Onu, Canberra affonda Rudd -1
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Se l’ex primo ministro Laburista australiano, Kevin Rudd, vedrà andare in fumo i suoi sforzi per succedere a Ban Ki-moon come Segretario Generale delle Nazioni Unite sarà in buona parte proprio a causa del governo del suo stesso paese.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ago 02, 2016 05:23 Europe/Rome
  • Onu, Canberra affonda Rudd -1

Se l’ex primo ministro Laburista australiano, Kevin Rudd, vedrà andare in fumo i suoi sforzi per succedere a Ban Ki-moon come Segretario Generale delle Nazioni Unite sarà in buona parte proprio a causa del governo del suo stesso paese.

Nonostante l’eventuale diversità di schieramento politico, la bocciatura di un candidato alla guida di un organismo internazionale da parte dei leader del proprio paese è piuttosto insolita, soprattutto alla luce del relativo prestigio che deriva dall’incarico. Se si considera il contesto strategico e la posizione internazionale dell’Australia, la vicenda di Kevin Rudd risulta tuttavia molto meno sorprendente.

L’ormai più che probabile naufragio della sua candidatura è stato decretato dal rifiuto di sostenerla in maniera ufficiale da parte del primo ministro conservatore australiano, Malcolm Turnbull. Quest’ultimo ha definito il due volte ex premier ed ex ministro degli Esteri Laburista “non qualificato” per occupare la carica di Segretario Generale dell’ONU, senza però spiegarne le ragioni, ufficialmente per non infliggere ulteriori dispiaceri allo stesso Rudd. 

La decisione di Turnbull ha finito per accentuare polemiche e divisioni all’interno di una già fragile coalizione di governo, uscita dalle elezioni anticipate di inizio luglio con una risicatissima maggioranza in una sola delle due camere del parlamento australiano. All’interno anche del gabinetto le opinioni su Rudd sono infatti tutt’altro che uniformi. Il ministro degli Esteri, Julie Bishop, aveva anzi sponsorizzato il leader Laburista, la cui candidatura aveva essa stessa sottoposto all’intero gabinetto. 

Kevin Rudd, da parte sua, non ha incassato passivamente la presa di posizione del governo, ma nei giorni scorsi ha reso pubbliche tre lettere che testimoniano come Turnbull avesse appoggiato verbalmente la sua candidatura a Segretario Generale almeno dal mese di novembre prima del clamoroso voltafaccia.

Discussioni sull’argomento sarebbero avvenute anche il 23 dicembre negli uffici del primo ministro a Sydney, dove quest’ultimo avrebbe comunicato a Rudd la necessità di ottenere dal governo l’appoggio alla sua candidatura. Ciò avrebbe dovuto essere però una semplice formalità, in modo da evitare l’impressione che si trattasse di una decisione unilaterale presa dal premier.

Turnbull ha smentito la versione di Rudd, ribattendo che, in tutti i loro faccia a faccia, all’ex primo ministro Laburista era stato comunicato che l’eventuale appoggio ufficiale alla sua candidatura sarebbe stato deciso all’interno del gabinetto. Malgrado le smentite, Rudd è riuscito a mettere in serio imbarazzo il premier e, come ha scritto lunedì il quotidiano australiano Sydney Morning Herald, ha “alimentato il sospetto che [Turnbull] sia stato esposto alle pressioni della destra del suo partito [Liberale] per respingere la candidatura”.

In effetti, svariati leader della coalizione “Liberale-Nazionale” avevano sparato a zero su Kevin Rudd, in particolare quelli vicini all’ex primo ministro Tony Abbott, deposto da Turnbull lo scorso settembre con un colpo di mano interno al partito. Anche membri autorevoli del governo si erano lasciati andare a dichiarazioni al limite dell’offensivo nei confronti di Rudd per evidenziarne le carenze caratteriali e i limiti nella capacità di gestire le attività connesse a un incarico così importante e delicato.

Il ministro del Bilancio, Scott Morrison, aveva ad esempio affermato di non potere nemmeno spiegare apertamente le ragioni per cui Rudd è da considerarsi inadatto a guidare le Nazioni Unite, mentre quello dell’Immigrazione, Peter Dutton, aveva definito l’ex premier una sorta di “megalomane” che farebbe impallidire “l’ego di Donald Trump”. Per l’ex ministro ed ex leader dei Liberali al Senato, Eric Abetz, Rudd sarebbe invece un “narcisista” con l’impulso a controllare maniacalmente ogni minimo dettaglio legato alle proprie mansioni.

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