Libia, Conte: soluzione politica sotto egida Onu
L'Italia è pronta a rimodulare la sua presenza in Libia nell'ambito di una missione europea sotto l'egida dell'Onu. E intende giocare un ruolo chiave anche alla conferenza di Berlino,
dopo il nulla di fatto a Mosca che ha dimostrato come sul dossier libico nessun Paese può pensare di "risolvere il problema da solo". A pochi giorni dal summit fissato per domenica nella capitale tedesca, la diplomazia italiana lavora senza sosta e punta a recuperare quel ruolo che sembrava essergli sfuggito di mano e che aveva convinto le opposizioni a chiedere al governo di riferire su quanto accaduto. Il premier Giuseppe Conte è stato ascoltato dal Copasir mentre i ministri degli Esteri e della Difesa Luigi di Maio e Lorenzo Guerini hanno riferito ai parlamentari sulle prossime mosse che il Governo intende compiere sul delicato dossier. I recenti avvenimenti in Libia, ha detto Guerini, "ci impongono una riflessione su una possibile rimodulazione del nostro sforzo militare. Si potrebbe ipotizzare un intervento internazionale per dare solidità alla cornice di sicurezza, nel rispetto di un'eventuale richiesta di supporto avanzata alla comunità internazionale". Parole che arrivano dopo quelle del premier sulla possibilità di una forza sul terreno di 'peace monitoring', ma solo con la necessaria garanzia di sicurezza per i militari. E sotto il cappello dell'Onu. Che, secondo Conte, deve guidare anche il processo politico. "L'Italia - ha detto - è concentrata da tempo affinché la crisi sia orientata a una soluzione politica, condividiamo un forte impegno congiunto per promuovere una sostenibile soluzione politica sotto l'egida delle Nazioni Unite". Il governo sta ragionando sui numeri - attualmente i militari impegnati sono circa 300 - ma prima è necessario trovare a Berlino l'unità dell'Europa, che come ha detto più volte Conte resta l'unica vera garanzia per evitare di "rimettere le sorti future del popolo libico alla volontà di singoli attori". Ovvero alle mire di spartizione di Turchia e Russia. Di certo lo strappo del generale Haftar nei confronti di Putin ha dato respiro a un'Unione europea che rischiava ancora una volta di essere messa all'angolo. Lo sforzo diplomatico di Ankara e Mosca, ha commentato Di Maio senza troppi giri di parole, "non è andato in porto" e questo dimostra che "nessun Paese può risolvere questo problema da solo. I Paesi che risolvono questo tipo di problemi da soli si vedono solo nei film".