Ucraina: la guerra nucleare è rischio concreto
La guerra ucraina sta suscitando dolore e indignazione, ma anche reazioni folli, come le dichiarazioni del senatore repubblicano Lindsey Graham, che ha affermato pubblicamente che Putin deve essere “ucciso”.
Una dichiarazione che ha suscitato reazioni anche nell’ambito politico americano, come riferisce il Washington Post, nel quale l’idea, e indirettamente il suo propugnatore, è stata bollata come “folle”. Basti ricordare che la Grande Guerra è iniziata dopo l’assassinio dell’arciduca Ferdinando… Similmente, anche l’idea di una no-fly zone sull’Ucraina, chiesta ripetutamente da Zelensky, è stata rifiutata sia dalla Nato che dagli Usa. A spiegare perché è il senatore Marco Rubio: “La no-fly zone è diventata uno slogan. Non sono sicuro che tanti capiscano appieno cosa significa”. “[…] Significa far volare AWACS [sistemi di allerta e controllo aviotrasportati] 24 ore al giorno. Significa che abbiamo deciso di abbattere e ingaggiare gli aeroplani russi in cielo. Significa, francamente, che non puoi far volare quegli aerei a meno che non siano disposti a mettere fuori uso i sistemi antiaerei che i russi hanno schierato… non solo in Ucraina, ma anche in Russia e in Bielorussia”. “Quindi, fondamentalmente, una no-fly zone, se le persone capiscono cosa significa, significa la terza guerra mondiale. Significa iniziare la terza guerra mondiale”. Insomma, la no-fly zone “non sarebbe tanto una regola da far rispettare. È decidere di abbattere gli aerei della Federazione Russa ed equivale fondamentalmente a dare inizio alla terza guerra mondiale” (The Hill). Il supporto militare Ma, rifiutata tale idea, il supporto militare agli ucraini si sta sviluppando in altri modi. Il New York Times dettaglia come la Nato e gli Usa stiano organizzando tale assistenza attraverso il fondo europeo “European Peace Facility”, che acquista armamenti e li smista in Ucraina. “Sul territorio della NATO, dobbiamo essere come il Pakistan”, ha detto Douglas Lute, ex ambasciatore Usa presso la NATO, “accumulando materiale in Polonia e organizzando linee di rifornimento per gli ucraini, così come il Pakistan riforniva i talebani in Afghanistan” (per Responsible Statecraft, il precedente non conforta, dal momento che in tal modo nacque al Qaeda). Tra questi armamenti, anche gli aerei militari della Polonia. Il Washington Post, infatti spiega come, rigettata l’idea della no-fly zone, si sia acconsentito “alla Polonia di inviare in Ucraina i suoi aerei da combattimento dell’epoca sovietica, che saranno utilizzati dai piloti di quest’ultimo paese. Gli Stati Uniti dovrebbero compensare i trasferimenti della Polonia all’Ucraina fornendo nuovi aerei di fabbricazione statunitense. Il segretario di Stato Antony Blinken ha confermato domenica che l’amministrazione Biden sosterrà questo scambio a tre” (peraltro garantisce ottimi affari all’apparato militar-industriale Usa). Meno certo di questa possibilità è il NYT, che enumera alcune difficoltà in merito e spiega che i polacchi non sono molto d’accordo perché “chiaramente preoccupati di come fornire i caccia all’Ucraina e se questo li rende un obiettivo dei russi” (possibile, e non sarebbe solo un problema di Varsavia…). Il rischio di incidenti è altissimo, scrive il NYT: “Anche se nessun soldato della NATO entrasse mai in Ucraina [ma è già piena di “volontari”, riferisce successivamente il quotidiano, ndr] , e anche se i convogli di materiale venissero condotti al confine da personale non in uniforme o dipendenti civili su camion anonimi, è probabile che le forniture di armi europee siano viste da Mosca come un non-così-mascherato intervento della NATO”. “Fornire armi all’Ucraina per consentire alla resistenza di far sanguinare il naso alla Russia è una buona idea, ‘ma più tale aiuto aumenterà, più ti chiedi come risponderà Putin’, ha affermato Malcolm Chalmers, vicedirettore del Royal United Services Institute, un istituto di ricerca sulla difesa. ‘Cosa succede se attacca dall’altra parte del confine? Noi inseguiamo i terroristi oltre confine, perché non può farlo lui?'”. “[…] Poi c’è sempre la possibilità che gli aerei russi entrino nello spazio aereo della NATO per cercare di interdire i convogli o inseguire aerei ucraini. Qualcosa di simile è accaduto l’unica volta che un paese della NATO ha abbattuto un caccia russo Su-24, vicino al confine turco-siriano nel 2015” (in realtà l’abbattimento è avvenuto in territorio incerto, forse anche siriano, da cui ulteriori incognite riguardo le minacce aeree, reali e percepite).
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