Brexit mina le pensioni, ecco cosa fare (prima parte)
L'addio inglese e i tassi a zero peseranno sugli assegni Inps. Serve una rendita di scorta
Mentre il governo sta lavorando per introdurre l'anticipo della pensione, la vittoria della Brexit produrrà un ulteriore freno all'economia europea (la Banca d'Inghilterra ha tagliato le stime di crescita) e quindi a quella del nostro Paese.
Con un inevitabile impatto sulle pensioni degli italiani, che, va ricordato, sono calcolate sulla media del pil degli ultimi 5 anni. Diventa, quindi, ancora più importante pensare subito come integrare l'assegno dell'Inps. Ecco che cosa si può fare e come cogliere le agevolazioni fiscali in vigore.
Chi non scommette sulle azioni va incontro a una rendita-mini
La Brexit rafforza la prospettiva che la stagione dei tassi rasoterra proseguirà a lungo. Per costruirsi una pensione di scorta è quindi necessario rischiare di più, puntando sulle Borse e sui titoli ad alto rendimento. In caso contrario ci si dovrà accontentare di un ritorno inferiore a quello degli anni passati. Facciamo un esempio. Ipotizzando un rendimento medio anno del 2%, che è quello oggi ragionevolmente ottenibile da un fondo di investimento prudente o prevalentemente obbligazionario, un versamento di 200 euro al mese (2.400 euro l'anno) per 35 anni si traduce in una rendita finale di 6.200 euro. Tale rendita sale a 11.500 euro se il portafoglio avesse un rendimento annuo del 5%, o di 11.500 euro con un tasso del 7%. Percentuali però oggi raggiungibili solo con portafogli prevalentemente azionari o ricchi di bond ad alto rendimento. Insomma la scala del rischio è cambiata e occorre adeguarsi. Chi ha davanti almeno 10 anni di vita lavorativa, dovrebbe quindi scegliere una linea azionaria, così da sfruttare le potenzialità delle Borse nel lungo termine (tollerandone però le oscillazioni nel breve periodo). Con meno di 10 anni ma più di cinque, la scelta potrebbe invece cadere su una linea bilanciata (40-50% azioni e il resto obbligazioni, titoli di Stato e strumenti monetari) mentre per chi ha 3-5 anni di vita lavorativa è meglio una linea obbligazionaria; sotto i 3 anni è opportuno spostarsi su una linea monetaria o garantita.
Con i fondi si può dedurre e c'è il contributo aziendale
Va ricordato che i fondi pensione e i «Pip» sono gli unici strumenti che, per legge, permettono di dedurre dalle tasse fino a 5.165 euro all'anno di versamenti. Inoltre, il lavoratore che aderisce al fondo pensione negoziale di categoria (come, per esempio il fondo Cometa per i lavoratori del settore metalmeccanico) o al Pip convenzionato con l'azienda, beneficia di un contributo aggiuntivo da parte del datore di lavoro (che oscilla tra l'1% e il 2% del reddito annuo).
Con le Unit linked si punta sulla ripresa delle Borse
Un'altra formula per costruirsi una pensione integrativa è quella utilizzare le unit linked, i prodotti assicurativi che investono il premio versato in fondi d'investimento e strumenti finanziari. In questo caso, tranne specifici contratti, non sono previste agevolazioni fiscali. In alcuni casi, il contratto assicurativo contempla alcune coperture in caso di premorienza dell'assicurato oppure nel caso di invalidità o di perdita dell'autosufficienza. Le unit sono contratti caratterizzati da una maggiore «vivacità», e tendono ad amplificare i movimenti del mercato: nel 2009, per esempio, mentre i fondi pensione negoziali hanno guadagnato l'8,5% le unit hanno registrato un +14,5% (e quelle azionarie addirittura +20,6%) mentre nel 2011, a fronte di un +0,1% dei fondi pensione le unit hanno perso il 5,2% (-7,9% le unit azionarie).
Fonte: ilgiornale.it