Kiev, prove dei crimini di guerra, l’Occidente complice: vergognosa
NEW YORK (Pars Today Italian) - C’era una volta il Cile di Pinochet, dove avvengono arresti sommari, sequestri per strada, sparizioni, ...
dove esistono prigioni segrete in cui i cittadini ucraini detenuti subiscono torture, maltrattamenti, abusi sessuali e stupri, dove ci sono desaparecidos: è l’Ucraina della junta di Kiev. I governi occidentali, la stampa di regime e le anime pie per la libertà (di mercato o di portare guerre nel mondo) ci spiegano che bisogna inviare armi per difendere una democrazia che rappresenta i valori europei.
Il dossier dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, invece, mostra che l’autoproclamato mondo libero sta difendendo un sistema decisamente differente da quello democratico.
Dal rapporto, infatti, emerge come l’Ucraina abbia cessato di essere uno Stato di diritto, trasformandosi in una sorta di Stato di polizia. In molti casi la giustizia viene di fatto amministrata dalle forze dell’ordine e di sicurezza, pertanto l’OHCHR ravvisa un rischio per il diritto alla difesa e la certezza della pena. Altresì sono state rilevate violazioni al diritto internazionale umanitario. In generale viene tracciato un quadro preoccupante per la certezza del diritto, principio che sta alla base di ogni ordinamento giuridico.
L’OHCHR scrive che, con l’introduzione della legge marziale, dal 2 marzo 2022 l’Ucraina “ha regolarmente notificato al segretario delle Nazioni Uniti la sua deroga dal diritto alla libertà e alla sicurezza della persona previsto dall’art.9 dell’ICCPR”, Patto Internazionale sui diritti civili e politici. Sottolinea tuttavia, che “alcuni elementi del diritto sono non derogabili, incluso la proibizione della detenzione arbitraria”.
La legge marziale ha consentito al parlamento di emendare il Codice Penale e il Codice di Procedura Penale al fine assegnare alle autorità una più ampia discrezione per la detenzione di “persone che costituivano o erano sospettate di rappresentare una minaccia contro la sicurezza nazionale”.
“A causa della loro eccessiva portata – prosegue - le disposizioni modificate sembrano essere andate al di là di quanto consentito dall'IHRL (International Human Rights LAW, NdR), anche in tempi di emergenza pubblica o di legge marziale”.
Il risultato è stato la creazione di un sistema di giustizia penale modificato con “basi più ampie per la detenzione con più deboli garanzie procedurali, aumentando i rischi di detenzione arbitraria”.
Le garanzie dei prigionieri sono state ulteriormente ridotte dall'uso di luoghi di detenzione non ufficiali, una pratica che era già stata documentata dall'OHCHR nel periodo 2014-2021.
E’ stato documentato l’utilizzo di 29 luoghi di detenzione non ufficiali tra cui appartamenti, sanatori, sotterranei di edifici abbandonati, commissariati di polizia, scantinati e sedi locali dei Servizi di Sicurezza Ucraini (SBU) a Dnipro, Ivano-Frankivsk, Kostiantynivka, Kramatorsk, Kryvy Rih, Mykolaiv, Odessa, Severodonetsk e Sloviansk, e altre strutture usate come centri di detenzione temporanea.
Gli effetti combinati degli arresti illegali (senza mandato), dell’utilizzo luoghi di detenzione non ufficiale e della segregazione creano preoccupazione in quanto pongono di fatto i detenuti al di fuori della tutela della legge. L’OHCHR rileva infatti che nelle prigioni segrete sono emersi casi di tortura, maltrattamenti, minacce di morte, abusi sessuali e persino stupri.
“La tortura e i maltrattamenti sono stati usati per estorcere confessioni o informazioni, o per indurre i detenuti a collaborare in altro modo, per estorcere denaro e proprietà, oltre che per punire, umiliare e intimidire”, viene precisato.
Dal dossier emergono delle pratiche illegali e una serie di violazioni dei diritti umani dei detenuti, quali:
• Arresti senza mandato;
• Detenzione senza tempestivo controllo giudiziario;
• Arresti per collaborazionismo
• Detenzione illegale nei luoghi di detenzione non ufficiale;
• Sequestri per strada;
• Desaparecidos;
• Inadeguate condizioni carcerarie e torture.
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