L'anno 2020 e gli eventi che hanno scosso il mondo
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Il 2020 è cominciato con i catastrofici incendi in Australia nei quali sono morti oltre 3 miliardi di animali. In seguito le terre bruciate sono state colpite da potenti acquazzoni.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Gen 01, 2021 11:37 Europe/Rome
  • L'anno 2020 e gli eventi che hanno scosso il mondo

Il 2020 è cominciato con i catastrofici incendi in Australia nei quali sono morti oltre 3 miliardi di animali. In seguito le terre bruciate sono state colpite da potenti acquazzoni.

Si pensava che peggio di così non potesse andare. Ma presto il mondo fu colpito da una pandemia e poi da un’ondata di proteste, disordini, conflitti e incertezze. Tuttavia, questo 2020 che ormai volge al termine ha visto anche progresso, scoperte scientifiche e manifestazioni di forza d’animo. Centri commerciali diventano ospedali e obitori Oltre 70 milioni di infetti, un milione e mezzo di morti: il nuovo ceppo di coronavirus partito dalla Cina ha colpito il mondo intero. Si è bloccata qualsivoglia forma di vita politica, economica e sociale. “Salva il mondo, resta sul divano”, scherzavano così coloro i quali potevano permettersi di restare a casa in isolamento. Ma per molte professioni questo non è stato possibile: pensiamo solo ai medici che hanno lottato contro l’infezione. In Cina, Europa, USA sono stati costruiti ospedali da campo, venivano adibiti a ospedali e obitori anche centri commerciali e palestre. Anche il Real Madrid è rimasto senza uno stadio il quale è stato invece adibito a magazzino per attrezzature sanitarie. E anche la pista di pattinaggio Palacio de Hielo è diventata il più grande obitorio di Spagna. A New York i camion refrigerati contenenti migliaia di salme erano incolonnati per le vie della città, i crematori lavoravano senza sosta. L'ospedale da campo a Bergamo in cui lavoreranno gli specialisti italiani e russi Medici militari russi e italiani iniziano a lavorare in ospedale da campo a Bergamo Ad agosto sono giunte delle buone notizie: è stato brevettato il primo vaccino al mondo, il russo Sputnik V. Poi sono stati elaborati anche altri farmaci contro il COVID-19. E sebbene ad oggi la diffusione del virus non sia ancora stata messa sotto controllo, centinaia di migliaia di persone possono ora sperare di salvarsi. L’economia cola a picco Per l’economia mondiale il 2020 è stata un anno di forte recessione che ha eclissato la crisi finanziaria globale del 2008. Il colpo più forte si è verificato nel primo semestre quando per via delle misure di quarantena molte imprese hanno cessato le proprie attività. A soffrire in maniera particolare è stato il settore dei servizi: logistica, intrattenimento, turismo, strutture ricettive. Le serrate generalizzate hanno provocato un crollo della domanda di idrocarburi mettendo in crisi il mercato del greggio. A peggiorare la situazione è arrivato il fallimento dell’accordo OPEC+ di marzo. Dopo che i Paesi dell’alleanza non sono riusciti a convenire in merito alla riduzione delle estrazioni, il prezzo del Brent è sceso di un terzo toccando i 30$ al barile e dopo una settimana è sceso ulteriormente a 25$. I tassi di cambio del rublo con euro e dollaro sono diminuiti. E soltanto le notizie di un nuovo vaccino hanno stimolato in positivo i prezzi dell’oro nero. La pandemia che improvvisamente ha paralizzato l’economia globale ci costerà molto cara. Entro la fine del 2021, stando alle stime dell’OCSE, i danni complessivi saranno pari a 7.000 miliardi di dollari, ossia una cifra paragonabile al bilancio annuo totale di USA (4.100 miliardi) e Cina (3.200). Il PIL mondiale registrerà un calo del 4,5%, una riduzione senza precedenti nella storia contemporanea. Proteste pacifica che sfociano in violenze “Non riesco a respirare”: queste parole dell’afroamericano George Floyd sono state il pretesto per l’avvio delle più grandi proteste razziali mai avvenute negli USA da inizio secolo. L’uomo è venuto meno nel mese di maggio dopo essere stato fermato dalla polizia: un poliziotto bloccava la testa di Floyd a terra con un ginocchio. Nel pieno della pandemia molti americani sono scesi in piazza uniti dallo slogan Black lives matter. Putin al G20: mondo affronta crisi economica mai vista dai tempi della Grande Depressione Le proteste si sono diffuse anche in altri Paesi e talvolta le manifestazioni hanno preso la forma di rivolte e saccheggi. Si è persino arrivati a chiedere di togliere i finanziamenti alla polizia e di rimuovere monumenti di figure storiche con “visioni” scorrette come Theodore Roosevelt, Thomas Jefferson o Cristoforo Colombo. Alcune modifiche sono state apportate anche ai simboli “razzisti” che caratterizzavano alcuni brand come Aunt Jemima o Uncle Ben’s. Hanno acquistato nuovo vigore le lotte al razzismo nel mondo della moda. Sempre più afroamericani hanno raccontato di discriminazioni subite per il colore della loro pelle. Dopo la vittoria di Joe Biden, candidato favorito dall’elettorato afroamericano, le tensioni si sono attenuate. Tuttavia, le autorità dovranno comunque risolvere i problemi accumulatisi. Cambio di rotta alla Casa Bianca Le elezioni presidenziali tenutesi quest’anno negli States hanno fatto molto parlare di sé. La pandemia, le rivolte, i complotti: sullo sfondo di queste notizie i candidati