L'amministrazione Biden vuole più guerra
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ANKARA - I colloqui in Turchia sembrano poter aprire spiragli di dialogo tra Russia e Ucraina, ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Mar 29, 2022 18:59 Europe/Rome
  • L'amministrazione Biden vuole più guerra

ANKARA - I colloqui in Turchia sembrano poter aprire spiragli di dialogo tra Russia e Ucraina, ...

ma farsi illusioni circa un negoziato rapido ed un accordo a breve sarebbe un’ingenuità imperdonabile. Le difficoltà hanno a che vedere anche con le pressioni che gli USA esercitano su Kiev perché rifiuti l’unica possibilità di accordo: ovvero le garanzie di sicurezza alla Russia che non si vollero ascoltare prima del conflitto.

Il fronte statunitense tra insulti e minacce non pare però aver molto da proporre oltre una guerra su un territorio altrui, con morti di altri paesi e armi statunitensi. Le diverse riunioni svoltesi in Europa con sigle diverse ma tra gli stessi Paesi, hanno avuto in comune l’omaggio formale al comandante in capo dell’Occidente, Joe Biden, e il dissenso sostanziale, seppure non gridato, dei paesi che non appartengono al cerchio magico della struttura di comando della Nato, ovvero quelli che rappresentano la cintura di sicurezza internazionale per le esigenze di dominio planetarie di Washington. Se il vertice NATO e il G7 servivano a ricompattare tutti dietro agli interessi strategici statunitensi, l’obiettivo è stato mancato.

Proprio sul terreno delle sanzioni alla Russia, infatti, l’Alleanza si è dimostrata fragile. Non solo la Turchia - che della NATO è il secondo esercito - si è detta indisponibile a sostenere le misure economiche contro la Russia, ma anche membri della UE come Ungheria e Croazia, si sono dette contrarie allo scontro con Mosca. “Non siamo in guerra contro noi stessi” ha dichiarato il Primo Ministro belga Alexander De Croo, intendendo che l’Europa stacca quotidianamente un assegno di 849 milioni di Euro alla Russia che le fornisce il 27% del petrolio, il 40 del Gas e il 46% del carbone necessari alla copertura totale del fabbisogno energetico. Fare a meno di queste forniture obbligherebbe in tempi brevissimi un totale reset del sistema di approvvigionamento, con una durissima incidenza sulla bilancia dei pagamenti per l’Europa.

Per gli Stati Uniti l’impatto delle sanzioni alla Russia sarebbe relativo: le importazioni non superano un 8% del petrolio raffinato, il 5% del carbone e nemmeno l’1 per cento di gas del totale del fabbisogno. Ma le condizioni dell’Europa sono completamente diverse.

A maggior ragione dopo una crisi economica biennale determinata (anche) dalla pandemia, le misure produrranno infatti lo straordinario risultato di colpire più i sanzionatori che i sanzionati. Il che si evince dalla valutazione di anni di sanzioni che non hanno dato altri risultati se non delle perdite secche per i paesi europei. E se la riduzione dell’import/export alimentare era già un danno importante, le sanzioni sul terreno energetico con Mosca avrebbero come unico effetto quello di portare in recessione le economie europee.

L’ultima propaganda tenta di camuffare le sanzioni, definendole strumento utile ai fini di un regime-change, ma si deve ricordare che a tal proposito non hanno mai ottenuto questo scopo. Anzi, i paesi sanzionati hanno visto crescere la loro economia e i governi sanzionati hanno dimostrato una longevità molto superiore a quella dei paesi sanzionatori. Il Financial Times, nel 2020 in un articolo sosteneva che le sanzioni verso Mosca hanno rafforzato Putin e l’economia. Ma per gli USA sono ormai un tic nervoso che scatta verso chiunque e per qualunque opinione divergente con Washington: 9.421 sanzioni in un anno significano circa 26 sanzioni per ogni giorno che dio comanda, più di una sanzione l’ora. Ma sono illegittime, illegali e pure inefficaci.

 

 

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