Libia, 10 anni dopo la caduta di Gheddafi - 2
TRIPOLI - Vi abbiamo spiegato come dieci anni fa i bombardamenti degli Usa e loro alleati occidentali, in format della Nato, con l'appoggio a forze estremiste, in pochi mesi, hanno finito per distruggere e gettare nel caos la Libia di Gheddafi, paese più avanzato del continente africano.
Il pretesto per l’intervento militare era stato costruito attorno alla notizia, mai supportata dai fatti, di un imminente attacco del regime contro la città orientale di Bengasi, dove era concentrata l’opposizione islamista al governo di Tripoli.
Voci di un bagno di sangue, se non addirittura di un “genocidio”, vennero alimentate ad arte e propagandate dalla stampa occidentale in collaborazione con politici, commentatori e attivisti di “sinistra”.
Quello che seguì, fu un conflitto costato migliaia di morti e l’emergere di fazioni che, all’indomani della barbara esecuzione di Gheddafi, celebrata vergognosamente dal governo americano del premio Nobel per la Pace Barack Obama, innescarono una spirale di violenze e la discesa della Libia in un incubo dal quale ancora non si intravede una via d’uscita.
Il paese con l’indice di sviluppo più alto della regione si è così ritrovato a pagare un prezzo carissimo per l’assistenza occidentale nell’abbattere quella che veniva caratterizzata come una brutale dittatura, anche se corteggiata da Londra, Parigi, Roma e Washington fino a poco tempo prima.
Il paese africano con le più ingenti riserve petrolifere si ritrovò a fare i conti con ripetuti black-out e carenza di carburante. Un sistema sanitario nettamente superiore agli standard del continente fu mandato a sua volta in rovina, mentre anche l’accesso al cibo e ad acqua pulita divenne problematico.
La sicurezza pubblica garantita dal regime ha lasciato il posto alla proliferazione di bande armate e il paese è diventato il crocevia di traffici di esseri umani, con il corollario di torture, assassinii, detenzioni in condizioni raccapriccianti e, addirittura, con l’apparire di compravendite di immigrati trattati come veri e propri schiavi.
A convincere i governi occidentali a muoversi per liquidare Gheddafi furono una serie di fattori che avevano trasformato il colonnello in una minaccia alla proiezione dei loro interessi strategici ed energetici.
Le iniziative del leader libico, in ambito petrolifero e non solo, erano sempre più in contrasto con le mire dell’Occidente, allarmato inoltre dalla crescente penetrazione in questo paese di Cina e Russia.
L’esplosione nelle settimane precedenti al marzo 2011 delle rivoluzioni in Egitto e in Tunisia, dove la mobilitazione popolare sembrava poter minacciare l’allineamento di entrambi i regimi con USA ed Europa, fu alla fine determinante nella decisione di intervenire militarmente per assicurare a Tripoli un governo fermamente ancorato agli interessi occidentali.
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