lottavano l’uno contro l’altro per accaparrarsi l’ultimo voto. Joe Biden è finito nella corsa presidenziale in maniera casuale: prima delle primarie in Carolina del Sud non era affatto il favorito tra i democratici. E Donald Trump, come osservavano gli esperti, era assolutamente in lizza per il secondo mandato, ma i successi economici sono stati oscurati dal coronavirus. I due avversari non hanno dimostrato alcun rispetto dell’altro e si sono contrapposti su tutti i fronti anche in merito ai rapporti con Russia e Cina. La campagna elettorale è stata accompagnata dalle speculazioni sull’accoglimento della sconfitta da parte di Trump. Le elezioni hanno diviso la società americana (in California, ad esempio, la vittoria di Biden è stata accolta con esultanza, mentre in Texas con delle proteste). I sostenitori di entrambi i candidati hanno organizzato marce e manifestazioni. I repubblicani hanno insistito sull’irregolarità delle elezioni, ma non sono riusciti a contestare in giudizio le loro pretese. Il 6 gennaio entrambe le camere del Congresso prenderanno in esame i risultati della votazione dei collegi elettorali e solo allora annunceranno la vittoria definitiva di Biden. Tre stagioni di protesta in Bielorussia Fine dell’estate, autunno e inverno: in Bielorussia continuano le proteste e gli scioperi. Le manifestazioni di disobbedienza civile sono cominciate dopo l’ultimo turno delle presidenziali, il 9 agosto, quando con l’80% dei voti è stato rieletto Aleksandr Lukashenko. I manifestanti sono supportati dall’Unione europea e dagli USA i quali hanno introdotto restrizioni contro Minsk. A novembre l’Unione europea ha imposto sanzioni ad personam ai danni di Lukashenko e altre figure del suo entourage. L’ex avversaria del presidente bielorusso Svetlana Tikhanovskaya subito dopo l’inizio delle proteste è scappata dal Paese. Dall’estero ha convocato uno sciopero nazionale (senza alcun risultato perché le fabbriche hanno continuato a lavorare) e ha chiesto l’introduzione di restrizioni ai danni delle “attività legate a Lukashenko e gli oligarchi ad egli connessi”. In autunno Lukashenko ha annunciato una riforma costituzionale che doveva ridistribuire i poteri tra gli organi del potere. Tuttavia, il contenuto di tale riforma ad oggi non è chiaro. La pace russa in Karabakh A fine settembre in Karabakh dopo una tregua di circa 26 anni sono riprese le operazioni militari. L’Azerbaigian e la Repubblica del Nagorno Karabakh si sono addossati l’un l’altra la responsabilità per l’inizio della guerra. L’esercito azero, avanzando nel territorio della Repubblica del Nagorno Karabakh, ha preso il controllo su Hadrowt, Füzuli e Zəngilan. Baku è stata supportata dalla Turchia che insisteva per la risoluzione bellica del conflitto. Mosca era preoccupata dell’eventuale internazionalizzazione del conflitto e del coinvolgimento di ulteriori combattenti dal Medio Oriente. Entrambe le parti hanno subito perdite umane di migliaia di unità. Le forze armate azere hanno preso Şuşa e per l’esercito del Karabakh la situazione si è fatta critica. Il 9 novembre Yerevan, Baku e Mosca hanno siglato una dichiarazione congiunta per la cessazione delle operazioni militari. Ai sensi del documento Baku ha ottenuto una serie di territorio che appartenevano alla Repubblica socialista sovietica di Azerbaigian. In Karabakh sono giunti peacekeeper russi che stanno aiutando i profughi a tornare a casa e contribuiscono a facilitare il processo di scambio dei prigionieri. I cinesi ambiscono allo spazio Quest’anno la Cina si è avvicinata ancor di più ad ottenere il primato sullo spazio. È arrivata sulla Luna ormai la terza sonda cinese Chang'e 5 che si è spinta verso nord dal Mons Rümker fino all’Oceanus Procellarum per raccogliere campioni di suolo lunare. Il nome conferito alla sonda ha valenza simbolica: infatti, Chang'e è la dea della Luna nella mitologia cinese. La missione spaziale cinese intende far luce sull’origine geologica del satellite. E sebbene la Cina sia il terzo Paese dopo USA e URSS ad aver conquistato la Luna, è la prima missione di questo genere nella storia dell’umanità come ha ammesso anche Jim Bridenstine, amministratore della NASA. Tuttavia, non è certo l’unico traguardo che la Cina ha conseguito nello spazio. Quest’estate la sonda esplorativa Tianwen-1 (che letteralmente significa “domande allo spazio”) è stata mandata su Marte. In un solo anno la Cina ha effettuato 34 lanci di sonde in orbita (più che qualsiasi altro Paese). Il lungo divorzio all’inglese A fine anno l’Unione europea dovrà ufficialmente dire addio alla Gran Bretagna. Formalmente il Paese ha lasciato l’Unione il 31 gennaio e negli ultimi 11 mesi le parti hanno convenuto le condizioni del “divorzio”. I negoziati per poco non sono andati a rotoli: motivo di controversia sono stati gli standard, l’accesso ai mercati, la pesca. Negli ultimi giorni prima di Natali le parti hanno lavorato giorno e notte e alla fine sono giunte a un consenso. Ancora dev’essere ratificato dai parlamentari di ambo le parti l’accordo commerciale tra Londra e Bruxelles, ma è probabile che non si presenteranno nuovi ostacoli. L’uscita senza accordo rimane dunque uno spauracchio con cui si sono spaventati i britannici per diversi anni. Ma la realtà in questo caso si è rivelata molto migliore.

 

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