Francia, Elezioni 2022: Macron era veramente un candidato forte?
Tra il 2017 ed il 2022 vi sono stati cinque anni di presidenza di Emmanuel Macron.
Detta così sembra una tautologia, e invece da un punto di vista politico non lo è affatto. Perché la domanda che ci dobbiamo porre è: questi cinque anni di presidenza hanno rafforzato oppure indebolito il candidato Macron del 2022? La Francia non è l’Italia, altra affermazione solo apparentemente banale. In Italia puoi politicamente permetterti quasi tutto: partiti che stanno al governo e fingono di fare l’opposizione (la Lega), altri che si danno il nome del primo articolo della Costituzione per poi violarla pervicacemente (Articolo 1), altri ancora che fingono di fare opposizione mentre sorreggono esternamente il governo (Fratelli d’Italia). Sono state recentemente fatte le celebrazioni del 25 aprile, che dovrebbero essere la festa della Liberazione dal nazifascismo. I giornali hanno riportato, ad esempio, questa notizia: «“Letta servo della Nato”, “Fuori i servizi della Nato dal corteo” sono gli slogan che alcuni manifestanti hanno urlato al segretario del Pd Enrico Letta che si trova nello spezzone dei democratici del corteo del 25 aprile a Milano», riporta Il Fatto Quotidiano.it. del 25 aprile. La vera notizia doveva essere che ad un promotore della guerra confesso come Enrico Letta, e al suo incredibile partito pro NATO, non fosse stato permesso di partecipare al corteo. Invece, il Presidente dell’ANPI Gianfranco Pagliarulo lo ha pubblicamente difeso, proteggendo il potente di turno, che tra l’altro non ne ha nessun bisogno, snaturando così il significato stesso del termine Resistenza, che invece dovrebbe essere rivolta nei confronti degli uomini di potere avversari degli interessi popolari. Al contrario, Pagliarulo censura le critiche al segretario PD: «È un grave errore perché queste cose il 25 aprile non servono mai. Anche quando ci sono posizioni diverse bisogna evitare che su singoli fatti si perda la bussola di una posizione unitaria». Oppure ancora, al sindaco Beppe Sala, la cui carriera è fondamentalmente dovuta alla graziosa intercessione di Letizia Moratti, e che gode della stima, ricambiata, di un Gabriele Albertini è concesso di salire su un palco a fare la lezione di antifascismo: «Il 25 aprile è il nostro giorno… Questa è la festa della democrazia, questa è la festa della libertà dal fascismo e dal nazismo e su questo non ci dividiamo, basta ambiguità... Fino al punto di non scegliere tra una candidata che non ha mai rinnegato il nazismo e un candidato democratico, in Francia come in Italia – ha aggiunto. Basta ambiguità». Insomma, che significato assume una simile celebrazione: “Milano, bandiere Nato al corteo del 25 Aprile. L'associazione radicale: Le portiamo noi”, titola il Giorno del 24 aprile. In Francia queste cose non possono accadere, il giochino di dire e fare tutto e il suo contrario, purché sia sempre a tutela dei potenti che possono schernire la folla, non è concesso; i francesi non sono simpatici ma sono seri e non permetterebbero mai ad un Letta oppure ad un Sala di prenderli platealmente in giro. Quando Macron pensò di applicare un po' di liberismo brutale all’italiana, blandendo i francesi con le solite favole liberiste sulla magia del mercato globale a discapito dei diritti dei lavoratori, tra il 17 ed il 23 novembre 2018, 287.710 francesi arrabbiati indossarono dei gilet gialli per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante e l'elevato costo della vita; contro l’inasprire dell’onere delle riforme fiscali sulle classi lavoratrici specialmente nelle aree rurali e suburbane. I Gilet gialli chiedevano la diminuzione delle tasse sul carburante, la reintroduzione della tassa di solidarietà sulla ricchezza, un aumento dei salari minimi che già ci sono, e l'attuazione dei referendum d'iniziativa dei cittadini: una piattaforma che nemmeno LEU penserebbe mai di proporre in Italia. Certamente non hanno giovato alla popolarità del Presidente francese gli svariati tentativi di riforma delle pensioni durante il primo mandato, cercando di alzare l’età pensionabile da un lato e diminuire gli importi degli assegni dall’altro: “Perché la ‘pensione a punti’ di Macron non piace ai francesi”, titola Lavoce.info del 20 dicembre 2019. Poi, due anni di pandemia hanno “congelato” il rapporto tra il presidente e i francesi, che comunque lo hanno già inquadrato come esponente dell’élite parigina, vicino al mondo della finanza e assai lontano dalla Francia profonda e rurale. Nel frattempo, Marine Le Pen ha meditato l’esperienza del secondo turno delle elezioni 2017 e ha deciso di togliere il suo partito dall’angolo, cercando quindi di non fare solo il pieno dei voti al primo turno, ma di rendere il suo partito “potabile” anche per un eventuale ballottaggio. Il Front National lascia il posto al nuovo partito “Rassemblement National” nel 2018, pensionando definitivamente il novantenne e ingombrante genitore: “Marine Le Pen cambia nome al Front National (e caccia papà Jean-Marie)”, titola il Corriere della Sera del 11 marzo 2018. La missione di Marine è chiara, spostare il suo partito al centro andando ad intercettare il voto gollista e conservatore. Per Macron il quadro si complicava ulteriormente.
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