Bloomberg: l’Ungheria contro l’embargo Ue sul petrolio russo
BRUXELLES-L’Ungheria sta continuando a bloccare la proposta della Commissione europea che pone un embargo alle importazioni di petrolio russo, bloccando l’intero sesto pacchetto di sanzioni comunitarie.
Stando quanto riferisce “Bloomberg”, infatti, la riunione fra i 27 ambasciatori dell’Ue si è conclusa domenica senza un accordo e i colloqui dovrebbero riprendere nei prossimi giorni, hanno affermato delle fonti della testata statunitense. La proposta dell’Ue mira a vietare il petrolio greggio nei prossimi sei mesi e i combustibili raffinati entro l’inizio di gennaio. L’Ue ha proposto all’Ungheria e alla Slovacchia un’esenzione sino alla fine del 2024 e alla Repubblica Ceca sino a giugno dello stesso anno poiché i tre Paesi dipendono fortemente dal greggio russo. Tale proposta, tuttavia, non è riuscita a convincere l’Ungheria, che oggi ha continuato a porre il veto sul sesto pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia che comprende anche il divieto di fornire navi e servizi assicurativi necessari per il trasporto di petrolio verso Paesi terzi. Le misure entreranno in vigore entro tre mesi, anche se le fonti di “Bloomberg” sostengono che Grecia e Cipro stiano ancora trattando su questo tema.
Nel pacchetto di sanzioni dell’Ue sono previste anche l’esclusione di altre tre banche russe dal sistema di pagamenti internazionali Swift, inclusa Sberbank, la più importante del Paese; limitazioni alle aziende e ai privati cittadini russi di acquistare delle proprietà immobiliari nei Paesi membri dell’Ue; il divieto di fornire servizi di consulenza alle società russe e di commerciare una serie di prodotti chimici; sanzioni contro Alina Kabaeva, ex ginnasta olimpica “strettamente legata” al presidente russo Vladimir Putin (seppur non ufficialmente è la sua compagna), e contro il patriarca Kirill, guida del clero ortodosso russo e sostenitore del capo dello Stato e della guerra in Ucraina; altre sanzioni contro dozzine di militari, compresi quelli ritenuti responsabili dei presunti crimini di guerra a Bucha (il sobborgo a nord ovest di Kiev) nonché contro le società che forniscono attrezzature e servizi alle forze armate russe.
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