Quel rebus scozzese che spacca l'Inghilterra
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LONDRA - Le elezioni per il rinnovo del parlamento scozzese si sono concluse con la vittoria dello Scottish National Party (SNP) del primo ministro Nicola Sturgeon e più in generale dello schieramento indipendentista.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 10, 2021 12:39 Europe/Rome
  • Quel rebus scozzese che spacca l'Inghilterra

LONDRA - Le elezioni per il rinnovo del parlamento scozzese si sono concluse con la vittoria dello Scottish National Party (SNP) del primo ministro Nicola Sturgeon e più in generale dello schieramento indipendentista.

L’SNP, che aspira alla separazione dal Regno Unito, ha ottenuto 64 seggi sui 129 a disposizione, uno in meno della maggioranza mentre i Verdi si sono assicurati 8 scranni per un totale di 72 seggi. I rivali, che in questo caso comprendono tanto i Conservatori quanto i Laburisti ed i Liberal Democratici, si sono fermati, rispettivamente, a 31, 22 e 4 scranni. Il primo ministro Sturgeon ha già annunciato i propri piani per lo svolgimento, una volta terminata la pandemia, di un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia ed ha ricordato, come riportato da Axios, che “non esistano giustificazioni democratiche che consentano a Boris Johnson o a chiunque altro di impedire alla popolazione scozzese di scegliere quale sarà il proprio futuro”. Il sistema elettorale scozzese è di tipo proporzionale ed avvantaggia i partiti politici più piccoli penalizzando quelli dominanti. Il voto tattico espresso dai sostenitori dell’unione è riuscito a privare la Sturgeon della maggioranza. Nel seggio laburista di Dumbarton, ad esempio, si è registrato un forte trasferimento di voti dai Conservatori ai progressisti e questa migrazione ha permesso ai Laburisti di rafforzare le proprie posizioni. Gli elettori di centrodestra si sono, in un certo senso, turati il naso ed hanno appoggiato il partito che gli sembrava più in grado di sconfiggere i nazionalisti. Il rischio di uno scontro tra Scozia e Inghilterra Il primo ministro inglese Boris Johnson ha dichiarato di voler bloccare un secondo referendum ma l’SNP ha già redatto un disegno di legge che mira alla secessione. L’aspro scontro tra le parti, che almeno per il momento si svolge sul piano verbale, potrebbe presto spostarsi nelle aule dei tribunali del Regno Unito. Gli organi giudiziari potrebbero essere chiamati ad esprimersi in merito alla legittimità del disegno di legge scozzese e ad un voto in materia da parte del governo locale. La Sturgeon, che vuole un altro referendum sin da quando la Scozia ha votato contro la Brexit nel 2016, sembra pronta ad una battaglia costituzionale potenzialmente distruttiva. L’ultimo plebiscito sull’indipendenza si era svolto nel 2014, tre anni dopo la maggioranza ottenuta dall’SNP e grazie ai poteri legali concessi dal governo del Regno Unito. Il risultato finale aveva visto prevalere, con una percentuale del 55%, il mantenimento dell’unione tra Galles, Inghilterra e Scozia. La spiegazione, almeno parziale, di questo risultato era legata al fatto che molti scozzesi avevano ritenuto più conveniente continuare a godere dei benefici d'Inghilterra e dell’Unione europea votando no. Questa argomentazione è poi decaduta in seguito alla Brexit dato che il 62% degli scozzesi ha votato per rimanere nell’Unione ma ha poi dovuto fare i conti con un esito molto diverso da quello sperato. 

 

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