La stampa americana: rischio di guerra nucleare con Cina
WASHINGTON - Secondo il quotidiano americano Wall Street Journal, la Cina avrebbe dato una ...
forte spinta all’allargamento del proprio arsenale atomico dopo aver rivisto la sua valutazione sulla minaccia espressa dagli Stati Uniti.
Che si tratti di una reazione conseguente alla crisi tra Russia e Ucraina è relativo: Pechino avrebbe preso tale decisione prima dell’operazione militare speciale di Mosca contro Kiev come deterrente per evitare che Washington considerasse di schierarsi contro il Cremlino e che ci potessero essere delle conseguenze anche sugli interessi cinesi a Taiwan.
Il governo di Xi Jinping avrebbe accelerato la realizzazione di un centinaio di silos missilistici nelle regioni occidentali del Paese, dai quali potrebbero partire dei proiettili nucleari in grado di raggiungere gli Stati Uniti.
Secondo i consiglieri di Joe Biden, la Cina potrebbe attaccare in qualsiasi momento, anche se Pechino smentisce questa possibilità.
Le autorità cinesi, ad ogni modo, avvertono l’Occidente anche sul conflitto ucraino e, in particolare, riguardo alle potenzialità della Russia: «State attenti», ha ammonito l’ambasciatore cinese a Mosca, Zhang Hanhui, all’omologo italiano Giorgio Starace. «Dando armi all’Ucraina voi gettate benzina sul fuoco e poi chiedete aiuto a noi per spegnere questo fuoco. Non è giusto e non è neanche nei nostri interessi. L’Ucraina è molto lontana da noi».
Secondo la ricostruzione del colloquio tra i due ambasciatori riportata dal Corriere della Sera, la fine delle ostilità può arrivare solo dopo che le parti avranno raggiunto un accordo «in autonomia» e la Cina non avrebbe particolare interesse a far cessare al più presto la guerra, perché – a giudizio di Hanhui – la frattura delle relazioni tra Europa e Russia porterà quest’ultima a dipendere sempre più dalla Cina, che «non imporrà mai sanzioni a Mosca».
La Cina, ha rivendicato, è «una grande potenza economica e anche militare più disposta a tollerare né l’egemonia mondiale americana né le continue ingerenze occidentali nei nostri affari interni, pretende rispetto».
C’è anche, come accennato, la questione di Taiwan e secondo l’ambasciatore cinese «abbiamo la seconda economia mondiale e un esercito sempre più forte, in soli quattro anni siamo in grado di costruire una flotta grande quanto quella britannica, non continueremo ad accettare soprusi dall’esterno.
Il diplomatico cinese, conclude la ricostruzione del Corriere, inizia a disegnare un nuovo ordine mondiale, con la maggior parte dei Paesi che a suo dire non seguirà l’Occidente nel conflitto, con blocchi alternativi che si compatteranno, a partire da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, con gli Usa che vedranno i propri alleati principali indebolirsi, con l’Europa che cadrà in recessione perché le aziende perderanno competitività sui mercati a causa del forte rincaro dell’energia.
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