GB: Londra è responsabile delle proprie lacrime
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LONDRA- L’ambiguità del Regno Unito nella lotta al terrorismo è evidente. Se la Siria e la Libia sono fucine di fanatismo e orrore, è anche grazie alle sue scelte in politica estera.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 30, 2017 06:11 Europe/Rome
  • GB: Londra è responsabile delle proprie lacrime

LONDRA- L’ambiguità del Regno Unito nella lotta al terrorismo è evidente. Se la Siria e la Libia sono fucine di fanatismo e orrore, è anche grazie alle sue scelte in politica estera.

L’attentato a Manchester ha sconvolto tutti, inutile negarlo. Sapere dell’esistenza di tanti ragazzi dilaniati da una bomba riempita di chiodi è raccapricciante, disgustoso. È l’emblema dell’assenza di ogni sentimento di pietà e di umanità nel senso più alto del termine, cioè di appartenenza al genere umano. Il terrorismo è questo, purtroppo, e quello dello Stato Islamico, il sedicente Stato Islamico, non è diverso. Colpisce dove può fare più male: nemico invisibile di una società che, per sicurezza, ha deciso da tempo di chiudere gli occhi, in modo da non vedere i propri fantasmi. Una società che ha chiuso gli occhi, governi accondiscendenti, miopi, tendenzialmente amorfi, che hanno abdicato alla sicurezza e alla strategia a lungo termine per premiare l’immediato e politiche volte all’ambiguità. Ed è da queste politiche che bisogna partire per comprendere come si sia arrivato a questo attentato. Con una doverosa premessa: non c’è necessità di trovare un’impossibile giustificazione, né di dare la colpa alla “società” o al “sistema”; semplicemente è opportuno scavare un po’ a più fondo per essere consapevoli che il Regno Unito ha sbagliato tutto.

È vero che c’è un colpevole, è vero che c’è un odioso terrorista carnefice di decine di ragazzi innocenti. Però è anche vero che la cosiddetta “guerra al terrorismo” del Regno Unito è quantomeno dubbia sotto il profilo delle proprie vere intenzioni. Basta vedere l’origine della famiglia del terrorista: la Libia. Ecco, la Libia è esattamente il fallimento più grande della politica estera britannica (per meglio dire occidentale) degli ultimi anni. Un disastro su tutta la linea che ha colpito in primis il regime del colonnello Gheddafi, in secondo piano noi italiani, e infine ha scatenato un inferno di terrore, crimine e traffici umani di cui la Libia è oggi tappa intermedia o finale.

Oggi il Regno Unito piange, giustamente, i suoi morti. Ma cosa pensava quando dava il via libera alla campagna militare per destituire Gheddafi e devastare il Paese? Eppure tutti ne erano consapevoli che quello Stato, quel Paese, incastonato tra il Mediterraneo e il Sahara, sarebbe stato il crocevia della devastazione e il crocevia dei peggiori traffici umani e di armi. Tutti ne erano consapevoli, ma si è preferito così. Si è preferito distruggere un Paese, smantellare uno Stato e infine farne un deserto. La Libia era un baluardo al terrorismo internazionale e al fanatismo islamico. Gheddafi non era un santo, benissimo, ma non era neanche quello che c’è oggi, cioè il nulla in mano a predoni, bande armate, fanatici salafiti telecomandati da potenze occidentali il cui unico obiettivo era togliere un soggetto scomodo all’espansione delle proprie leve economiche e politiche. Hanno scoperchiato il vaso di Pandora noncuranti dei problemi, perché era più facile devastare. Se oggi in Libia c’è jihad, morte e terrore, c’è perché dalle parti di Londra si è deciso che era meglio eliminare Gheddafi, ottenere pozzi petroliferi, spodestare un dominio indiscusso dell’ENI (perché in fondo la guerra l’hanno fatta anche a noi italiani), e dare tutto in mano a presunti ribelli democratici che si sa, tutto sono fuorché democratici. Tutti erano d’accordo: Gheddafi era un feroce dittatore che andava eliminato. Hanno eliminato il feroce dittatore, ma la Libia da che era un Paese stabile e libero, si è trasformato in un inferno che sta colpendo l’Europa con una rete di criminalità multilivello di cui l’attentato di Manchester è solo la punta dell’iceberg.

