Il coronavirus è trasportato dall'inquinamento da particolato
ROMA-Una recente pubblicazione sulla rivista The New England Journal of Medicine ha concluso che “la trasmissione via aerosol e superfici contaminate di Covid-19 è plausibile poiché il virus può rimanere vitale e infettivo per ore negli aerosol e per giorni sulle superfici”.
Dopo il primo studio rilasciato dalla SIMA, sono stati diverse le pubblicazioni e i report che hanno prima suggerito e poi sempre più comprovato l’ipotesi di uno stretto rapporto tra particolato atmosferico e i drammatici effetti del coronavirus COVID-19.
Allo studio dell’università di Harvard e alla pubblicazione dei ricercatori del San Raffaele di qualche giorno fà, oggi si aggiunge un tassello importantissimo a supporto della tesi che vede imputato l’inquinamento da particolato.
L’inquinamento da particolato (PM2.5 in particolare) agisce da facilitatore di questa epidemia in due modi: in modo diretto, danneggiando la salute, e indiretto, agendo da veicolo (carrier) del virus.
L’effetto diretto è conosciuto ed è notoriamente una importante causa di morti premature. L’effetto indiretto è invece la partecipazione del particolato come vettore (carrier) del virus. Questa ipotesi, bollata da alcuni come priva di alcuna plausibilità biologica, è in realtà oggetto di studio. Una recente pubblicazione sulla rivista The New England Journal of Medicine ha concluso che “la trasmissione via aerosol e superfici contaminate di SARS-CoV-2 è plausibile poiché il virus può rimanere vitale e infettivo per ore negli aerosol e per giorni sulle superfici”. Oggi arriva una conferma importante di questa ipotesi da parte della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che annuncia di aver trovato il coronavirus SARS-Cov-2 nel particolato.
Fonte:.lantidiplomatico.it