Ucraina, sempre al lavoro macchina della disinformazione
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KIEV - Il primo gennaio 2023 la Repubblica Popolare di Donetsk ha subito il primo bombardamento da parte del regime ucraino nell’anno appena cominciato. I
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Gen 04, 2023 10:37 Europe/Rome
  • Ucraina, sempre al lavoro macchina della disinformazione

KIEV - Il primo gennaio 2023 la Repubblica Popolare di Donetsk ha subito il primo bombardamento da parte del regime ucraino nell’anno appena cominciato. I

l bersaglio dei missili sparati da Kiev è stata una caserma che ospitava militari russi. L’attacco ha provocato più di 60 vittime tra i soldati mobilitati. Per molti si tratta di un chiarissimo messaggio dell’intenzione americana di provocare un’escalation del conflitto nel corso del 2023.

L’attacco segue comunque il modello delle ultime e relativamente efficaci operazioni contro le forze russe, spesso dentro i confini della Federazione. Il primo dato da considerare è il ruolo decisivo svolto dalla NATO, sia in termini di intelligence sia per la probabile partecipazione diretta di militari occidentali alle operazioni di lancio.

Questo aspetto conferma in pieno come quella in atto sia una guerra non tanto tra Russia e Ucraina, quanto tra Russia e l’intera NATO, con tutte le implicazioni che ne conseguono. Un altro elemento cruciale è la natura provocatoria delle azioni del regime di Kiev e dei suoi sponsor, anche se la ragione di questo comportamento non è così scontata come potrebbe sembrare.

Un’analisi dei fatti di inizio anno pubblicata dal blog The Saker osserva in maniera apparentemente ovvia come le provocazioni NATO non servano “soltanto a stimolare una qualche reazione russa”, con l’obiettivo di scatenare l’indignazione dell’opinione pubblica occidentale o di legittimare nuove forniture di armi da destinare a Kiev. Mosca, d’altronde, conduce già da settimane una campagna di massicci bombardamenti quotidiani che hanno messo fuori uso buona parte delle infrastrutture ucraine.

Quello che la NATO e Zelensky intendono provocare è piuttosto “l’unica cosa che i russi non hanno ancora fatto”, cioè, secondo The Saker e altri commentatori indipendenti, “l’operazione su larga scala che i vertici militari russi stanno evidentemente preparando”. La questione fondamentale riguarderebbe i tempi dell’operazione decisa al momento della mobilitazione di circa 300 mila soldati russi lo scorso settembre. Gli USA e la NATO sanno che l’offensiva russa è ormai inevitabile e, “non avendo modo di ritardarla” o impedirla, hanno come “unica possibile opzione quella di anticiparla il prima possibile”.

L’apparente paradosso è spiegato dalla logica militare di una strategia che punta a coinvolgere ancora di più la Russia nel conflitto prima che i piani dell’operazione siano completati e la mobilitazione di uomini e mezzi ultimata. La NATO starebbe in definitiva cercando di forzare la mano al Cremlino per ordinare un attacco “affrettato” sull’onda delle pressioni derivanti dalle operazioni ucraine come quella di lunedì, in modo da costringerlo a ritrovarsi impantanato in una situazione tutt’altro che ottimale.

Che lo scopo di USA e NATO venga soddisfatto è però improbabile. La Russia non sembra avere particolare urgenza di passare alla prossima fase dell’offensiva e la realtà di un esercito ucraino lanciato verso la vittoria è tale solo nell’immaginario creato dalla propaganda occidentale. Mosca dispone di un robusto sistema industriale-militare che è in grado di sostenere uno sforzo bellico imponente come quello in corso. Il fronte si è infatti stabilizzato dopo le “controffensive” ucraine a Kharkov e Kherson e le forze russe continuano a martellare obiettivi militari e infrastrutture civili, causando all’Ucraina perdite difficili da sostenere malgrado il sostegno occidentale.

In sostanza, per quanto amplificate risultino operazioni come quella dei primi minuti dell’anno, esse non alterano di molto gli equilibri strategici della guerra, né migliorano le prospettive del regime di Zelensky. Da questo punto di vista, i bombardamenti ucraini in territorio russo appaiono più come un gesto disperato privo di effetti concreti, utile tutt’al più ad alimentare la macchina della disinformazione o a illudere l’opinione pubblica che altri sforzi e stanziamenti di armi e denaro determineranno, alla fine, la sconfitta militare di Mosca.

 

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