Ucraina, Cina: mai fornito armi alle parti in conflitto
PECHINO - La Cina non è l’artefice della crisi, né una parte direttamente interessata. Perché minacciare allora le sanzioni alla Cina? Non è assolutamente accettabile.
Il neoministro degli Esteri, Qin Gang, nel suo primo briefing con i media a margine dei lavori parlamentari annuali, ha accennato a “una mano invisibile” che sembra sostenere una crisi prolungata. “E’ una tragedia che poteva essere evitata: la Cina sceglie la pace sulla guerra, il dialogo sulle sanzioni” e la de-escalation all’escalation”, ha notato ancora Qin sul conflitto tra Russia e Ucraina. La “mano invisibile”, ha accusato Qin senza articolare la questione, sta “usando la crisi ucraina per servire determinate agende geopolitiche”. Il ministro, in particolare, ha sollecitato un avvio rapido del dialogo perché “conflitto, sanzioni e pressioni non risolveranno il problema e il processo dei colloqui di pace dovrebbe iniziare il prima possibile, mentre le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti dovrebbero essere rispettate”, ha precisato. La crisi, secondo Pechino, è la conseguenza “di un problema di sicurezza che coinvolge l’intera Europa”, mentre la posizione della Cina sulla guerra in Ucraina è stata oggetto di un rinnovato esame nelle ultime settimane tra il consolidamento delle sue relazioni con Mosca e i dubbi nelle capitali occidentali sull’idoneità per il ruolo di un onesto mediatore nei potenziali colloqui di pace: la leadership comunista si è rifiutata di nominare la Russia come aggressore nella guerra, fornendo finora una copertura diplomatica completa a Mosca in tutti i contesti multilaterali.
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