Elezioni in Giappone, Kishida e' il primo ministro
Tokyo - Il nuovissimo leader del Partito Liberal Democratico giapponese (LDP) ...
e prossimo capo del governo di Tokyo, Fumio Kishida, nella conferenza stampa tenuta dopo essere stato proclamato vincitore ha annunciato la sua intenzione nientemeno che di “costruire una nuova forma di capitalismo”.
Le concessioni retoriche al progressismo economico e fiscale dell’ex ministro degli Esteri la dicono lunga sulle preoccupazioni nel partito di centro-destra che domina la scena politica nipponica dal secondo dopoguerra. Se la necessità di promuovere “crescita” e “distribuzione” delle ricchezze appare in teoria indiscutibile, l’esistenza delle condizioni e della volontà per farlo realmente sono però quanto meno dubbie. Soprattutto se si considera che l’affermazione di Kishida viene quasi universalmente considerata come un successo della fazione conservatrice del LDP, influenzata ancora in larghissima misura dal potente ex premier Shinzo Abe, le cui manovre sono state decisive nell’orientare l’esito del voto all’interno del partito.
In estrema sintesi e secondo le ricostruzioni della stampa ufficiale, a giocarsi seriamente la leadership erano soltanto due candidati: Kishida, favorito dall’establishment del LDP, e il ministro delle Riforme Taro Kono, preferito dalla base del partito e dal pubblico giapponese in generale.
Kono puntava sulla sua abilità nel comunicare e nel proiettare un’immagine di efficienza e modernità, soprattutto grazie a posizioni progressiste sui temi sociali, ma i centri di potere liberaldemocratici hanno scelto alla fine una soluzione meno “radicale”, anche se apparentemente meno popolare.
Il voto interno al LDP si era reso necessario dopo le dimissioni a inizio settembre del leader uscente e attuale primo ministro, l’oscuro Yoshihide Suga, penalizzato da una gestione giudicata pessima dell’emergenza pandemica e dalla decisione di far disputare le Olimpiadi estive nonostante l’aumento dei contagi e l’opposizione dei giapponesi. Con un’elezione alle porte e il rischio di un tracollo del partito, Suga si è trovato a subire fortissime pressioni per farsi da parte, così da lasciare la leadership a un successore meno compromesso.
Le elezioni per il rinnovo della camera bassa del parlamento giapponese (“Dieta”) dovranno tenersi non oltre il 28 di novembre, anche se è probabile che saranno indette con qualche settimana di anticipo.
Essendo il LDP la forza dominante e, malgrado la tendenza al ribasso, con un vantaggio notevole in termini di consensi su un’opposizione poco meno che allo sbando, è quasi scontato che Kishida sarà il capo del governo di Tokyo dopo il voto.
La carica di premier la otterrà però formalmente già lunedì prossimo, data in cui è previsto il voto di fiducia in parlamento che decreterà il passaggio di consegne dal gabinetto Suga.
Le procedure per la selezione del numero uno del LDP si sono tenute nella giornata di mercoledì, con un doppio voto che ha coinvolto i membri del parlamento e le sezioni locali di questo partito.
Al primo scrutinio, nel quale i consensi degli iscritti, espressi tramite le rispettive sedi regionali, avevano maggior peso, Kono ha ottenuto un voto in più rispetto a Kishida ma senza raggiungere la maggioranza assoluta.
In corsa c’erano anche altre due candidate e almeno una di esse ha svolto un ruolo forse decisivo per l’esito della consultazione: l’ex ministra delle Comunicazioni Sanae Takaichi, ovvero la favorita dell’ex premier Abe e notoriamente su posizioni di ultra-destra. L’appoggio della fazione probabilmente più importante del LDP le ha garantito un numero consistente di voti al primo turno, sottraendoli a Taro Kono e rendendo inevitabile il ricorso al ballottaggio.
Poche ore più tardi c’è stato così il secondo turno, nel quale le regole del partito prevedono un sostanziale ritorno del potere decisionale nelle mani dei deputati. Nella fase decisiva, su 427 voti validi, Kishida ne ha incassati 257 contro i 170 di Kono. Quest’ultimo ha prevalso nuovamente e in maniera schiacciante tra i delegati regionali del LDP, ma nulla ha potuto contro il coalizzarsi dell’establishment del partito a favore del suo rivale.
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