Crisi Ucraina, Zelensky al parlamento Roma: la farsa e la propaganda
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KIEV - L’intervento in videoconferenza del presidente ucraino Zelensky al parlamento italiano ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Mar 27, 2022 00:34 Europe/Rome
  • Crisi Ucraina, Zelensky al parlamento Roma: la farsa e la propaganda

KIEV - L’intervento in videoconferenza del presidente ucraino Zelensky al parlamento italiano ...

ha ricalcato i toni dei discorsi tenuti recentemente davanti ai rappresentanti di assemblee legislative di altri paesi europei e non solo. Come nelle precedenti occasioni, l’ex comico televisivo, reduce dalla firma su un decreto che soffoca ulteriormente qualsiasi attività dell’opposizione politica nel suo paese, si è profuso in una valanga di menzogne, in linea con la gigantesca macchina della propaganda in azione in tutto l’Occidente. L’obiettivo di Zelensky, così come di quello del successivo patetico discorso in aula del presidente del consiglio Draghi, è di aumentare le pressioni internazionali sulla Russia, col rischio sempre più concreto di innescare un conflitto inutile e dalle conseguenze difficilmente calcolabili.

È difficile dare conto delle falsità raccontate da uno Zelensky intento a costruire una realtà immaginaria nella quale la Russia di Putin avrebbe messo in atto un’operazione militare sanguinosa senza alcun motivo logico né riconducibile alle dinamiche geo-politiche dell’Europa orientale. Con un’immagine semi-trascurata creata a tavolino verosimilmente per ostentare le difficoltà in cui opera il suo governo, Zelensky ha innanzitutto spiegato di essere in collegamento da Kiev, quando è ormai noto e dimostrato da molte fonti indipendenti che il presidente ucraino è “ospite” della Polonia fin dai primi giorni seguiti all’inizio delle operazioni russe.

Per dare l’impressione di un esecutivo di “resistenza” e, assieme, per dimostrare la solidarietà a qualsiasi costo degli alleati dell’Ucraina, Zelensky e i governi di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia settimana scorsa avevano anche orchestrato una finta visita a Kiev dei leader di questi ultimi tre paesi. Basandosi su fonti riservate in Polonia e in Ucraina, nonché sull’analisi delle immagini rese pubbliche dell’evento, alcuni siti di informazione indipendenti avevano dimostrato che il viaggio in treno dei tre leader non era mai avvenuto e che alla fine l’incontro era andato in scena in una località polacca vicina al confine con l’Ucraina.

Particolarmente rivoltante è stato il riferimento alla città di Mariupol, sotto assedio delle forze russe, e il paragone con Genova. Zelensky ha invitato i deputati italiani a immaginare che il capoluogo ligure medaglia d’oro della Resistenza venga distrutto da un esercito nemico e i cui abitanti siano costretti a fuggire in massa. Ciò che Zelensky ha tralasciato di dire è che Mariupol resta sotto il controllo delle organizzazioni paramilitari apertamente neonaziste, a cominciare dal Battaglione Azov, che hanno a lungo tenuto in ostaggio i civili e si oppongo alla creazione congiunta di corridoi umanitari. Molti residenti in grado di lasciare Mariupol sono stati in questi giorni intervistati da giornalisti indipendenti anche italiani e hanno quasi sempre denunciato l’uso dei civili come scudi umani da parte del Battaglione Azov.

La “resistenza” di Mariupol, citata anche da Draghi, è dunque una fantasia, mentre la realtà dei fatti parla di una popolazione civile sollevata dalla prospettiva di liberare la città dal controllo neonazista. Ugualmente assurda è l’accusa fatta da Zelensky alla Russia di “minare i porti” e di portare distruzione indiscriminata nelle città ucraine. La relativamente lenta avanzata russa e l’altrettanto relativamente basso numero di vittime civili fin qui è dovuto proprio alla scelta da parte di Mosca di non operare rovinosi bombardamenti a tappeto, come fecero ad esempio gli Stati Uniti nella guerra contro l’ISIS in Siria devastando completamente, tra le altre, la città di Raqqa. La questione delle mine russe, inoltre, ha poco o nessun senso, visto che non hanno nessuna utilità per un esercito in avanzamento. Secondo la Russia, sarebbero piuttosto le forze ucraine ad avere fatto ricorso a queste armi in funzione difensiva, posizionandole ad esempio al largo del porto di Odessa, col rischio che possano raggiungere il Bosforo o il Mar Mediterraneo.

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