Tutti gli errori di Biden, così ha perso l'Europa
Le aspettative che il comitato e la cooperazione transatlantica venissero ripristinati una volta che Biden avesse vinto le elezioni presidenziali americane erano alte su entrambe le sponde dell’Atlantico, ma anche che la diplomazia abrasiva e distruttiva di Donald Trump divenisse presto soltanto un brutto ricordo.
Le prime affermazioni di Biden in veste di presidente sembravano rafforzare queste aspettative. Nel suo discorso inaugurale, il nuovo presidente aveva affermato: “Ricuciremo le nostre alleanze e torneremo a far parte del mondo”. Un mese dopo, Biden aveva ampliato tale obiettivo e lo aveva applicato con speciale enfasi alle relazioni di Washington con i suoi alleati europei nel discorso fatto in occasione di una versione virtuale della Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Aveva affermato: “Voglio mandare un messaggio chiaro al mondo: l’America è tornata. L’alleanza transatlantica è tornata. E non ci guarderemo indietro; guarderemo avanti, insieme.” Aveva poi aggiunto: “A mio parere, la relazione fra Europa e Stati Uniti è e deve rimanere il fondamento di tutto ciò che puntiamo a realizzare nel ventunesimo secolo, proprio come è stato fatto nel ventesimo”. In un inequivocabile schiaffo al suo predecessore, Biden ha ammesso: “So che gli ultimi anni hanno reso difficile e hanno messo alla prova la nostra relazione transatlantica, ma gli Stati Uniti sono determinati – determinati a riallacciare i rapporti con l’Europa, a consultarci con voi, a riguadagnarci la nostra posizione di leadership di fiducia”. La sensazione di sollievo nei circoli europei dopo gli anni di Trump era quasi palpabile. “Biden ha pronunciato esattamente il discorso che molti Europei volevano sentire”, aveva scritto l’autorevole rivista tedesca Der Spiegel. Si trattava di un sentimento largamente condiviso per tutto il Continente. Nel periodo successivo alla caotica ed umiliante dipartita delle forze Usa dall’Afghanistan e alla reazione dei governi europei all’episodio, le promesse e le fiduciose speranze del presidente circa l’unità transatlantica sono però state scosse fino alle fondamenta. Armin Laschet, importante politico tedesco, ha descritto la situazione in modo piuttosto severo. “Questo è il più grande fallimento che la NATO abbia affrontato dalla sua fondazione, ed è un cambiamento epocale quello che stiamo fronteggiando”, ha espresso senza mezzi termini. Alcuni leader europei hanno esplicitamente messo in dubbio la solidità dell’Alleanza. Il presidente ceco Milos Zeman ha mosso l’accusa che dal momento del fallimento della NATO in Afghanistan, la sua legittimità sia stata messa in dubbio, sostenendo che la sfiducia in un’alleanza guidata dagli Usa “crescerà in numerosi stati membri dopo questa esperienza, perché diranno – se avete fallito in Afghanistan, come possiamo sapere con certezza che non fallirete in altre situazioni critiche?”. Persino critiche più moderate hanno messo in dubbio il buon senso della continua dipendenza europea dalla sicurezza degli Stati Uniti, visto il modo in cui l’amministrazione Biden ha gestito il ritiro dall’Afghanistan. “Quello afgano è il più grande disastro di politica estera da Suez. Dobbiamo ripensare il modo in cui trattiamo gli amici, quelli che contano, e quello in cui difendiamo i nostri interessi,” si è limitato ad affermare Tom Tugendhat, prominente leader del Partito dei Conservatori e presidente del comitato del Parlamento britannico per gli affari esteri. Il malcontento europeo è basato su due questioni. In primo luogo, c’è la percezione che il processo di ritiro sia stato gestito in modo totalmente incompetente – un’operazione dilettantistica che ci si poteva aspettare dal governo Trump, ma che è invece abbastanza sconcertante sia stata eseguita dalle competenti forze armate e dagli esperti di politica estera che circondano Biden. Secondo, i governi NATO dichiarano di essere stati presi alla sprovvista sia dalla decisione dell’amministrazione di aderire al consenso di ritiro che il presidente Trump aveva negoziato con i talebani, sia dalla rapidità con cui è stato eseguito il ritiro stesso. I leader della NATO sostengono che Washington non abbia adeguatamente consultato i suoi alleati, senza tenere in alcun conto le loro preoccupazioni in materia. Tuttavia, i leader NATO sono divisi su quest’ultima contestazione. Jens Stoltenberg, Segretario Generale NATO, ha ribadito che i membri dell’Alleanza avevano dato l’approvazione unanime al ritiro delle truppe nell’aprile 2021 settimane prima che la procedura avesse inizio. “Ci sono diverse voci in Europa, e alcune parlano di mancanza di consultazione, ma io ero presente a quegli incontri”. Ha concesso, però, che la notifica e la consultazione di Washington “siano state in qualche modo fittizie, poiché una volta che gli Stati Uniti avessero deciso per il ritiro, sarebbe stato difficile per gli altri alleati continuare senza di essi. Non era un’opzione fattibile.” Stoltenberg ha forse inavvertitamente evidenziato la rimostranza principale dei membri chiave della NATO – che gli Stati Uniti non li abbiano trattati come partner alla pari, a cui spetta un ruolo significativo nei processi decisionali.
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