime al largo della Libia e un recupero di 232 migranti ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ott 25, 2020 04:51 Europe/Rome
  • Migranti, Mediterraneo: continuano i viaggi della morte

- Tra il 20 e il 23 ottobre, si sono verificati un naufragio con 15 vittime al largo della Libia e un recupero di 232 migranti ...

... a largo della Turchia, dopo che avevano avuto problemi in mare, mentre cercavano di raggiungere le isole greche.

Il primo episodio si è verificato martedì 20 ottobre, quando almeno 15 persone sono morte in un naufragio al largo delle coste libiche e 5 sono sopravvissute e sono state portate a riva un gruppo di pescatori, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, l’IOM.

La loro imbarcazione si è capovolta al largo delle coste libiche, vicino alla città di Sabratha. Il capo della missione dell’OIM in Libia, Federico Soda, ha aggiunto che altri 70 individui, forse di più, sono stati intercettati e riportati in Libia dalla guardia costiera nei giorni successivi.

Invece, il 23 ottobre, dall’altra parte del Mediterraneo, la guardia costiera turca ha salvato 232 migranti e rifugiati in un solo giorno. Questi stavano cercando di raggiungere le isole greche, su diverse imbarcazioni. Secondo le autorità turche si tratta della più grande operazione fino a questo momento.

Questa è avvenuta al largo della costa di Marmaris, dove sono state soccorse 121 persone a rischio naufragio, la maggior parte delle quali di nazionalità siriana, comprese donne e bambini. Altri 76 migranti sono stati recuperati al largo di Data e vicino alla costa di Bodrum. Secondo le autorità di Ankara, i migranti erano stati respinti dalla guardia costiera greca. Tutti gli individui in questione sono stati trasferiti in centri di identificazione e accoglienza turchi. 

Il fenomeno migratorio contribuisce enormemente all’instabilità della regione del Mediterraneo. La Libia è un Paese di partenza per i migranti che tentano di raggiungere l’Europa. Nel disperato tentativo di lasciare il Paese nordafricano, gruppi di persone intraprendono viaggi pericolosi, rischiando la propria vita su gommoni spesso inadatti alla navigazione, pagando la tratta a caro prezzo.

Questi spostamenti sono solitamente organizzati da reti di criminali esperti in contrabbando che operano nella regione, con ingenti guadagni. In alcuni casi, la guardia costiera libica ha collaborato con questi trafficanti. In numerosi casi, la stessa istituzione ha intercettato le imbarcazioni e ha riportato i migranti in Libia, dove questi sono sottoposti a trattamenti disumani e sono rimasti in attesa di essere nuovamente inseriti in questo racket criminale.

Finora, durante il 2020, circa 10.000 persone sono state intercettate e riportate in territorio libico, nonostante la guerra in corso e la situazione di sfruttamento dei bisogni dei migranti, secondo l’OIM.

A tale proposito, un report di Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, è stato pubblicato il 23 settembre. Il documento evidenzia le violazioni dei diritti umani subite dai migranti e rifugiati soccorsi nel Mediterraneo, che vengono riportati in Libia. Secondo il report, questi individui “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. In 58 pagine, il documento analizza la crisi nel Paese Nordafricano e si conclude con una serie di raccomandazioni per le autorità locali, i gruppi che di fatto controllano il territorio, per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri. “Per interrompere il ciclo di abusi, l’UE e i suoi Stati membri devono riconsiderare la loro cooperazione con la Libia sulla migrazione, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno all’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”, ha scritto Amnesty.

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