Francia, carovita, in marcia 140mila manifestanti contro Macron
PARIGI - Decine di migliaia di persone sono scesi ieri domenica nelle strade di Parigi per gridare loro frustrazione contro l'inflazione ...
che sta mettendo in ginocchio la Francia. E a causa dell'emergenza dei carburanti che i distributori in Francia vengono chiusi o assaltati. E di fronte alla chiusura di sei raffinerie su un totale di 7, il presidente Macron ha promesso il ritorno alla normalità per la prossima settimana.
Nello scorso fine settimana, numerosi distributori di benzina sono rimasti a secco a causa dei mancati rifornimenti, causando file anche chilometriche di automobilisti, in molti casi “intimoriti” dai toni drammatici dell’informazione mainstream sul rischio di una prolungata penuria di carburante.
Ancor più vergognose sono state le dichiarazioni dello stesso Macron che, in un’intervista ai media, ha fatto appello “affinché la Confederazione Generale del Lavoro (CGT), permetta al paese di funzionare”, facendo eco alle parole della prima ministra Elisabeth Borne secondo la quale “un disaccordo salariale non giustifica il fatto di bloccare la Francia”.
Nessuna parola né tantomeno una misura concreta sull’inflazione che, attraverso i rincari dei prezzi al consumo e delle fatture energetiche, sta distruggendo il potere d’acquisto delle classi popolari già impoverite da anni di massacro e smantellamento dello Stato sociale e di liberalizzazione del mercato del lavoro.
I miseri tentativi di vincere la “battaglia delle opinioni” da parte del governo si arenano di fronte alla presa di coscienza da parte delle classi popolari sulla realtà economica e sociale dei profitti stellari e dei dividendi stratosferici delle multinazionali in questione, fatti sulla schiena e sulla pelle dei lavoratori grazie anche agli incondizionati aiuti pubblici ricevuti durante e dopo la pandemia.
Total ha battuto il record del miglior “risultato netto” mai realizzato da una azienda francese: 19 miliardi di profitti conseguiti in soli 6 mesi. Il suo amministratore delegato, Patrick Pouyanné, ha visto la sua busta paga aumentare del 52% nel 2021, raggiungendo i 500mila euro al mese. Gli azionisti della compagnia hanno beneficiato di oltre 2,6 miliardi di dividendi nel mese di settembre. Per i lavoratori e le lavoratrici nulla… è invece la lotta di classe dall’alto!
La Federazione Nazionale delle Industrie Chimiche rivendica l’aumento generale dei salari e la loro piena indicizzazione all’inflazione, tutela dei diritti sindacali e miglioramento delle condizioni di lavoro, un vero cambiamento della politica energetica francese con l’uscita delle logiche speculative del mercato e la nazionalizzazione del settore energetico (gas, petrolio, elettricità) sotto il controllo operaio e popolare.
Nei giorni scorsi, la premier Elisabeth Borne è passata dalle parole ai fatti, autorizzando i prefetti a “precettare i lavoratori” per rimpiazzare gli scioperanti nelle raffinerie Exxon e garantire il funzionamento dei suoi depositi. Ieri è stato pubblicato il decreto da parte della Prefettura del dipartimento Nord per costringere gli scioperanti a tornare al lavoro nel deposito di Dunkerque di Total Energies.
Macron e il suo governo decidono di schierarsi, senza sorpresa alcuna, al servizio del padronato e delle multinazionali. Si tratta di un attacco durissimo al diritto di sciopero, dai nauseabondi tratti ottocenteschi di disprezzo e odio di classe dall’alto.
Una misura nei fatti “illegale” che la Federazione delle Industrie Chimiche ha rinviato al mittente decidendo di intensificare lo sciopero anche nelle raffinerie della Loira-Atlantica, oltre a quelle già bloccate nel Nord, nella Normandia e nel Bouches du Rhone.
Inoltre, non possiamo che condividere la denuncia delle complicità dei tradizionali sindacati gialli francesi che hanno deciso di siglare un pre-accordo (fintamente maggioritario) con la direzione Exxon. Un pre-accordo che, oltre ad andare contro le rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici in sciopero, presta il fianco alla repressione sindacale e all’intimidazione da parte del governo di far tornare al lavoro gli scioperanti “costi quel che costi”.
Se il governo francese sta tendendo in tutti i modi di indebolire lo sciopero nelle industrie del petrolchimico, d’altro lato le federazioni della Confederazione Generale del Lavoro non intendono arretrare e, attraverso l’annuncio di uno “sciopero ricondotto a tempo indeterminato” hanno deciso di alzare il livello di scontro.
I lavoratori e le lavoratrici del petrolchimico hanno creato un rapporto di forza in grado di fare da vettore per una mobilitazione sindacale e sociale generale, cosi come avevano fatto i lavoratori ferrovieri.
Lo sciopero delle raffinerie non lascerà di certo indifferenti i lavoratori degli altri settori. Uno sciopero a tutto tondo per i salari, il lavoro e l’industria che non può che convergere con l’insieme delle altre lotte che si stanno dando in altri settori economici e sociali in Francia, dalla sanità all’istruzione pubblica, contro la riforma dell’indennizzo di disoccupazione e quella delle pensioni che il governo sembra intenzionato a ritirare fuori dal cassetto (dove era stata riposta solo a causa della pandemia di Covid-19) e far passare di forza, applicando il famigerato “articolo 49.3”, ovvero la tagliola parlamentare.
Ma non solo: se è vero che questa lotta riguarda un settore chiave e portante dell’economia nazionale, al tempo stesso è in grado di toccare un punto nevralgico del sistema di produzione capitalista e di metterne in evidenza le evidenti contraddizioni in una fase di sempre più acuta crisi economica ed energica, sotto la speculazione e l’impennata dei prezzi, al di là del “greenwashing”, della transizione ecologica fatta con il nucleare e il carbon-fossile.
Proprio mentre Macron e il suo governo – retto da una debole “maggioranza” parlamentare garantita dal sostegno del Rassemblement Nationale di Marine Le Pen – si trovano a dover affrontare il portato dirompente dello sciopero delle raffinerie e la rabbia sociale crescente nel paese, ieri notte è stato battuto all’Assemblée Nationale, la quale ha votato l’introduzione di una tassa sui super-dividendi.
Una breccia è stata aperta, mentre si estende a macchia d’olio la solidarietà e la lotta con numerosi settori che hanno deciso di entrare in sciopero, dai dockers ai conducenti nei trasporti pubblici ai lavoratori delle centrali nucleari. Intensificare il rapporto di forza, generalizzare lo sciopero ed organizzare il conflitto sono le chiavi per poter avanzare nella lotta, non solo nelle raffinerie e nelle industrie petrolchimiche, ma in tutti i settori e per tutti i lavoratori.
La “Manifestazione contro il carovita e l’inazione climatica” di questa domenica a Parigi, ha rappresentato una tappa di convergenza politica, sociale e sindacale indispensabile per estendere la mobilitazione sociale contro Macron e il sistema che rappresenta.
Rompere con questo sistema di produzione in crisi sistemica, con le politiche di massacro sociale dell’UE e con l’escalation bellica della NATO devono essere le parole d’ordine da declinare e far avanzare nei diversi ambiti di lotta, un’esigenza fondamentale per resistere e contro-attaccare: “Sarà la guerra!”.
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