Il serpente che potrebbe aiutare a combattere il Covid-19
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SAN PAOLO - I ricercatori brasiliani hanno scoperto che una molecola estratta dal veleno di uno dei serpenti più pericolosi del Sud America sarebbe in grado di inibire la riproduzione del coronavirus nelle scimmie, fatto sperimentale che fa supporre che la sostanza possa essere utilizzata per curare anche l’uomo.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Set 03, 2021 09:15 Europe/Rome
  • Il serpente che potrebbe aiutare a combattere il Covid-19

SAN PAOLO - I ricercatori brasiliani hanno scoperto che una molecola estratta dal veleno di uno dei serpenti più pericolosi del Sud America sarebbe in grado di inibire la riproduzione del coronavirus nelle scimmie, fatto sperimentale che fa supporre che la sostanza possa essere utilizzata per curare anche l’uomo.

Lo jararacussu (nome scientifico Bothrops jararacussu) è un serpente altamente velenoso endemico del Sud America. Può superare i due metri di lunghezza ed è una delle specie più mortali dell’intero continente. Vive in Sud America, nel Brasile costiero (da Bahia a Santa Catarina), in Paraguay, nel sud-est della Bolivia e nel nord-est dell'Argentina, possiede zanne di due centimetri e mezzo, può iniettare molto veleno e risulta particolarmente aggressivo. Si nutre generalmente di anfibi e roditori ma può attaccare anche l’uomo quando si sente minacciato, in letteratura esistono molti casi di decessi e amputazioni causate da suoi morsi. Ebbene, proprio da questo rettile, che solitamente per l’uomo risulta essere una minaccia, potrebbe arrivarci un prezioso aiuto, sostengono i ricercatori brasiliani, che hanno recentemente pubblicato il loro studio sulla rivista scientifica Molecules. La molecola prodotta dallo jararacussu avrebbe infatti inibito del 75% la capacità del virus di moltiplicarsi nelle cellule di scimmia. "Siamo stati in grado di dimostrare che questo componente del veleno del serpente è in grado di inibire una proteina molto importante del virus", ha affermato Rafael Guido, professore dell'Università di San Paolo e autore dello studio. La molecola in questione è un peptide, cioè una catena di amminoacidi, capace di connettersi a un enzima del coronavirus chiamato PLPro, che è vitale per la riproduzione del virus, senza per altro danneggiare altre cellule. La cosa più promettente è che tale peptide può essere sintetizzato in laboratorio, ha detto il professor Guido in un'intervista, spiegando alla stampa che non sarà necessario mettersi alla caccia degli jararacussu. "Diffidiamo dall’andarsi a mettere a caccia di jararacussu in giro per il Brasile, pensando di salvare il mondo... Non funziona così!" ha detto anche Giuseppe Puorto, un erpetologo che gestisce la collezione biologica dell'Istituto Butantan a San Paolo.

 

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