La risposta alle proteste in Colombia sta diventando sempre più violenta
BOGOTA - Le proteste antigovernative delle ultime settimane in Colombia sono state represse con enorme violenza dalle forze di polizia locali, arrivando a provocare in totale 59 morti e più di 2.300 feriti.
Le prime manifestazioni erano state organizzate a fine aprile per contestare una proposta di riforma fiscale, poi abbandonata. Col passare dei giorni, però, le proteste erano diventate assai più estese e si erano rivolte contro le enormi disuguaglianze nel paese e la povertà, entrambi problemi che secondo i manifestanti erano stati esacerbati dalla cattiva gestione della pandemia da coronavirus da parte del governo. Le richieste dei manifestanti sono varie: si chiede l’introduzione di un reddito universale per appianare le disuguaglianze, la significativa diminuzione delle tasse universitarie in modo da spingere più giovani a proseguire gli studi, e lo smantellamento della polizia antisommossa, che negli ultimi anni è stata accusata di aver compiuto numerose violenze, uccisioni e stupri durante le manifestazioni antigovernative. Le maggiori violenze si sono verificate nelle città più grandi della Colombia, come Cali, Medellín e la capitale Bogotà, dove i manifestanti hanno saccheggiato negozi e banche, e incendiato autobus e stazioni di polizia, mentre le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni e manganelli. I manifestanti hanno inoltre disposto barricate sia lungo alcune autostrade del paese sia in alcuni quartieri delle maggiori città, provocando enormi problemi al rifornimento di cibo, medicinali e carburante, e ai trasporti pubblici.
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