Perché l’India sceglie Russia e delude Biden
NEW YORK - Alla risoluzione dell ’Assemblea generale dell’ONU sull'operazione militare russa ...
in Ucraina, ci sono stati 141 voti a favore, cinque contrari (Russia, Bielorussia, Corea del Nord, Eritrea, Siria) e 35 astenuti, tra cui Cina e India. L’astensione di quest’ultimo paese, il secondo al mondo per numero di abitanti (1,3 miliardi) dopo la Cina (1,4 miliardi), stando agli analisti americani, ha sorpreso e deluso molto il presidente Usa, Joe Biden. I motivi sono più d’uno.
Soltanto pochi anni fa, nel 2018, l’India di Narendra Modi aveva contribuito a rivitalizzare in chiave anti-Cina il dialogo-alleanza nell’Indo-Pacifico denominato Quad (Quadrilateral Security Dialogue), stipulato nel 2007 insieme a Stati Uniti, Australia e Giappone, con l’obiettivo di contrastare l’influenza di Pechino nell’area, considerata il nuovo cuore pulsante dell’economia mondiale. Ma ora, con il voto di astensione all’Onu sull’invasione russa dell’Ucraina, l’India ha chiuso la porta al Quad, si ritrova di fatto a fianco della Cina, benché sia sua rivale per mille ragioni territoriali, e offre addirittura una sponda economica alla Russia per aggirare le sanzioni economiche imposte da Usa e Unione europea.
Come funzioni questa sponda lo ha spiegato il Financial Times: la Banca centrale indiana (Reserve Bank of India), d’intesa con il governo di Narendra Modi, si sarebbe attivata per consentire ad alcune banche indiane con filiali in Russia, e a banche russe con filiali in India, di aggirare l’espulsione della Russia dal sistema dei pagamenti Swift mediante lo scambio rubli-rupie. Una misura caldeggiata dall’associazione indiana delle imprese esportatrici (200mila associate), che hanno intravisto nell’isolamento della Russia da parte dell’Occidente l’occasione per entrare con successo in un nuovo mercato. L’obiettivo sarebbe di far crescere gli scambi commerciali tra India e Russia dagli attuali dieci miliardi di dollari a 30 miliardi l’anno nel giro di quattro anni.
A guadagnarci sarebbero entrambi i paesi. Attualmente, l’export russo è circa il doppio di quello indiano. La Russia acquista per lo più prodotti farmaceutici, tè e caffè, e vende all’India petrolio, fertilizzanti e, soprattutto, armi. Tra il 2016 e il 2020 l’India si è impegnata ad acquistare armi russe per 6,6 miliardi di dollari, che coprono il 60-70% del suo equipaggiamento militare. Nelle forniture russe ci sono armi di ogni tipo: sistemi di difesa S-400, caccia Sukhoi Su-30, Mig 29, elicotteri, aerei da trasporto Antonov, carri armati T-29 e T-90 (gli stessi impiegati in Ucraina), fucili d’assalto kalashnikov, più un sottomarino nucleare dato in affitto.
In passato, l’India di Modi era un forte acquirente di armi degli Stati Uniti, ma poi ha cambiato strategia sia in politica che negli armamenti: così è passata dal tradizionale «non allineamento» indiano, introdotto da Nerhu, all’attuale «autonomia strategica», che pone in primo piano l’indipendenza e l’autosufficienza e rende l’India libera di avere partnership con qualsiasi paese. Da qui i legami sia con gli Stati Uniti che con la Russia, da ultimo soprattutto con quest’ultima.
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