La crisi dell'Ucraina e gli interessi degli USA
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KIEV - Il conflitto ucraino è stato lo strumento scelto da Washington per aprire uno scenario di ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 03, 2022 18:21 Europe/Rome
  • La crisi dell'Ucraina e gli interessi degli USA

KIEV - Il conflitto ucraino è stato lo strumento scelto da Washington per aprire uno scenario di ...

guerra nel cuore dell’Europa. Attraverso una serie di provocazioni anti-russe (tra le quali i golpe tentati in Bielorussia e Kazhakistan e la trasformazione di Donetzk e Lusank in bersagli per l’artiglieria ucraina) si è perseguito l’obiettivo della guerra e ora si lavora affinché essa perduri fino a configurare una sorta di Cecenia nel cuore dell’Europa.

Gli obiettivi USA sono militari e geostrategici. L’accerchiamento militare alla Russia tramite l’ampliamento della NATO serve ad aumentare la porzione di pianeta agli ordini diretti degli Stati Uniti oltre che ad aumentare i paesi membri dell’Alleanza, che destineranno il 2% del loro PIL in armi made in USA. Il che, per un paese che ha nel complesso militar-industriale il volano centrale della sua economia, appare come una soluzione perfetta per tenere in piedi controllo politico e militare, saccheggio delle risorse e allargamento del proprio impero ad altri territori. Quanto agli europei, costringerli a farsi carico di una situazione di guerra convenzionale o nucleare in Europa chiude definitivamente ogni ipotesi di progetto di esercito europeo, che avrebbe potuto avere come esito una partnership con gli USA e la riduzione della NATO a sistema di difesa del Pacifico.

Sul piano geostrategico l’obiettivo era incrinare l’aggregazione euroasiatica sul commercio, sulla progettazione di grandi infrastrutture e sulle direttrici energetiche. Dalla Nuova Via della Seta al gasdotto North stream 2, il processo di ammodernamento ed ampliamento delle strutture industriali euroasiatiche rappresentava una serissima minaccia per il dominio unipolare statunitense, che vede nell’Europa una sua colonia e non un mercato indipendente. Per gli USA, del resto, la sopravvivenza del loro modello economico si fonda sull’impedire la crescita dei suoi competitor commerciali, militari e politici.

Dunque se il terreno commerciale per produrre una distanza con Mosca non poteva ottenere successo, bisognava arrivarci percorrendo il sentiero all’inverso: rompere ogni vincolo tra Bruxelles e Mosca con una rottura politico-militare. La questione era trovare il modo di farlo ed il governo ucraino è sembrato adatto allo scopo anche per via della sua identità ideologica e dei suoi legami con l’apparato militare anglo-americano.

Per contenere Pechino gli USA avevano invocato problemi di sicurezza nazionale quando alcuni paesi europei avevano mostrato interesse al progetto cinese della Nuova Via della Seta. Per la Russia, invece, il terreno delle relazioni con l’Europa era ben più complesso, perché se con la Cina vi sono solo possibili partnership commerciali all’orizzonte e tutte nel quadro delle reciproche convenienze, con la Russia vi è un tema energetico che mette UE e Russia in reciproca dipendenza. Bloccare il gas favorisce gli USA ma danneggia tutti: la Russia perché l’approvvigionamento energetico all’Europa produce il 60% delle sue entrate complessive; l’Europa perché l’acquisto del gas russo copre il 41% del suo fabbisogno. Un destino intrecciato, dunque: solo che. Mosca può trovare altri mercati volgendo a Oriente il cuore del suo export, mentre la UE non è in grado di ricevere i volumi di energia che forniscono i russi ed agli stessi costi.

Da un punto di vista commerciale, infatti, non c’è modo di migliorare l’offerta russa. L’Europa non è in grado di riconvertire a breve-medio termine il sistema di fornitura energetica, a meno di non voler veder crescere la sua spesa ad un livello insostenibile; e comunque il gas USA non riuscirebbe a soddisfare le esigenze europee, nemmeno col sostegno del Qatar e di altre fonti. E del resto differenziare assume valore diverso se voluto o forzato: gli europei dovranno far ricorso a politiche di austerità energetica che in una bilancia commerciale europea in gravi difficoltà avrà ricadute sull’intera economia europea. In una fase di innalzamento dell’inflazione e in presenza di una recessione si produrrà una seria stagflazione.

Alla difficoltà di approvvigionamento energetico per gli europei si aggiungerà l’elemento strategico: gli USA saranno avvantaggiati commercialmente nel vendere a prezzi molto più alti e ad una qualità molto più scarsa il gas che non gli venderà più la Russia e questo porterà la UE a dipendere dal gas statunitense.

La Russia, invece, può tranquillamente differenziare il portafoglio-clienti per la vendita del suo prodotto, del quale c’è grande richiesta a livello planetario. Mosca è il principale produttore di una materia prima strategica e dispone anche della migliore tecnologia estrattiva e distributiva: se all’Europa non interessa più il gas russo, esso andrà in Asia e Africa, a strutturare ulteriormente lo sviluppo dei paesi che non dispongono dell’energia sufficiente per sostenere i processi di crescita industriale.

Dunque se l’abbandono della Nuova Via della Seta comporta una rinuncia all’ammodernamento strutturale europeo ed alla possibilità di ripensare una globalizzazione non legata in via di principio solo a procurare vantaggi al dominio unipolare statunitense, mettere in crisi l’Europa sul suo fabbisogno energetico rischia di portarla direttamente in recessione.

 

 

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