Usa-Cina, evitare il grande disastro
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WASHINGTON - Le relazioni tra Cina e Stati Uniti sono ai minimi storici ma le due diplomazie continuano a lavorare per tenere aperti i canali del dialogo e della ricerca di una collaborazione reciproca.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Lug 27, 2021 19:35 Europe/Rome
  • Usa-Cina, evitare il grande disastro

WASHINGTON - Le relazioni tra Cina e Stati Uniti sono ai minimi storici ma le due diplomazie continuano a lavorare per tenere aperti i canali del dialogo e della ricerca di una collaborazione reciproca.

Un’attività diplomatica molto intensa, che oggi ha segnato un punto importante con la partenza per Washington del nuovo ambasciatore recentemente nominato da Pechino, il giovane (per gli standard cinesi) Qin Gang: 55 anni, diplomatico “di lungo corso”, già potente viceministro degli esteri molto vicino al presidente Xi Jinping (che ha sempre accompagnato all’estero), ma senza nessuna esperienza “americana” al suo attivo. Qin è partito per gli Usa da Shanghai questo pomeriggio, quasi in concomitanza con la conclusione della visita di due giorni della vicesegretario di Stato americana, Wendy Sherman, a Tianjin, dove questa ha incontrato la sua controparte cinese, Xie Feng. Dal canto loro, gli Stati Uniti dovrebbero nominare a breve Nicholas Burns, diplomatico di carriera e professore a Harvard, come ambasciatore in Cina, anche se il suo nome non è ancora stato ufficializzato dalla Casa Bianca. Il tutto avviene poco dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ieri aveva fermamente criticato il presidente Biden, affermando che “gli Stati Uniti rischiano il disastro se il suo team proseguirà nelle “politiche cinesi sbagliate” di Trump”. La mancata gestione delle relazioni tra Cina e Stati Uniti sarebbe un “grande disastro”, ha affermato Wang, aggiungendo che gli Stati Uniti “dovrebbero stabilire una comprensione obiettiva e corretta della Cina ... e tornare a una politica cinese pragmatica”. “Lo sviluppo della Cina non è basato sullo sfidare gli Stati Uniti, né sostituire gli Stati Uniti” ha detto ancora Wang. “Non siamo mai stati interessati a scommettere sulla vittoria o sulla perdita dell’America, e il progresso cinese non si basa sulla premessa del declino dell’America”, ha affermato il capo della diplomazia di Pechino. I punti di non-accordo, diciamo così, tra Cina e Usa restano molti, e infatti durante il recente incontro i cinesi hanno nuovamente esortato gli americani ad annullare le sanzioni contro le aziende cinesi, oltre alle restrizioni sui visti per i membri del Partito comunista cinese e per i loro familiari. Pare che Wang Yi si sia anche lamentato con i suoi interlocutori americani per le continue limitazioni da parte di Washington nei confronti degli studenti cinesi all’estero e per la diffidenza e l’ostracismo manifestato peso apertamente nei confronti dei molto “chiacchierati” ’Istituti Confucio, che secondo Pechino sono degli innocui istituti di cultura cinese all’estero mentre, non solo secondo gli Usa, sarebbero veri e proprio centri di potere occulto, autentici “cavalli di troia”, dediti anche allo spionaggio nei paesi in cui sono insediati.

 

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