Serbia-Kosovo: primo giorno di dialogo a Bruxelles senza risultati
BELGRADO - La tappa odierna di dialogo ai massimi livelli fra Belgrado e Pristina non sembra aver prodotto gli effetti sperati dai mediatori dell’Unione europea.
Dopo oltre cinque ore di colloqui non c’è stato un commento del presidente serbo, Aleksandar Vucic, e nessuna dichiarazione è giunta dal premier kosovaro, Albin Kurti. Vucic si rivolgerà alla cittadinanza serba domani, secondo quanto annunciato dal direttore dell’Ufficio del governo serbo per il Kosovo, Petar Petkovic. “Sarà uno dei suoi interventi pubblici più significativi”, ha detto. “Pensavamo fosse possibile raggiungere un compromesso. Nessuno della nostra delegazione parlerà oggi”, ha spiegato Petkovic ai giornalisti, affermando che la delegazione di Belgrado ha combattuto per la pace, la stabilità e soluzioni di compromesso. Il capo dell’ufficio per il Kosovo ha poi dichiarato che il presidente Vucic resterà a Bruxelles “per qualche tempo”. L’unica dichiarazione giunta alla fine delle trattative è stata quella dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Josep Borrell, che però ha lasciato trapelare tutta l’indeterminatezza di questa tappa, forse la più lunga vista finora. Il processo di dialogo, ha infatti detto Borrell, “continuerà nei prossimi giorni”. “Sfortunatamente oggi non abbiamo raggiunto nessun accordo, ma abbiamo concordato sul fatto che il processo deve continuare e sarà ripreso nei prossimi giorni”, ha dichiarato. La tappa è stata preceduta e seguita da fitti colloqui bilaterali sia per Vucic che per Kurti, a cui ha partecipato anche l’inviato degli Stati Uniti per i Balcani occidentali, Gabriel Escobar. Nella serata di ieri Escobar ha avuto degli incontri separati con Kurti e Vucic mentre in mattinata è stato visto a sorpresa entrare nella sede dove era in corso la tappa di dialogo. Si tratta del primo incontro ai massimi livelli nell’ambito del dialogo Belgrado-Pristina dallo scorso luglio. Borrell ha convocato la nuova tappa dopo le tensioni scaturite nel nord del Kosovo a seguito di alcuni provvedimenti di Pristina sulle targhe automobilistiche e i documenti d’identità. Le recenti tensioni nel nord del Kosovo dimostrano che è necessario procedere verso una piena normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, ha dichiarato stamane l’Alto rappresentante Ue attraverso Twitter. “Questa mattina ho convocato una riunione ad alto livello nell’ambito del dialogo tra Belgrado e Pristina. Le recenti tensioni nel nord del Kosovo hanno dimostrato ancora una volta che è tempo di andare avanti verso la piena normalizzazione. Mi aspetto che entrambi i leader siano aperti e flessibili per trovare un linguaggio comune”, ha scritto l’Alto rappresentante prima della riunione trilaterale. Kurti e Vucic hanno avuto ieri anche degli incontri separati con l’inviato dell’Ue per il dialogo Belgrado-Pristina, Miroslav Lajcak. “Alla vigilia del dialogo ad alto livello a Bruxelles, ho avuto incontri con il primo ministro del Kosovo Albin Kurti e il presidente della Serbia (Aleksandar Vucic) per preparare le discussioni di domani”, ha twittato Lajcak. L’incontro forse più importante di ieri, alla luce delle tensioni del primo agosto, è stato però con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. La Nato ha una missione permanente in Kosovo (Kfor) regolata dalla Risoluzione delle Nazioni Unite 1244. Stoltenberg ha definito “responsabilità di entrambe le parti” avere la moderazione necessaria per evitare le tensioni, e ha sottolineato che la missione Kfor è pronta per un intervento militare e per dispiegare truppe aggiuntive se la situazione della sicurezza nel nord del Kosovo dovesse deteriorarsi. “La Nato è lì per fornire pace e sicurezza a tutti. Ogni ulteriore escalation e retorica incendiaria deve essere evitata. La Kfor è pronta a intervenire se la stabilità dovesse essere minacciata. Abbiamo circa quattromila soldati che si impegnano ad attuare il mandato derivante dalla Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite. L’unico modo per garantire la pace è che Pristina e Belgrado affrontino questioni in sospeso attraverso il dialogo”, ha affermato Stoltenberg aggiungendo che il comando Kfor è in stretto contatto con le autorità di Belgrado e Pristina. “Con questa comunicazione aperta ci impegniamo a evitare disaccordi. In caso di necessità, attiveremo le nostre forze e rafforzeremo la loro presenza nel nord, quindi siamo pronti a fare di più. Reagiremo con precisione, perché il nostro obiettivo principale è ridurre le tensioni e garantire pace e sicurezza anche ai serbi in Kosovo”, ha detto Stoltenberg. Nel frattempo il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha programmato un incontro con i rappresentanti dei serbi del Kosovo. Secondo quanto apprendono i media di Belgrado, l’incontro si terrà domenica nella capitale serba. All’incontro sono stati invitati tutti i rappresentanti politici e istituzionali dei serbi del Kosovo, i leader della Lista serba, tutti i sindaci serbi, i capi distrettuali, i direttori degli ospedali. Il governo di Pristina ha deciso, con un provvedimento votato a sorpresa alla fine di giugno, di disporre per i cittadini del nord a maggioranza serba la registrazione delle autovetture con targhe emesse dall’amministrazione di Pristina entro il primo agosto. Il provvedimento stabilisce anche che non potranno più valere i documenti d’identità serbi per entrare in Kosovo e che dovrà dunque essere emesso un documento d’identità provvisorio per l’ingresso. Il primo agosto è arrivata puntuale la reazione della popolazione serba, che ha innalzato barricate nei comuni del nord, e sono fioccate le accuse reciproche fra i vertici di Pristina e Belgrado. La tappa del 18 agosto è dunque il risultato di un importante sforzo diplomatico di Bruxelles, accompagnato dalla richiesta alle autorità di Pristina di rinviare il provvedimento, che ora scatterà il primo settembre. La decisione di Pristina e le conseguenti tensioni arrivano in un momento in cui Kurti accusa frequentemente la Serbia di “eccessiva vicinanza” alla Russia, sottolineando così la necessità per il Kosovo di entrare a far parte della Nato, magari con l’iniziale veste di partner nel programma del Partenariato della pace dato che il Kosovo non è riconosciuto da tutti i membri dell’Alleanza. Sulla linea di Kurti è la presidente Vjosa Osmani che chiede all’Unione europea di essere più incisiva contro “le tendenze destabilizzanti” della Serbia nella regione dei Balcani occidentali. Le decisioni del premier kosovaro hanno invece provocato delle reazioni contrarie anche nella stessa politica interna kosovara. L’ex premier ed esponente della Lega democratica del Kosovo (Ldk), Isa Mustafa, ha accusato il governo di Pristina di essere “contrassegnato dalla violenza” e ha invitato a trovare “una soluzione ai problemi attraverso la pace e il dialogo”. Il leader dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak), Ramush Haradinaj, ha auspicato un’intensa comunicazione a tutti i livelli possibili, da ora fino al primo settembre, e “l’impegno a rispettare le posizioni raggiunte dopo l’incontro del 18 agosto” evitando “la retorica guerrafondaia”. Fonte: agenzianova.com
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