La Groenlandia sarà il prossimo Venezuela?
https://parstoday.ir/it/news/world-i363384-la_groenlandia_sarà_il_prossimo_venezuela
Pars Today- La premier danese, ha respinto le nuove affermazioni di Donald Trump sull'annessione della Groenlandia sollecitando Washington a porre fine alle minacce contro un alleato storico.
(last modified 2026-01-06T09:37:41+00:00 )
Gen 06, 2026 10:37 Europe/Rome
  • Isola della Groenlandia
    Isola della Groenlandia

Pars Today- La premier danese, ha respinto le nuove affermazioni di Donald Trump sull'annessione della Groenlandia sollecitando Washington a porre fine alle minacce contro un alleato storico.

La premier danese Mette Frederiksen, in tono raro e franco, ha definito le nuove affermazioni di Donald Trump sull'"occupazione" della Groenlandia "assolutamente assurde" e ha chiesto a Washington di smettere di minacciare il suo storico alleato.

Questa dura reazione è un segno della profonda preoccupazione di Copenaghen e di altre capitali europee per un cambiamento fondamentale nel comportamento strategico degli Stati Uniti. Un cambiamento che ha assunto dimensioni più preoccupanti dopo l'operazione militare statunitense in Venezuela e il rapimento del presidente del Paese.

Le affermazioni di Trump sulla Groenlandia non sono nuove. Durante il primo mandato della sua presidenza, ha parlato più volte anche di "acquisto" o di annessione del territorio autonomo danese. Ma la differenza nella situazione attuale è che questa volta queste parole sono pronunciate in un ambiente in cui gli Stati Uniti hanno praticamente dimostrato di essere pronti a raggiungere i loro obiettivi geopolitici e non evitano l’intervento militare diretto e la chiara violazione della sovranità dei paesi.

L’operazione militare a Caracas e il rapimento di Nicolás Maduro, dal punto di vista degli europei, hanno spostato una linea rossa nella politica internazionale contemporanea, e ciò ha elevato le minacce di Trump contro la Groenlandia dal livello di “dichiarazioni controverse” al livello di “scenari possibili”.

La reazione del governo danese può essere compresa proprio in questo contesto. Frederiksen ha difeso la sovranità nazionale della Danimarca sottolineando che “il controllo della Groenlandia da parte dell’America” è impensabile, e ha parlato esplicitamente dell’ordine giuridico internazionale e del principio di non cambiamento dei confini con la forza. Questa posizione riflette una preoccupazione più profonda in Europa. Preoccupazione per il ritorno della logica imperialista delle grandi potenze e l'indebolimento delle regole che costituivano la base della sicurezza del continente europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Nel frattempo, il governo locale della Groenlandia ha cercato di evitare che la crisi si trasformasse in uno shock politico interno calmando l’opinione pubblica. Il primo ministro della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha definito il messaggio della moglie di uno degli alti funzionari della Casa Bianca, che ha pubblicato la mappa del territorio con il colore della bandiera americana, un'evidente "mancanza di rispetto" e ha sottolineato che il futuro della Groenlandia non è determinato dai messaggi sui social network.

Questa reazione mostra la crescente sensibilità della società groenlandese verso qualsiasi disprezzo dello status giuridico e politico di questa terra. Sebbene il territorio sia piccolo in termini di popolazione, a causa della sua posizione geopolitica e delle vitali risorse minerarie, è diventato il fulcro di una grande competizione di potere.

A livello europeo, le reazioni si sono diffuse oltre la Danimarca. Il presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di inviare un messaggio chiaro a Washington sottolineando il suo sostegno “senza riserve” alla sovranità e all’integrità territoriale della Danimarca. L’Europa non resterà in silenzio di fronte alle minacce di cambiare i confini.

Il presidente della Commissione europea ha inoltre espresso la sua solidarietà alla Danimarca e al popolo groenlandese e ha parlato della continuazione delle consultazioni con alleati e partner. Una frase diplomatica che riflette in realtà la ricerca dell'Europa di una risposta collettiva e coordinata alle imprevedibili politiche americane.

Ciò che preoccupa oggi l’Europa non è solo la Groenlandia. La questione principale è un nuovo modello di comportamento in cui gli Stati Uniti, da tradizionale alleato dell’Europa, diventano essi stessi un agente di instabilità. Se il Venezuela può essere preso di mira per un intervento militare basato sulla sicurezza o su interessi economici, quale garanzia c’è che la stessa logica non verrà applicata ad altre regioni, compreso l’Artico? Questa è una questione che ora è stata seriamente sollevata nei think tank europei.

Infine, la reazione del governo danese e di altri governi europei alle affermazioni di Trump sulla Groenlandia è più di una semplice difesa di un territorio, è un tentativo di difendere i principi fondamentali dell’ordine internazionale. Gli europei hanno ben compreso che il silenzio di fronte a tali affermazioni può aprire la strada alla normalizzazione della politica della forza.

Pertanto, le prese di posizioni di Copenaghen, Parigi e Bruxelles dovrebbero essere considerate come parte del più ampio sforzo europeo per mantenere un minimo di stabilità e legalità in un sistema che è stato esposto all’erosione più che mai.