Ucraina e la spaccatura a livello Ue
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I Paesi dell’Europa centrorientale sembrano aver deciso di manifestare una posizione “alternativa” a quella di Unione europea e Nato sull’intervento in Ucraina.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Mar 16, 2022 18:56 Europe/Rome
  • Ucraina e la spaccatura a livello Ue

I Paesi dell’Europa centrorientale sembrano aver deciso di manifestare una posizione “alternativa” a quella di Unione europea e Nato sull’intervento in Ucraina.

La visita di ieri sera a Kiev dei primi ministri di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia pare infatti aver segnato un’iniziativa diplomatica autonoma rispetto a Bruxelles e alle altre cancellerie europee, mettendo in discussione anche il fronte atlantico. Il premier polacco Mateusz Morawiecki, il ceco Petr Fiala e lo sloveno Janez Jansa hanno infatti deciso di recarsi di persona a Kiev, attraversando il confine e transitando per l’Ucraina via treno, per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky, il primo ministro Denys Shmyhal e altri membri del governo. Un gesto altamente simbolico, che ha portato il capo dello Stato ucraino a presentare ancora una volta le richieste di un maggiore impegno militare da parte Ue e Nato a sostegno di Kiev e all’istituzione della no-fly zone. Morawiecki al termine dell’incontro ha ribadito l’intenzione di inviare altre armi difensive e di sostenere l’accelerazione della procedura per assegnare lo status di candidato Ue all’Ucraina. Una risposta a Zelensky è arrivata anche dal quarto partecipante alla missione, vale a dire il vicepremier polacco e leader del partito Diritto e giustizia (PiS) Jaroslaw Kaczynski, che ha proposto l’invio in Ucraina di una missione di mantenimento della pace. Si tratta di una scelta che avrebbe un notevole impatto sulla postura dell’Alleanza atlantica rispetto al conflitto in Ucraina e aumenterebbe in maniera tangibile il rischio di una escalation di violenza con la Russia. Kaczynski ha infatti parlato di una missione “in grado di difendersi”, che opererà sul territorio dell’Ucraina e quindi “non sarà disarmata”. “Una missione progettata per portare la pace, portare aiuti umanitari, ma protetta dalle forze armate”, ha rilevato il leader del principale partito polacco. Una proposta del genere è stata presto rigettata da alleati come i Paesi Bassi, la cui ministra della Difesa Kajsa Ollongren ha rilevato l’impossibilità di istituire una missione di peacekeeping mentre in Ucraina è ancora in corso un conflitto. Al netto della percorribilità delle proposte di Varsavia, l’iniziativa dei governi di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia apre una discussione interna all’Unione europea circa la volontà di “sbilanciarsi” negli aiuti all’Ucraina. Anche dal Baltico è arrivato infatti un segnale, con la visita quasi contemporanea del ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis nel Paese, ricevuto dall’omologo Dmytro Kuleba, e quella del commissario Ue all’Ambiente Virginijus Sinkevicius, il primo membro della commissione a recarsi in Ucraina. Da Bruxelles non sembra essere stato espresso un chiaro sostegno alle cancellerie dei Paesi centrorientali. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel non avrebbe dato alcun mandato ai tre premier, sebbene la visita a Kiev fosse già stata resa nota da Morawiecki nel corso del vertice di Versailles della scorsa settimana. Il portavoce della Commissione europea Eric Mamer ha a sua volta rilevato come i cittadini Ue che “amano la pace” dovrebbero prestare molta attenzione ai rischi di un viaggio in Ucraina, Paese “che subisce una brutale invasione”. Secondo il portale “Politico.eu”, la stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sarebbe stata informata in anticipo del viaggio in Ucraina di Sinkevicius, ma da Bruxelles non sarebbe arrivato un mandato ufficiale per la visita. La prudenza dei governi dell’Europa occidentale e delle istituzioni Ue sembra dunque contrapporsi alla tendenza “acceleratrice” delle nazioni centroeuropee, sebbene le spaccature non manchino anche nel solitamente coeso gruppo di Visegrad: se infatti la Polonia guida il gruppo di “falchi”, l’Ungheria frena sugli aiuti militari e ha vietato il transito per il proprio territorio di armamenti destinati all’Ucraina.

 

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