Le isole dell’Hormozgan: dove storia, geopolitica e natura si intrecciano
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Pars Today – Sotto il sole ardente del Golfo Persico, le isole dell’Hormozgan risplendono tra storia, natura ed economia.
(last modified 2026-03-04T10:41:58+00:00 )
Feb 09, 2026 06:24 Europe/Rome
  • Le isole dell’Hormozgan
    Le isole dell’Hormozgan

Pars Today – Sotto il sole ardente del Golfo Persico, le isole dell’Hormozgan risplendono tra storia, natura ed economia.

Sotto il sole implacabile del Golfo Persico, disseminato lungo le vie d’acqua strategiche della regione dell’Hormozgan, riposa un arcipelago di isole iraniane; ognuna come una gemma unica, intessuta nella trama della storia, della natura e della ricca economia di questa terra. Secondo quanto riferito da Pars Today citando Press TV, questo articolo segue le profonde correnti storiche, la natura resistente e le audaci trasformazioni economiche, mostrando come territori un tempo conosciuti sulle mappe dei geografi antichi con i nomi di “Oaracta” e “Organa” siano oggi diventati perle naturali del Golfo Persico.

Le foreste di Hara sull’isola di Qeshm

Qeshm: fortezza geopolitica e rifugio ecologico

L’isola di Qeshm, la più grande del Golfo Persico, è una terra la cui storia, come le sue rocce sedimentarie stratificate, si è accumulata nel tempo ed è testimone di migliaia di anni di ambizioni umane e delle forze implacabili della natura.

Quest’isola, che nell’antichità era chiamata “Abarkavan” o “Isola delle capre”, grazie alla sua forma allungata che si estende parallelamente alla costa della terraferma, ha sempre goduto di un valore strategico eccezionale ed è stata costantemente oggetto delle mire delle potenze dominanti.

La Valle delle Stelle sull’isola di Qeshm

La Fortezza dei Portoghesi nella città di Qeshm e ciò che è noto come la “Fortezza di Naderi” a Laft, come guardiani duri e imponenti, mostrano esempi di architettura militare dell’epoca coloniale e safavide.

La moschea Barkh nel villaggio di Kusheh — che probabilmente risale ai primi anni delle conquiste islamiche ed è stata ricostruita dopo il devastante terremoto del 14esimo secolo — testimonia la profonda vita spirituale degli abitanti dell’isola.

Altrettanto eloquenti sono i pozzi ingegnosamente progettati di “Tala” a Laft, tradizionalmente in numero di 366, che rappresentano un esempio di antiche soluzioni alla cronica scarsità d’acqua. La cisterna sotterranea di Kharbas mostra tracce di modelli insediativi risalenti all’epoca sasanide, mentre i resti del cimitero degli inglesi a Basidu e la nota cisterna di “Bibi”, costruita all’inizio del 16esimo secolo, offrono un quadro più completo di un’isola che è stata continuamente plasmata, adattata e contesa da ondate successive di abitanti, governanti e mercanti.

Tuttavia, la grandezza di Qeshm non si limita alla sua storia umana, ma risiede anche nella sua straordinaria architettura naturale — un valore riconosciuto con la registrazione dell’isola come Geoparco Mondiale dell’UNESCO.

Qeshm è un immenso museo geologico a cielo aperto, dove erosione, tettonica salina e sedimentazione hanno creato un paesaggio surreale e in costante trasformazione. La Valle delle Stelle, con le sue formazioni alte e appuntite, e le vaste reti di grotte saline — tra cui la spettacolare grotta di Namakdan, la più lunga grotta salina del mondo — aprono nuove prospettive sull’arte sotterranea della Terra.

Lungo la costa, le foreste marine di Hara (mangrovie) costituiscono uno degli ecosistemi più vitali e al tempo stesso più fragili della regione. Queste ampie distese fungono da aree di riproduzione per pesci e crostacei e da rifugio per gli uccelli migratori. Insieme alle barriere coralline e alle spiagge sabbiose di Qeshm — luoghi di deposizione delle uova delle tartarughe marine — esse sottolineano l’enorme importanza ecologica dell’isola.

Per generazioni, l’economia locale è stata strettamente legata a questo ambiente e si è basata sulla pesca, sull’agricoltura su piccola scala, sui palmeti e, in passato, sulla pesca delle perle. L’esportazione di blocchi di sale puro e di legname un tempo riforniva i mercati di tutto il Golfo Persico.

Alla fine del 20esimo secolo, il governo iraniano, riconoscendo il potenziale unico di Qeshm, nel 1368 iraniano (1989) ha istituito l’Organizzazione della Zona Franca di Qeshm. L’obiettivo era sfruttare la posizione strategica dell’isola, le vicine risorse di gas naturale e il suo ricco patrimonio naturale e culturale per creare un polo di commercio, industria ed ecoturismo.

