Come giudicare la promessa di Biden sul clima
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Il 22 aprile il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato un nuovo grande impegno del suo paese nel contrasto al cambiamento climatico, promettendo che entro il 2030 ridurrà del 50-52 per cento le emissioni di gas serra americane rispetto ai livelli del 2005.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 24, 2021 19:31 Europe/Rome
  • Come giudicare la promessa di Biden sul clima

Il 22 aprile il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato un nuovo grande impegno del suo paese nel contrasto al cambiamento climatico, promettendo che entro il 2030 ridurrà del 50-52 per cento le emissioni di gas serra americane rispetto ai livelli del 2005.

È tanto? È poco? È abbastanza? Non è semplice farsi un’idea sulla questione partendo unicamente dalla dichiarazione di Biden, così come non è facile capire se sarà in grado di trasformare questo impegno a parole, che per ora non è stato scritto in nessuna legge americana, in fatti concreti. L’accordo sul clima di Parigi del 2015 prevede che i paesi firmatari si impegnino a rispettare i cosiddetti Nationally Determined Contributions (NDC), in italiano “Contributi determinati su base nazionale”, che sono obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra (la causa del cambiamento climatico), scelti in maniera autonoma e volontaria per contribuire a mantenere l’aumento della temperatura media globale sotto i 2 °C. L’impegno a dimezzare le emissioni rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030 è appunto il nuovo contributo nazionale degli Stati Uniti. Confrontarlo con gli impegni che si sono presi l’Unione Europea e altri paesi del mondo è complicato per varie ragioni, prima fra tutte che ogni paese (o unione di paesi) sceglie un suo anno di riferimento rispetto a cui calcolare la riduzione delle emissioni. Gli Stati Uniti hanno scelto il 2005 perché fu più o meno in quell’anno che raggiunsero il proprio picco di emissioni di gas serra. L’Unione Europea invece si è impegnata a ridurre le proprie emissioni, sempre entro il 2030, del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990: intorno a quell’anno le emissioni europee cominciarono a diminuire grazie all’introduzione di alcune politiche ambientali e al crollo delle economie dell’ex blocco comunista, che inquinavano molto. Scegliere come anno di riferimento quello in cui si producevano più emissioni (al posto dell’anno precedente, ad esempio) è un modo per poter annunciare una percentuale più alta, e dunque presentare nella luce migliore il proprio impegno. Secondo i calcoli fatti dall’istituto di ricerca Rhodium Group, se la promessa dell’Unione Europea fosse stata rapportata ai livelli di emissioni del 2005, la percentuale annunciata sarebbe stata del 51 per cento invece che del 55. Secondo i dati del Global Carbon Project, un’organizzazione che cerca di quantificare le emissioni mondiali di gas serra, nel 2010 gli Stati Uniti produssero 5.698 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica (CO2), il principale gas serra, il Regno Unito 512 miliardi di tonnellate e l’Unione Europea (Regno Unito compreso) 3.442 miliardi di tonnellate. Rapportando tutti gli NDC annunciati ai livelli di emissioni di quell’anno, emerge che il paese che ha promesso una riduzione percentuale maggiore è il Regno Unito, col 58 per cento. La promessa di Biden cambia di poco, quella dell’Unione Europea si traduce in una riduzione del 46 per cento.

 

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