Cina: le sei guerre future di Pechino per diventare egemone planetario
La propaganda di partito, e quindi di stato, riempie il cyberspazio cinese: utile per controllare la popolazione, e per aumentare la fiducia nella potenza militare del paese.
È diventato virale nei social media, nei giorni scorsi, un articolo pubblicato sul sito cinese Sohu nel 2013: Le sei guerre che dovrà affrontare la Cina. Inutile dire che l’ipotesi presentata dall’autore del testo sconfina nella fantasia, e che potrebbe, nel migliore dei casi, essere adattata in un fumetto o in un videogioco, ma resta comunque utile allo scopo di comprendere la natura dell’immaginario collettivo che il partito sta costruendo. L’articolo spiega come Pechino regolerà i conti con i suoi vicini e riconquisterà i territori perduti, tra cui Taiwan e la parte dell’Himalaya contesa con l’India. L’articolo, quasi dieci anni prima degli eventi di oggi tratteggia una “potente Cina”, vittoriosa, che è stata ai ferri corti con Taiwan, e altri vicini, tra cui India, Giappone, Filippine, Vietnam, per dispute territoriali. Il pezzo pubblicato otto anni fa menziona 6 guerre “inevitabili” che la Cina dovrà intraprendere tra il 2020 e il 2050. Sohu, tra l’altro, è una società di media online, motore di ricerca e servizi di gioco con sede a Pechino che ha promosso la propaganda del governo cinese per anni, riporta Eurasian Times. L’azienda è stata selezionata come sponsor ufficiale di Internet Content Service per i Giochi Olimpici di Pechino 2008. Di seguito la strategia futura di Pechino: Taiwan (2020-2025): l’articolo solleva la necessità di una guerra per unificare Taiwan con la Cina continentale; la Cina deve inviare un ultimatum a Taiwan entro il 2020 per scegliere l’unificazione pacifica o la guerra. In caso di guerra su larga scala con Taiwan, la Cina non deve preoccuparsi! Senza l’intervento degli Stati Uniti o del Giappone, vincere questa guerra sarebbe un calvario di 3 mesi per il potente esercito cinese. E con il loro intervento, durerebbe, forse fino al 2025, quando, naturalmente, l’esercito cinese sarebbe il vincitore. Mar Cinese Meridionale (2025-2030): dopo aver “conquistato” Taiwan, la Cina si prenderà un meritato riposo di due anni. Presto, invierà un altro ultimatum ai paesi che circondano le isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale, nel 2028, dopo di che, inizierà la riconquista. L’articolo prevede una resistenza minima da parte dei paesi del sud-est asiatico che, ovviamente, saranno impressionati dalla potenza militare cinese dimostrata a Taiwan. Gli Stati Uniti, dopo il loro fallimento a Taiwan, non affronterebbero direttamente la Cina, ma utilizzerebbero Filippine e Vietnam. Se si arrivasse a questo, Pechino dichiarerà guerra al Vietnam intimidendo gli altri paesi per riprendersi le isole Spratly. La prospettiva che la Cina perda contro il Vietnam non esiste. Così, entro il 2030, la Cina avrebbe esteso con successo, e in modo abbastanza completo, la sua influenza nel Pacifico, guadagnato dei riluttanti alleati nel sud-est asiatico. Tibet meridionale (2035-40): la terza guerra è la “riconquista” del Tibet meridionale, termine che Pechino usa per indicare l’Arunachal Pradesh dell’India che condivide il confine con il Tibet. L’articolo presenta un’analisi dei potenziali rapporti militari che l’India avrebbe con gli avversari della Cina come gli Stati Uniti e l’Europa. Suggerisce che la strategia più efficace sarebbe quella di incitare alla disintegrazione dell’India, paese finora sopravvissuto a tutti i movimenti secessionisti dalla sua indipendenza. Ma se questo non funzionasse, la seconda migliore opzione è quella di incitare la guerra tra India e Pakistan per il Kashmir, e conquistare il Tibet meridionale mentre l’India è distratta.
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