Ambiguità inglesi sulla lotta al terrorismo internazionale che non possiamo non rinvenire anche in Siria. Stesse modalità della Libia: regime ostile, ribellione fomentata da Occidente e arabi, devastazione di un Paese, terrorismo dilagante. Inutile fare il resoconto della guerra in Siria, perché tutti ne sono pienamente a conoscenza. Ma c’è un fattore molto rilevante: il Regno Unito, e con lui l’Occidente, ha voluto fortemente che la Siria fosse destabilizzata. Sono riusciti anche qui nell’intento, lasciando che il regime siriano venisse prima colpito dalle ribellioni nel Paese e dopo, una volta che lo Stato Islamico ne ha preso il sopravvento, intervenendo militarmente a sostegno dei ribelli “democratici”. Presto detto, ora la Siria è quello che è, un popolo distrutto, uno Stato devastato, un Paese in mano al fanatismo islamista che è stato il volano per lo smantellamento del regime di Bashar Al Assad. La Siria, quella guerra sporca, orrenda e così maledetta, è ancora una volta l’emblema di quanto il Regno Unito, l’Occidente tutto, abbia in realtà scatenato il terrorismo nel mondo invece di sconfiggerlo. Anni di presunti bombardamenti della coalizione internazionale e non succedeva niente, l’Isis avanzava fino alle porte di Damasco. Anni di sostegno ai ribelli democratici, eppure ancora deve vedersi qualcuno disposto a consegnare le armi, parlare con Assad e finire con la guerra. Così democratici che le forze speciali britanniche sono entrate in massa nel sud-est della Siria, al confine con l’Iraq, e non troppo lontano dalla Giordania. Vogliono creare zone-cuscinetto, dicono, ma in realtà sostengono la Free Syrian Army prima che l’esercito lealista di Damasco entri in massa e ponga fine alla ribellione.

Siria e Libia sono i luoghi dove il terrorismo islamico dilaga. Siria e Libia sono i luoghi in cui la politica estera britannica ha deciso di colpire destabilizzando gli antichi regimi. Non serve uno scienziato per comprendere quanto sia colpevole il Regno Unito in tutto questo, è pura conseguenzialità. Se oggi in Siria, Iraq e Libia, dilaga il Califfato, la distruzione e l’orrore, e se proprio da lì il terrore si espande e colpisce noi cittadini occidentali, è perché qualcuno ha voluto che dove c’era un ordinamento civile regnasse il caos. Inutile nasconderlo. Inutile fare finta di niente. Quando si è fatta la guerra a Gheddafi, tutti esultavano perché cadeva il bestiale tiranno: adesso tutti piangono perché l’ultimo mura fra l’Europa e la barbarie del Nordafrica, si era scoperto che era lui. Quando si è deciso di eliminare Assad, tutti brindavano alla guerra democratica per liberare il popolo siriano dalle nefandezze della dittatura alauita, dopo che per anni Assad era stato mostrato come il grande leader che si era formato a Londra, laico e tollerante. Adesso Assad non è ancora caduto, perché Iran e Russia non hanno voluto, ma è già chiaro a tutti cosa ha significato lasciare il campo libero ai presunti ribelli democratici. Eppure la Libia c’era stata, ma non aveva insegnato, evidentemente nulla.

Perciò piangiamo, com’è giusto, i nostri morti, Perché sono innocenti. Un ragazzino che va a vedere un concerto di una cantante non può morire dilaniato dai chiodi di una bomba artigianale. Non può farlo. Non deve succedere. Ma se oggi le città britanniche non sono sicure, è anche perché dove regnava la pace, si è voluto scatenare il caos.

di LORENZO VITA

Intellettuale Dissidente