Oggi Qeshm si trova in un equilibrio delicato e dinamico: cerca di preservare le sue antiche meraviglie geologiche e i suoi stili di vita tradizionali, affrontando al contempo le esigenze dello sviluppo economico moderno. L’isola si erge come una monumentale testimonianza del legame duraturo tra natura e storia in uno dei crocevia più antichi del mondo.

I badgir (torri del vento) nella città di Laft, isola di Qeshm

Se Qeshm rappresenta lo spirito grezzo e antico delle isole del Golfo Persico, Kish ne incarna il futuro brillante e ambizioso: un’isola che da tranquillo avamposto per la pesca delle perle si è trasformata in una vetrina economica e turistica dell’Iran.

L’importanza storica di Kish come potenza commerciale medievale — allora chiamata “Qeys” — è spesso oscurata dal suo splendore contemporaneo.

Tra l’11 esimo e il 13esimo secolo, Kish raggiunse un tale apice da entrare in competizione con Hormuz. I suoi governanti -sia della dinastia Julandeh sia affiliati ai Al Buyah -comandavano potenti flotte che dominavano le rotte commerciali verso l’India e l’Africa orientale, arrivando persino a lanciare un’incursione su Aden nel 1135.

Le rovine dell’antica città di Harireh, disseminate di porcellane importate, testimoniano il suo ruolo nella vasta rete commerciale dell’Oceano Indiano, mentre le sue perle furono celebrate da viaggiatori e cronisti da Marco Polo ad Abu al Fida.

Quest’età dell’oro declinò dopo la conquista di Kish da parte di Hormuz nel 13esimo secolo, e per secoli l’isola tornò a una semplice vita di pesca e coltivazione delle palme, con una popolazione ridotta a un’ombra della sua antica grandezza.

Le spiagge dell’isola di Qeshm

La Rivoluzione islamica del 1979 (1357) pose bruscamente fine all’era dello sfruttamento privato di Kish durante il periodo Pahlavi, lasciando incompiuti i progetti più sfarzosi. Dopo la guerra imposta, la Repubblica Islamica ripristinò le infrastrutture dell’isola, ma ne invertì radicalmente l’orientamento.

Nel 1989 (1368) Kish fu rilanciata come prima zona franca commerciale del Paese, con una nuova missione a favore della popolazione.

L’Organizzazione della Zona Franca di Kish riconvertì le strutture abbandonate dell’ambizione monarchica: gli hotel di lusso un tempo riservati a pochi divennero strutture accessibili al pubblico e l’aeroporto esclusivo si trasformò in una porta aperta a tutti.

Il quadro giuridico non fu riscritto per l’occultamento di una minoranza, ma per attrarre investimenti e turismo a beneficio della maggioranza.

Oggi, l’isola che un tempo era una fortezza proibita del dittatore e del suo entourage accoglie circa due milioni di visitatori all’anno — in larghissima parte famiglie e cittadini iraniani che in passato erano esclusi dalle proprie coste.

Il centro della città di Kish

Oggi Kish rappresenta uno studio di contrasti e di ambizione concentrata. La sua economia poggia su tre pilastri: turismo dello shopping, turismo medico e turismo ricreativo.

Le risorse naturali dell’isola sono state confezionate per il divertimento: la spiaggia corallina per lo snorkeling, il parco dei delfini per l’intrattenimento familiare e resort di lusso come l’hotel marino galleggiante “Toranj” accolgono un flusso crescente di turisti interni ed esteri, che supera i due milioni l’anno.

Dal punto di vista culturale, Kish presenta una combinazione affascinante: il dialetto bandari, le tradizioni influenzate dalla cultura araba e l’eredità della navigazione marittima sopravvivono ancora in vari angoli dell’isola, anche se la cultura dominante è sempre più plasmata dal consumismo e dall’afflusso continuo di turisti.

Una cisterna d’acqua a Kish

Kish è così diventata l’esperimento più audace dell’Iran nel capitalismo globalizzato: un asset strategico per aggirare le sanzioni occidentali attraverso il commercio e un laboratorio sociale in cui i conflitti tra conservazione e sviluppo, tradizione e modernità, controllo statale e libertà economica si svolgono su un palcoscenico soleggiato e ricoperto di coralli.

Hormoz: il gioiello rosso dello stretto strategico

In netto contrasto con lo sviluppo estensivo di Kish, la piccola isola di Hormoz è un luogo in cui la storia e la geologia impongono la loro presenza con forza implacabile.

Questo arido rilievo roccioso, custode dello stretto che porta il suo nome, presenta un paesaggio dipinto con una gamma vivida e quasi surreale di rossi scuri, ocra e gialli — colori derivanti dai ricchi giacimenti di ossido di ferro e ocra — che le hanno dato il nome poetico di “Isola dell’arcobaleno”.

Tuttavia, l’importanza di Hormoz va ben oltre la sua scala fisica e affonda le radici in una posizione che per secoli l’ha resa uno dei punti strategici più ambiti della Terra.

Le rocce e le coste meridionali dell’isola di Hormuz

In epoca contemporanea, il valore di Hormoz è stato ridefinito in modo violento dalla geopolitica e dai combustibili fossili. Lo stretto su cui l’isola si affaccia è diventato il più vitale collo di bottiglia per il trasporto del petrolio nel mondo, attraverso il quale transita circa un quinto del consumo globale di greggio.

Questa realtà ha riportato Hormoz al centro dei calcoli strategici mondiali. Oggi l’isola ospita anche installazioni militari iraniane, svolgendo al contempo il ruolo di guardiano e di potenziale leva nelle tensioni regionali e internazionali.

Dal punto di vista ambientale, Hormoz rimane estremamente fragile; i suoi paesaggi unici e gli ecosistemi marini circostanti sono altamente vulnerabili. Gli sforzi per sviluppare un turismo limitato — incentrato sulla geologia quasi extraterrestre, sulle spiagge di sabbia rossa e sui resti della Fortezza portoghese — procedono con cautela e sotto l’ombra del ruolo militare e strategico dominante dell’isola.

Così, oggi Hormoz è un simbolo potente: un richiamo a un passato commerciale glorioso ma spietato; una meraviglia geologica di bellezza mozzafiato; e un punto costantemente infiammato nell’arena ad alto rischio della sicurezza energetica globale — un’isola il cui suolo rosso ha silenziosamente assistito a secoli di lotte di potere e continua a influenzare il corso del mondo.

Al di là del trittico di Qeshm, Kish e Hormuz, le acque dell’Hormozgan sono costellate da una costellazione di isole minori; ciascuna come un filo distinto nella ricca trama della provincia, che mette in luce la resilienza naturale, la profondità storica e le economie tradizionali.

Isole come Larak, Hengam, Abu Musa, Tonb Grande e Tonb Piccola possono non avere la scala o lo sviluppo appariscente dei loro vicini maggiori, ma la loro importanza è profonda e radicata nell’ecologia, nel patrimonio culturale e nella vita resiliente delle comunità locali.

La Valle dell’Arcobaleno sull’isola di Hormuz

L’isola di Larak, situata nel canale strategico a sud di Hormuz, rappresenta una lunga storia di insediamento e difesa. La sua piccola fortezza portoghese di forma quadrata — probabilmente risalente alla fine del 16esimo secolo — un tempo proteggeva le vitali risorse di acqua dolce per le navi di passaggio e sorvegliava lo stretto.

Nel tempo, il ruolo di Larak si è ampliato assumendo anche funzioni strategiche: negli anni Sessanta del calendario iraniano (anni ’80), ospitava un impianto di trasferimento del petrolio che fu attaccato durante la guerra di difesa sacra, e oggi l’isola funge da base navale. Dal punto di vista ecologico, Larak mantiene un’importanza vitale; è una stazione per uccelli migratori come i fenicotteri e le sue acque circostanti fanno parte del fragile ecosistema marino dello stretto.

Dall’altro lato, l’isola di Hengam, a sud ovest di Qeshm, presenta un volto diverso e si è sempre più orientata verso un ecoturismo sostenibile. L’isola è famosa per l’osservazione quotidiana dei delfini tursiopi del Golfo Persico, visibili tramite escursioni in barca in partenza da Qeshm.

Hengam possiede anche notevoli formazioni geologiche, tra cui montagne sedimentarie dai colori arcobaleno e spiagge ricche di fossili, mentre il suo villaggio tradizionale conserva uno scorcio di uno stile di vita più lento e premoderno del Golfo Persico.

L’economia di Hengam è una combinazione di micro turismo, pesca e produzione di delicati manufatti artigianali a rete realizzati dalle donne locali — un modello potenziale di equilibrio tra tutela ambientale e beneficio economico basato sulla comunità.

Le isole di Abu Musa, Tonb Grande e Tonb Piccola occupano una posizione più controversa nel panorama geopolitico regionale. In passato, queste isole erano stazioni intermedie per comunità commerciali e di pescatori, un modello comune in tutto il Golfo Persico.

Abu Musa è economicamente importante per i suoi giacimenti petroliferi e di ossido rosso, mentre le isole Tonb sono preziose soprattutto per la loro posizione strategica. Nel complesso, queste isole dimostrano quanto anche le più piccole porzioni di terra nel Golfo Persico possiedano un’importanza geopolitica duratura.

Plancton bioluminescente sulla costa dell’isola di Larak

Nel complesso, queste isole minori rivelano i ritmi fondamentali della vita nel Golfo Persico. Le loro economie restano profondamente legate al mare e la pesca tradizionale continua a essere la principale fonte di sostentamento.

Insieme — dalle più grandi alle più piccole — queste isole compongono una parte inseparabile, stratificata e affascinante del patrimonio nazionale dell’Iran.