A che punto è lo scudo antimissile europeo
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Da qualche anno siamo ormai abituati a sentir parlare di difesa antimissili balistici, grazie al fatto che gli Stati Uniti, uscendo dal trattato Abm che ne regolava lo sviluppo, hanno potuto creare una “rete” geograficamente estesa e multistrato potenzialmente in grado di annullare un attacco con missili balistici purché effettuato senza il principio di saturazione, ovvero non massiccio.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 30, 2021 15:29 Europe/Rome
  • A che punto è lo scudo antimissile europeo

Da qualche anno siamo ormai abituati a sentir parlare di difesa antimissili balistici, grazie al fatto che gli Stati Uniti, uscendo dal trattato Abm che ne regolava lo sviluppo, hanno potuto creare una “rete” geograficamente estesa e multistrato potenzialmente in grado di annullare un attacco con missili balistici purché effettuato senza il principio di saturazione, ovvero non massiccio.

Già conosciamo il Gmd (Ground-based Missile Defense) che ha basi a Vandenberg (California) e Fort Greely (Alaska), così come il Thaad, l’Aegis e gli onnipresenti Patriot. Tutti questi sistemi, integrati da una rete di avvistamento precoce che utilizza satelliti e installazioni radar di lunghissimo raggio, vanno a formare lo “scudo” antimissile di Washington. Una capacità che la Russia ha sempre osteggiato perché in grado di ridurre di molto l’efficacia del suo arsenale nucleare, che, sostanzialmente, rappresenta l’unica capacità militare che legittima il suo status di superpotenza. E l’Europa? Nel Vecchio Continente si fa affidamento su una porzione dello scudo statunitense ma da qualche anno esistono programmi per dei sistemi costruiti localmente che verranno integrati nella rete difensiva antimissili balistici Usa. Le capacità di questa architettura consentono di proteggere, almeno in parte e considerando una minaccia limitata per qualità (tipi di vettori) e quantità, parte dell’Europa. Cerchiamo quindi di porre l’attenzione sui sistemi antimissile che proteggono la Nato. Nel 2010 l’Alleanza Atlantica decide di sviluppare una capacità Bmd (Ballistic Missile Defense) territoriale per perseguire il compito principale della Nato di difesa collettiva. La Nato Bmd si basa su contributi nazionali volontari, compresi intercettori e sensori finanziati a livello nazionale e accordi di hosting.

 

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