Generale Akrami-Nia: «Se il nemico entra via terra, riceverà colpi pesanti»
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Il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, portavoce dell'Esercito della Repubblica Islamica dell'Iran
Pars Today - Il portavoce dell'Esercito della Repubblica Islamica dell'Iran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è sempre stato un passaggio sicuro e pacifico, utilizzato anche dai Paesi extraregionali per il transito delle proprie navi.
In un'intervista rilasciata domenica 29 marzo in merito all'aggressione militare americano-sionista contro l'Iran, il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, portavoce dell'Esercito della Repubblica Islamica dell'Iran, ha affermato: «Il problema principale degli Stati Uniti con la Repubblica Islamica dell'Iran non è affatto la questione nucleare, ma l'autorità e l'indipendenza dell'Iran, un'indipendenza di cui oggi pochissimi Paesi al mondo godono pienamente».
Riguardo alla probabilità di un ingresso degli invasori in Iran attraverso i confini terrestri, il portavoce ha dichiarato: «Esiste la massima prontezza per qualsiasi potenziale scenario pianificato dal nemico, anche se dovesse decidere di entrare in guerra via terra. Questo, anzi, rappresenta il nostro punto di forza».
Akrami-Nia ha sottolineato: «Se il nemico vuole entrare via terra, riceverà sicuramente colpi pesanti e subirà danni di gran lunga superiori a questa guerra a distanza che è attualmente in corso».
Il portavoce dell'Esercito iraniano ha poi aggiunto: «Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, sono state le azioni malvagie degli Stati Uniti d'America e del regime sionista a mettere in pericolo la sicurezza di questo stretto. Lo Stretto di Hormuz è sempre stato un passaggio sicuro e pacifico, e anche i Paesi extraregionali lo utilizzavano per far transitare le loro navi. Tuttavia, dopo questa aggressione, la situazione è cambiata».
Il generale ha quindi concluso: «Non è logicamente accettabile che l'Iran sia esposto a minacce e attacchi, mentre gli altri Paesi continuano a beneficiare della sicurezza di questo stretto. Soprattutto considerando che gran parte dello stretto è sotto il controllo dell'Iran, e noi non ne trarremmo il vantaggio necessario».