Caso TikTok, l'offensiva mediatica Usa contro Cina
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WASHINGTON - La questione è puramente politica, la cybersecurity c’entra poco e non sono pochi gli esperti delle nuove tecnologie che definiscono una “minaccia fantasma” ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 02, 2023 06:06 Europe/Rome
  •  Caso TikTok, l'offensiva mediatica Usa contro Cina

WASHINGTON - La questione è puramente politica, la cybersecurity c’entra poco e non sono pochi gli esperti delle nuove tecnologie che definiscono una “minaccia fantasma” ...

la causa dell'assalto del Camera dei Rappresentanti di Washington al popolare “social” cinese TikTok. L'obiettivo e' di proporre legge per limitare l’utilizzo dell’app negli Stati Uniti. E' una battaglia contro Pechino.

La pericolosità di questo strumento, che viene senza alcuna prova associato al governo di Pechino, sembra essere ampiamente sopravvalutata, ma la campagna in corso ai limiti dell’isteria ha almeno due obiettivi ben precisi: alimentare il clima di caccia alle streghe contro la “minaccia” cinese e rafforzare il potere di censura e controllo della rete nelle mani del governo americano.

I vari membri della commissione Commercio della camera bassa del parlamento USA intendevano con ogni probabilità mettere alle strette il numero uno di TikTok, dimostrando la pericolosità di un “social” bollato come strumento del Partito Comunista Cinese. Quello che è emerso dall’evento, oltre alla pacatezza con cui Shou Zi Chew ha controbattuto a domande e provocazioni, è stata piuttosto la sostanziale ignoranza dei deputati sul funzionamento del “social” incriminato e di internet in generale.

Non solo, le denunce feroci nei confronti di TikTok hanno finito per evidenziare l’ipocrisia che come sempre contraddistingue le finte crociate della classe politica americana. Se il merito delle imputazioni sollevate per TikTok può essere considerato in parte legittimo, è ancora di più vero che le potenzialità maligne del “social” cinese si ritrovano moltiplicate in strumenti simili ma ancora più diffusi a livello planetario e, soprattutto, di proprietà di soggetti americani, come Google, Facebook, Instagram o Twitter.

Per i politici americani, dunque, TikTok funzionerebbe come una sorta di programma di “sorveglianza di massa” in grado di intercettare i dati personali dei suoi 150 milioni di utenti negli Stati Uniti. Informazioni sanitarie o sui movimenti degli utilizzatori sono tra quelle più sensibili su cui il “social” metterebbe le mani. Il tutto, almeno potenzialmente, nella disponibilità delle autorità della Repubblica Popolare Cinese.

Gli interventi dei deputati americani fanno parte di una campagna coordinata che già l’amministrazione Trump aveva inaugurato qualche anno fa, nel tentativo di bandire il “social” cinese dagli Stati Uniti. I vertici delle principali agenzie della sicurezza nazionale USA hanno a loro volta suonato l’allarme su TikTok. A inizio di questa settimana, ad esempio, il numero uno della cyber-sicurezza per la NSA, Rob Joyce, ha definito il “social” come un “cavallo di Troia” della Cina, utilizzato da Pechino per raccogliere informazioni sugli americani. Secondo Joyce, il governo americano dovrebbe tenere sotto stretto controllo le attività della compagnia che ne detiene la proprietà – la cinese ByteDance – in modo da evitare futuri problemi legati alla sicurezza.

Lo scorso novembre era stato invece il direttore dell’FBI, Christopher Wray, ad avvertire che Pechino poteva sfruttare TikTok per operazioni di spionaggio o, addirittura, per prendere il controllo degli smarthpone su cui è installata l’applicazione. Poco più tardi, l’uso del “social” cinese era stato vietato sui dispositivi aziendali dei dipendenti del governo federale e di una ventina di amministrazioni statali.

Fermo restando che il controllo del governo cinese delle informazioni a cui TikTok potrebbe potenzialmente avere accesso non è stato per ora in nessun modo dimostrato, è evidente che la facoltà di raccogliere informazioni di massa a livello globale è in primo luogo una caratteristica di siti, motori di ricerca e “social network” ideati e di stanza in America. Questi ultimi collaborano oltretutto regolarmente con il governo di Washington, consegnando su richiesta dati ultra-sensibili dei loro utenti, quasi sempre a loro insaputa.

L’uso dei “social” come strumento di propaganda o di controllo dell’informazione è un’altra prerogativa dell’apparato di potere USA. Proprio negli ultimi mesi, Elon Musk ha favorito la pubblicazione in varie tranches dei cosiddetti “Twitter Files”, ovvero trascrizioni di e-mail e comunicazioni varie tra i vertici di Twitter ed esponenti del governo che confermavano come fosse applicata una censura di fatto delle notizie da diffondere tra gli utenti del “social” con sede a San Francisco. Com’è ormai noto, risalgono poi al 2013 le prime rivelazioni di Edward Snowden sulle attività della NSA, impegnata a monitorare virtualmente tutte le comunicazioni elettroniche che avvengono sul territorio americano e non solo.

Al di là del merito delle accuse contro TikTok, è indiscutibile che il governo degli Stati Uniti sia di gran lunga il più attivo nel campo della sorveglianza digitale, del controllo/manipolazione delle informazioni e delle operazioni di propaganda su scala planetaria. Il tentativo di demonizzazione di TikTok, così da scoraggiare gli utenti americani dall’utilizzarlo, appare inoltre insensato anche da un altro punto di vista. In una realtà dove la privacy è ormai un’illusione e il monitoraggio sul web è pervasivo, non è cioè chiaro, come ha spiegato un’analisi della rivista Jacobin, per quale ragione gli utenti americani dovrebbero preoccuparsi maggiormente del controllo (presunto) esercitato dal governo cinese rispetto a quello (dimostrato) del loro governo.

 

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