Il piano per isolare Mosca fallira'
https://parstoday.ir/it/news/world-i289136-il_piano_per_isolare_mosca_fallira'
MOSCA - L’isolamento della Russia appare molto meno evidente di quanto i governi e la stampa ufficiale
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Mar 23, 2022 00:50 Europe/Rome
  • Il piano per isolare Mosca fallira'

MOSCA - L’isolamento della Russia appare molto meno evidente di quanto i governi e la stampa ufficiale

cerchino di far credere. Anzi, non sono pochi gli stessi alleati e partner di Stati Uniti ed Europa ad avere resistito alle pressioni per denunciare l’intervento militare di Mosca in Ucraina, preferendo mantenere una politica estera indipendente senza la tendenza al servilismo e all’autolesionismo evidenziata da questa parte dell’Atlantico. Uno dei casi più eclatanti, oltre a quelli europei, dall’Ungheria alla Serbia, è quello degli Emirati Arabi Uniti (UAE), i cui leader sembrano ben decisi a non lasciare che il conflitto in corso e la propaganda occidentale diventino un ostacolo al riallineamento strategico euro-asiatico a cui il loro paese e gli altri regimi del Golfo partecipano attivamente.

Il ricorso alla diplomazia come strumento per la risoluzione di crisi internazionali non è ormai più prerogativa dell’Occidente, dove si prediligono sanzioni e strumenti di propaganda che conducono soltanto in un vicolo cieco. È paradossalmente invece una regione dominata da dittature e regimi autoritari a mostrare maggiore apertura e disponibilità al dialogo, anche se, come per qualsiasi altro paese del pianeta, con l’obiettivo primario di difendere i rispettivi interessi economici e strategici.

Così, solo nell’ultima settimana i diplomatici di quattro paesi dell’area mediorientale – EAU, Iran, Qatar e Turchia – si sono recati a Mosca per discutere della situazione attuale, offrendo una qualche mediazione con Kiev e cercando soprattutto di tenere in piedi i progetti di collaborazione esistenti in vari ambiti con la Russia. La visita in particolare del ministro degli Esteri emiratino, Abdullah al-Nahyan, a Mosca è stata giudicata da molti come una dimostrazione della volontà di Abu Dhabi di salvaguardare la partnership costruita in questi anni con la Russia e, se possibile, di “sviluppare ulteriormente i rapporti” bilaterali e “diversificare le aree di cooperazione”.

La direzione diametralmente opposta a quella seguita dall’Occidente verso cui gli Emirati intendono orientare le relazioni con Mosca è facilmente interpretabile come un vero e proprio schiaffo agli sforzi americani di isolare la Russia. Come ha riassunto l’ex diplomatico indiano M. K. Bhadrakumar in un’analisi pubblicata nel fine settimana dal sito libanese indipendente The Cradle, “uno a uno, i paesi del Golfo [Persico] stanno cercando la Russia per esprimere la loro solidarietà e far conoscere il desiderio di svincolarsi dall’egemonia americana”.

L’ambito nel quale si gioca in buona parte il confronto tra gli Stati Uniti e i paesi del Golfo è naturalmente quello del petrolio. I regnanti di EAU e Arabia Saudita si sono di recente addirittura rifiutati di parlare con il presidente americano Biden che intendeva chiedere un aumento della produzione di greggio per far fronte al possibile venir meno di quello russo oggetto di sanzioni. Nei giorni scorsi, una trasferta nel Golfo con lo stesso obiettivo del primo ministro britannico, Boris Johnson, ha avuto lo stesso esito. Dopo gli incontri in programma e il suo ritorno a Londra, non ci sono state dichiarazioni ufficiali di un imminente incremento delle estrazioni saudite ed emiratine. 

Americani ed europei puntano chiaramente a smantellare il meccanismo che negli ultimi due anni ha regolato l’immissione di greggio sui mercati internazionali e che, sotto il nome di “OPEC+”, include i paesi membri del cartello con sede a Vienna e, appunto, la Russia. Nulla per il momento sembra dunque far pensare a un abbandono da parte di Riyadh e Abu Dhabi di questa formula, che ha evidentemente implicazioni più ampie del solo settore petrolifero. L’attitudine saudita è emersa ancora lunedì dopo la notizia di un nuovo bombardamento di installazioni petrolifere da parte dei “ribelli” Houthis yemeniti. La monarchia wahhabita, con evidente riferimento alle pressioni di Washington, ha fatto sapere che non sarà responsabile dell’eventuale riduzione della quantità di greggio che potrebbe arrivare sui mercati a causa dell’ultimo attacco.

SEGUE
 

 

Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium