BARJAM, Iran resta fermo sul disimpegno nucleare
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WASHINGTON - Pima uscita pubblica ufficiale da segretario di Stato americano di Anthony Blinken non ha lasciato molte speranze per un rapido ritorno degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Gen 31, 2021 02:56 Europe/Rome
  • BARJAM, Iran resta fermo sul disimpegno nucleare

WASHINGTON - Pima uscita pubblica ufficiale da segretario di Stato americano di Anthony Blinken non ha lasciato molte speranze per un rapido ritorno degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano ...

(JCPOA, oppure BARJAM in farsi ) abbandonato da Trump nel 2018. Nonostante i propositi di Biden in campagna elettorale, la nuova amministrazione democratica sembra voler imporre una serie di condizioni che, legittimamente, la Repubblica Islamica ha già respinto in partenza.

Il senso della posizione americana è in sostanza il seguente: le responsabilità del quasi naufragio dell’accordo di Vienna è degli USA, ma Washington non intende riparare all’errore di Trump e tornare semplicemente a farne parte. Ciò accadrà invece solo dopo che l’Iran sarà tornato a rispettare tutti i termini del JCPOA, anche se le “violazioni” di questi mesi non sono che la conseguenza inevitabile della decisione dell’ex presidente americano.

Il ribaltamento delle responsabilità tra Stati Uniti e Iran è stato spiegato questa settimana da Blinken nella prima conferenza stampa dopo la conferma del suo incarico al Senato di Washington. A ben vedere, l’ex funzionario dell’amministrazione Obama ha prospettato almeno un passo avanti. Infatti, sembra essere stata abbandonata la richiesta di includere nelle trattative per il ritorno nel JCPOA questioni come il programma missilistico convenzionale dell’Iran o le “attività maligne” di questo paese in Medio Oriente.

L’invito a Teheran per ridurre i livelli di arricchimento dell’uranio e per abbandonare i progetti di riavvio di impianti nucleari civili contestati dall’Occidente, cioè le principali iniziative adottate dopo l’uscita di Trump dall’accordo e la reintroduzione di sanzioni punitive, sono sufficienti in ogni caso a complicare la strada della diplomazia. La posizione dell’amministrazione Biden implica d’altra parte una rottura della catena di causa-effetto, attribuendo la responsabilità del fallimento dell’accordo del 2015 al solo comportamento iraniano. Secondo questa logica, una volta che Teheran tornerà al rispetto dei termini previsti dal JCPOA, Washington accetterà di fare lo stesso e, presumibilmente, di cancellare le sanzioni.

Già sul fatto che l’Iran sia disposto ad accettare queste condizioni ci sono forti dubbi. A complicare ulteriormente la situazione ci sono poi i piani futuri della Casa Bianca e del dipartimento di Stato. Sempre Blinken ha affermato che, nel caso la Repubblica Islamica torni a rispettare il JCPOA, gli Stati Uniti si adopereranno per un “accordo più forte e di più lunga durata”. In apparenza, questa sembra una proposta allettante, ma in realtà è esattamente l’opposto. Il segretario di Stato USA ha infatti aggiunto che nell’ipotetico accordo di più ampio respiro entreranno altre questioni “estremamente problematiche” e decisamente tossiche per Tehran.

 

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