Elezioni USA, il silenzio di 4 paesi - 1
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- A due giorni dalla proclamazione di Joe Biden come presidente eletto degli Stati Uniti, è sempre più assordante il silenzio ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 10, 2020 08:29 Europe/Rome
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- A due giorni dalla proclamazione di Joe Biden come presidente eletto degli Stati Uniti, è sempre più assordante il silenzio ...

... di alcuni leader mondiali che non si sono ancora congratulati con l'ex vice di Barack Obama. Sono assenze pesanti: si parla di grandi e medie potenze che con l'amministrazione Trump hanno avuto un rapporto complicato, dalla Cina alla Russia, dalla Turchia al Messico. 

I rancori di 'Amlo'. Lo dice a chiare lettere il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador, un populista di sinistra che, dopo una partenza turbolenta, complicata dalla retorica incendiaria di Trump nei confronti del Paese centroamericano, reo di esportare "stupratori" e di spingere le aziende Usa alla delocalizzazione con la sua manodopera a basso costo, era riuscito a stabilire una relazione tutto sommato funzionale con l'ingombrante vicino dopo aver acconsentito, sotto la minaccia di dazi, a dispiegare la guardia nazionale per impedire ai migranti di varcare la frontiera. "Non vogliamo essere imprudenti o agire in modo frettoloso", ha dichiarato in una conferenza stampa.

I motivi della cautela sono in realtà personali. 'Amlo' cova un risentimento che risale alle elezioni del 2006, quando fu battuto per un soffio da Felipe Calderon e George W. Bush si affrettò a congratularsi con il vincitore designato senza attendere l'esito dei ricorsi inoltrati da Obrador. "Fu imprudente", ha sottolineato, "non vogliamo fare lo stesso". Abbastanza da suscitare la reazione irata del deputato democratico Joaquin Castro, leader del caucus ispanico nella Camera dei Rappresentanti Usa, che ha parlato di "uno sconcertante errore diplomatico" dal momento che Biden vorrebbe "inaugurare una nuova era di amicizia e cooperazione con il Messico".

Se 'Amlo' ha almeno spiegato le ragioni della sua scelta, è totale il silenzio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, presumibilmente impegnato a metabolizzare quella che è per lui una cocente delusione. il leader ultraconservatore non si presenta proprio benissimo, dato che, prima delle elezioni, aveva espresso in modo esplicito il suo auspicio di un secondo mandato per il tycoon. Tra i due le analogie si sono sprecate, tanto da far guadagnare all'ex militare l'appellativo di "Trump dei tropici": dal totale disprezzo per il politicamente corretto alla contestazione degli allarmi sul riscaldamento globale, dal sodalizio con la destra religiosa, evangelica e filo-israeliana, alla contrarietà a chiusure radicali per arginare la pandemia di coronavirus. Una strategia, quest'ultima, che è costata l'elezione a Trump. Ora Bolsonaro teme di incontrare lo stesso destino: il Brasile, come gli Usa, è una delle nazioni più colpite dal Covid in termini di contagi e decessi.

Bolsonaro, con l'arrivo di Biden alla Casa Bianca, perde una sponda importante in un continente che - con il ritorno dei peronisti in Argentina, l'insediamento di un delfino di Evo Morales in Bolivia e il fallimento dei tentativi di Juan Guaidò di rovesciare Nicolas Maduro in Venezuela - sta svoltando un'altra volta a sinistra. Al netto dei proclami sulla lotta alla deforestazione in Amazzonia, non proprio tra le priorità di Bolsonaro, è però difficile che Biden metta a repentaglio la relazione con il gigante sudamericano. Che ci sia Bolsonaro o meno, agli Usa interessa soprattutto che il Brasile non si avvicini alla Cina, a partire dal dossier del 5G.

E la Cina. L'atteggiamento di Pechino rimane interlocutorio. Il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, si è limitato ad affermare che, una volta chiarite le controversie legali sul voto, il Dragone agirà "in conformita' con le pratiche internazionali". La Cina, ha ricordato Wenbin, ha sempre sostenuto la necessità di "rafforzare la comunicazione e il dialogo" con gli Stati Uniti, "gestire le divergenze sulla base del rispetto reciproco, espandere la cooperazione sulla base del vantaggio reciproco e promuovere lo sviluppo sano e stabile delle relazioni sino-statunitensi".

Più che attendere un discorso di concessione di Trump, i cinesi, abituati a pesare le parole con molta attenzione, aspettano forse qualche indizio in più sulle intenzioni di Biden. Nel suo primo discorso alla nazione da presidente eletto di riferimenti alla politica estera ce ne sono stati pochini. Quasi tutti gli analisti ritengono però che Biden, pur con toni più pacati, continuerà la politica di contrasto alla crescente influenza cinese nel mondo.

I dossier commerciali sono ancora aperti e qualsiasi approccio diplomatico con la Cina dovrà partire da lì. Nel frattempo, non si può non registrare un certo compiacimento nella maniera in cui le testate vicine al Partito, come il 'Global Times', hanno stigmatizzato lo scenario conflittuale del post voto in Usa. Il messaggio è che le elezioni in America sono l'ennesima dimostrazione di come il sistema democratico davvero non funzioni. Da questo punto di vista, dare a intendere che non si è ancora capito chi abbia vinto è di sicuro funzionale alla propaganda. 

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