Cina-UE: bloccata la ratifica dell’accordo sugli investimenti
Il Parlamento europeo ha dichiarato che non ratificherà l’Accordo globale sugli investimenti tra Unione europea (UE) e Cina, il 20 maggio, se Pechino non rimuoverà le sanzioni che ha imposto contro i funzionari e le istituzioni europei lo scorso 22 marzo.
La missione cinese presso l’UE ha dichiarato che l’intesa non è un regalo concesso da una parte all’altra. Il 20 maggio, i parlamentari europei hanno adottato una risoluzione con 559 voti a favore, 30 contrari e 58 astenuti nella quale hanno condannato le “sanzioni infondate e arbitrarie” contro più soggetti ed entità europei da parte della Cina e hanno “congelato” la procedura di ratifica dell’Accordo globale sugli investimenti. Per i membri del Parlamento europeo, le sanzioni imposte da Pechino sono state un attacco alle libertà fondamentali e, per questo, ne hanno chiesto la rimozione, aggiungendo che, a causa delle sanzioni, “la ratifica dell’accordo UE-Cina non è valutabile” al momento. I deputati europei hanno quindi chiesto a Pechino di rimuovere le sanzioni in questione così che poi potranno occuparsi dell’accordo. Il Parlamento ha poi ricordato alla Commissione europea che terrà conto anche di questioni legate ai diritti umani in Cina, compresa Hong Kong, al momento dell’approvazione del testo. Infine, i parlamentari europei hanno affermato che la sospensione della ratifica dell’intesa sino-europea non avrà ripercussioni su accordi commerciali e di investimento con altri partner regionali, compresa Taiwan.
Nella stessa giornata, la delegazione cinese all’UE ha affermato che l’Accordo globale sugli investimenti con la Cina è equo e reciprocamente vantaggioso e non è una concessione fatta da una parte all’altra. Rispetto alla questione delle sanzioni, la delegazione cinese a Bruxelles ha affermato che si è trattato di contromisure implementate legittimamente in risposta alle sanzioni unilaterali e allo scontro promossi dall’UE. La delegazione ha poi aggiunto che la Cina ha sempre incoraggiato la cooperazione con la parte europea in buona fede e spera che l’UE possa venirle incontro.(sicurezzainternazionale.luiss.it/)
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