Tunisia, presidente ammette errori nella bozza della Costituzione
TUNISI - Con l'intensificarsi delle proteste di piazza contro una "costituzione presidenziale", cioe' contro la decisione del presidente Kais Saied di tenere un referendum
sulla nuova costituzione della Tunisia, il capo di stato si e' visto finalmente costretto a fare una marcia indietro ammettendo la presenza di "alcuni errori" durante la stesura della bozza, gli errori che devono essere corretti.
"Una nuova bozza della Costituzione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Tunisia, in vista del referendum indetto per il 25 luglio prossimo". Lo ha annunciato lo stesso Saied, affermando che il tempo della tirannia è finito. La nuova bozza della Costituzione contiene modifiche minime e formali a 46 capitoli del documento pubblicato lo scorso 30 giugno, che aveva provocato ampie contestazioni. Annunciando la pubblicazione della nuova versione della Costituzione, Saied ha ammesso la presenza di alcuni errori che dovevano essere corretti. Lo scorso 5 luglio Saied ha affermato che la nuova Costituzione voluta proprio dal presidente della Tunisia non rappresenta una minaccia per i diritti e le libertà dei tunisini e non riporterà il Paese a un governo autoritario. Saied ha accusato coloro che criticano la Costituzione di “persistenti calunnie” e ha affermato che ciò che questi incoraggiano “è lontano dalla verità”. Il capo di Stato ha poi invitato i tunisini a votare “sì” al referendum sul progetto di Costituzione previsto per il 25 luglio, “affinché lo Stato non cada a pezzi, e per far sì che gli obiettivi della rivoluzione siano raggiunti” “Il giorno del referendum è un’occasione per soddisfare le vostre richieste e salvare il vostro Paese”, ha dichiarato il presidente tunisino.
La Tunisia si trasformerà in una Repubblica presidenziale a tutti gli effetti se la bozza della nuova Costituzione verrà approvata tramite referendum. Il capo dello Stato, infatti, eserciterà a tutti gli effetti la funzione esecutiva, avrà il potere di nominare o rimuovere il primo ministro, respingere le leggi approvate dal Parlamento (che avrà due Camere, l’Assemblea dei rappresentanti del popolo e il Consiglio nazionale delle regioni) e assegnare alti incarichi civili e militari. A conti fatti, si tratta di una certificazione degli attuali poteri del presidente della Repubblica che ha soppresso l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp) e auto-nominato un governo di tecnici.
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