L’Europa sull’orlo di una crisi di nervi
BRUXELLES - Il Covid-19 non dà pace al mondo ed agita l’Europa, con ripercussioni importanti che si avvertono nei sistemi politici e nelle società di un gran numero di paesi occidentali.
In realtà, almeno per il momento, la situazione presenterebbe profili di criticità in teoria meno acuti di quelli registratisi agli inizi del 2020 e quindi nello scorso semestre invernale. Alcuni dati incoraggerebbero anzi persino un cauto ottimismo. A differenza di quanto si verificò nel pieno della prima e agli inizi della seconda ondata, innanzitutto, adesso disponiamo di numerosi vaccini, forse non tutti egualmente performanti, ma comunque in grado di assicurare una certa protezione. Non siamo dunque completamente indifesi ed in effetti ad un numero di contagi che è già molto elevato nel Regno Unito ed in Francia non corrisponde per ora un’impennata di ricoveri e decessi che sia lontanamente paragonabile a quelle del passato. Ma si guarda con preoccupazione alla progressione dei tamponi positivi e si cerca di anticipare il possibile futuro deterioramento del panorama epidemiologico, per evitare che si debba nuovamente ricorrere ai lockdown generalizzati.
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