La fabbrica di fake news ha sede a Londra
LONDRA - Si sa che in tutte le guerre la verità è tra le prime vittime, e quella attuale non fa eccezione.
Al contrario, ancora più che nelle guerre passate, ma tanto quanto nelle guerre nella ex Jugoslavia e in Siria, il peso delle bugie e della propaganda che tende a manipolare - quando non è inventata dal nulla - è maggiore. Nel conflitto Russia-Ucraina, ci sono alcune narrazioni iperboliche o addirittura fabbricate: un costante e chiaro rovesciamento dei fatti a favore della propaganda. L'obiettivo è duplice: nascondere le ragioni del conflitto e mettere a tacere la cronaca militare. Nella cosiddetta 'Europa democratica', culla dell'Illuminismo e della Scuola di Francoforte, si è messo in moto un processo di assimilazione fedele delle versioni fornite da Kiev.
Nessun dubbio è ammesso, nessuna analisi dei dati è permessa, persino la verifica delle fonti è eliminata: ogni dubbio legittimo e ogni possibile domanda è accolta con l'accusa di "collaborare con l'invasore". La domanda più che ragionevole che dà luogo a qualsiasi analisi degna di nota e a qualsiasi possibile indagine giornalistica, quella del "cui prodest" (chi ne beneficia?), è stata eliminata dalla scena. È come se Putin e l'esercito russo fossero presi da una follia o stupidità generalizzata che li porta a commettere un errore dopo l'altro, un crimine dopo l'altro, che, inoltre, aumenta proprio in linea con gli eventi internazionali.
Non è un caso che la prima mossa degli Stati Uniti e dell'UE quando i russi sono entrati in Dombass sia stata quella di chiudere i siti web e le stazioni televisive che avrebbero potuto fornire il punto di vista di Mosca sulla guerra, le sue ragioni e il suo corso. Era considerato essenziale, strategicamente, avere una narrazione unica e centralizzata che sarebbe stata diffusa attraverso il mainstream senza tollerare dubbi o incertezze e senza lasciare spazio a domande.
La macchina della propaganda ha sede a Londra, dove lavorano le varie agenzie di media che si occupano di Zelensky, anche se ha una certa eco nel mainstream internazionale, sembra perdere efficacia. Spacciando quotidianamente i mali più orribili, e assegnandoli tutti alla Russia, si comincia a generare negazione. Diffondere informazioni non credibili, con l'acquiescenza dei media, non sempre funziona.
La prova è nella crescente opposizione alla posizione assunta dall'UE, mostrata dai sondaggi di opinione in quasi tutti i paesi europei. Un italiano su quattro, secondo un sondaggio molto serio, ritiene che ciò che viene riportato sia un'operazione di propaganda della Nato e dell'Ucraina e non pensa che i russi stiano facendo ciò che gli viene propinato. Un altro sondaggio dice che il 62% pensa che si dovrebbe cercare un accordo con Putin e che non si dovrebbero più inviare armi agli ucraini.
Bisogna dire che in questo caso particolare, il fatto di cadere sempre ben al di sotto della linea di credibilità non è il risultato di un'esagerazione, di un eccesso di comunicazione che può portare alla saturazione e quindi a un danno maggiore del bene; il terreno della naturalizzazione dell'assurdo e della quantità di fake news è scelto proprio per nascondere una parte sostanziale dei crimini di guerra, cioè quella dei crescenti orrori dei nazisti ucraini sia con i soldati russi che con la popolazione civile, soprattutto con quelli che considerano russofoni.
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