L'asse Mosca-Pechino che può complicare i piani di Biden
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Mosca- Il pericoloso gioco tra Stati Uniti, Nato e Russia per l’Ucraina, non deve essere letto esclusivamente come una questione europea, ma globale.
(last modified 2025-11-02T07:43:40+00:00 )
Feb 09, 2022 06:08 Europe/Rome
  • L'asse Mosca-Pechino che può complicare i piani di Biden

Mosca- Il pericoloso gioco tra Stati Uniti, Nato e Russia per l’Ucraina, non deve essere letto esclusivamente come una questione europea, ma globale.

Esiste infatti un terzo attore che, sebbene non palesemente implicato nella questione, ha in realtà dei legami fondamentali con due di questi protagonisti: 

la Cina. Pechino, che ha abbracciato Mosca dopo che questa è stata messa sempre più all’angolo dall’Occidente a seguito del colpo di mano in Crimea e la conseguente destabilizzazione dell’est ucraino, in cui è presente, da quel lontano 2014, uno dei tanti “conflitti congelati” che si possono ritrovare nella zona periferica della Russia, ha in Kiev un partner commerciale molto importante nel quadro della Belt and Road Initiative (Bri) ma non solo. Come abbiamo già avuto modo di affermare, i ministeri degli affari Esteri di Ucraina e Cina hanno concordato un meccanismo di comunicazione più snello, che potremmo definire quasi come una “unità di crisi”, per discutere questioni di cruciale importanza per gli interessi di entrambi i Paesi. Inoltre il governo cinese ha riaffermato la sua disponibilità ad assistere Kiev nel superare l’emergenza pandemica, in particolare concordando una licenza di esportazione per diversi milioni di dosi di vaccino. Le parti hanno inoltre convenuto di elaborare un pacchetto di provvedimenti sulla liberalizzazione degli scambi tra Ucraina e Cina e di intensificare i contatti interpersonali. Parallelamente Pechino, che si è appiattita sulle posizioni del Cremlino riguardanti l’espansione a Est della Nato, non riconosce l’annessione russa della Crimea sostenendo il principio di unità territoriale (applicabile alla questione di Taiwan). Ciononostante l’innaturale amicizia tra Russia e Cina si va rinsaldando di pari passo con l’acuirsi della crisi tra Occidente e Oriente, ora vista in senso più globale come scontro tra il blocco filostatunitense e quello composto dal binomio Mosca-Pechino. Proprio in questo senso le recenti parole del consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa, Jake Sullivan, sul possibile intervento cinese nella crisi ucraina suonano come un monito per chi si ostina a considerare le questioni europee slegate da quelle estremo orientali. Sullivan, la scorsa domenica, ha avvertito che potrebbero esserci dei costi anche per la Cina, se il Paese dovesse in qualche modo sostenere l’invasione russa dell’Ucraina. L’affermazione del consigliere della Sicurezza Nazionale arriva, non a caso, pochi giorni dopo che il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo cinese Xi Jinping si sono trovati fianco a fianco alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. In particolare la dichiarazione congiunta rilasciata in quella occasione dai due leader affermava che “l’amicizia tra i due Stati non ha limiti” e che “non ci sono aree di cooperazione proibite”. Si tratta ovviamente di linguaggio diplomatico condito da una buona dose di propaganda, in quanto esistono dei limiti molto chiari a questa “luna di miele” tra Russia e Cina: ad esempio la condivisione dell’ombrello atomico russo, la cooperazione con l’India, fondamentale per Mosca ma rivale regionale di Pechino, e soprattutto le questioni legate all’oriente russo, dove una Cina sempre più invadente preoccupa il Cremlino. Occorre ricordare che Russia e Cina non sono “alleati” nel senso tradizionale del termine, sebbene il presidente Xi Jinping abbia descritto le relazioni bilaterali come “più che alleate”, ma questo non implica in alcun modo che uno dei due Paesi sia disposto a combattere, sacrificarsi e potenzialmente persino morire in difesa dei legittimi interessi di sicurezza dell’altro.

 

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