La contemplazione nella spiritualità islamica (1a p.)
Questo articolo studia un soggetto molto importante nel pensiero islamico ed in particolare nella spiritualità islamica, la contemplazione.
Nelle scritture islamiche troviamo differenti simili definizioni che possono rientrare sotto la voce “contemplazione”, come tafakkur, tadabbur e ta’ammuq.
Tafakkur significa pensare, riflettere o contemplare. In alcuni casi può anche significare meditazione. Deriva dalla radice “fikr” che significa pensiero. Anche tadabbur significa riflettere o ponderare. Esso deriva dalla radice “dubur” che significa “posteriore”. Quindi, tadabbur in origine significa vedere o osservare ciò che è dietro o posteriore; le cose che esistono prima di noi. Ta’ammuq significa pensare profondamente. Esso deriva dalla radice “umq” che significa profondo. Quindi t’ammuq implica andare in profondità e non esser soddisfatti solamente con l’aspetto superficiale della realtà. Secondo un ben noto hadith, Dio ha rivelato alcune parti del Corano, tra le quali il capito al-Tawhid (112) e i primi versetti del capitolo al-Hadid (57) perché Egli sa che alla fine dei tempi (akhir al-zaman) ci sarà un gruppo di profondi pensatori (aqwamun muti’ammiqun) (1).
Tutti questi termini indicano quindi, approssimativamente, la stessa nozione. L’enfasi che l’Islam ha riposto su questo aspetto, come vedremo più dettagliatamente in seguito, è estremamente significativa e illustra il peso che dà all’aspetto intellettuale degli esseri umani. Secondo il Corano, siamo stati creati per servire e adorare Dio (51: 56). Il “Retto Sentiero” è quello di servire e adorare (36:61). Ciò non significa comunque che bisogna limitarsi soltanto agli atti fisici di adorazione. Il coinvolgimento fisico o anche emotivo nella preghiera o nelle recitazioni del Libro non sono sufficienti se Dio viene dimenticato o non conosciuto debitamente. Certamente gli atti di adorazione sono molto importanti ed alcuni di essi sono doverosi, ma la filosofia che li sottende è di prepararci a conoscere e ricordare Dio ed avvicinarci a Lui. Il Corano dice:
“AdoraMi ed esegui l’orazione per ricordarti di Me..” (20: 14)
Alla fine del terzo capitolo del Corano, Dio loda un gruppo di persone che Lo ricordano in differenti situazioni e che sono riflessive. I versetti recitano quanto segue:
“In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto, che in piedi, seduti o coricati su un fianco ricordano Dio e meditano sulla creazione dei cieli e della terra, [dicendo]: “Signore, non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te! Preservaci dal castigo del Fuoco.” (3:190-191)
Le genti della riflessione, o contemplative, sono quindi quelle che prima ricordano Dio costantemente e poi riflettono profondamente sull’obiettivo della creazione. Entrambi gli aspetti possono essere rinvenuti in molti altri versetti o ahadith. Secondo un ben conosciuto Hadith Qudsi (Detto Divino, nel quale Dio parla per bocca del Profeta), Iddio dice: “Il Mio ricordo è fruttuoso in tutte le circostanze” (2). E’ per questa ragione che i giuristi musulmani raccomandano il ricordo di Dio o la menzione dei Suoi nomi ed attributi anche nei momenti più privati della giornata (3). Ci sono ahadith che spiegano dettagliatamente che ogni cosa ha un limite ad eccezione del ricordo di Dio, che è illimitato. Le preghiere quotidiane obbligatorie, per esempio, consistono di sole 17 unità. E’ raccomandato recitare ulteriori preghiere ma ci sono anche circostanze nelle quali ad una persona può essere richiesto di non recitarle. Un esempio è quando la vita di una persona innocente è in pericolo. La quantità del digiuno è stata ulteriormente chiaramente definita. Nel mese di Ramadan digiunare è obbligatorio e nei giorni ordinari dell’anno è raccomandato. Comunque ci sono circostanze nelle quali non è permesso digiunare ed altre circostanze nelle quali è raccomandato non digiunare. Lo stesso è vero per tutti gli altri atti di adorazione. E’ solo il ricordo di Dio che può e deve essere fatto in tutte le circostanze.
E’ di estrema importanza essere ‘spiritualmente vigili’ e fare in modo che nulla possa portarci a negligere o dimenticare Dio. Ci sono molte persone nella società che sembrano consapevoli ma sono in realtà incoscienti e negligenti. Esse non sono vigili. Dall’altra parte, le persone riflessive sono quelle che sono spiritualmente consapevoli e vigili tutto il tempo. Il Corano parla riguardo un gruppo di persone:
“che il commercio e gli affari non distraggono dal ricordo di Allah, dall’esecuzione dell’orazione, dall’erogazione della decima e che temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti.” (24:37)
Il versetto summenzionato rende particolarmente chiaro perché l’Islam ha riposto così tanta enfasi su qualità quali la conoscenza, il ricordo e la contemplazione. Secondo gli ahadith islamici, “contemplare per un momento è meglio di adorare per un anno” (4). Quindi, un adoratore (‘abid) che adora Dio in una moschea, in un tempio, in un deserto o in una grotta per un anno senza riflettere o contemplare ha meno valore di un credente che contempla per un periodo di tempo molto minore. Ci sono anche ahadith che affermano che contemplare per un momento possiede maggior valore dell’adorare per sessanta anni (5). Ciò ovviamente dipende dalla qualità della contemplazione e adorazione, e il ruolo dell’adorazione non deve essere sottostimato.
L’evidenza presentata serve a enfatizzare l’importanza della contemplazione. In altre parole, essa mostra l’importanza della contemplazione in contrasto con gli atti fisici di adorazione privi della contemplazione del cuore. Non vi è dubbio riguardo il valore dell’adorazione di una persona quando essa la compie con contemplazione, o quando è accompagnata dalla contemplazione.
Similmente, la recitazione del Corano e perfino il semplice guardare alle sue parole sono atti altamente raccomandati, ma non è sufficiente recitare il Corano o anche memorizzarlo se non vi è consapevolezza e contemplazione dei suoi contenuti. Il Corano critica coloro che non riflettono su di esso. Per esempio, noi leggiamo nel versetto 47: 24:
“Non mediteranno sul Corano? Hanno forse catenacci sui cuori?”
Le persone qui menzionate non riflettono, o forse riflettono ma non giungono a conclusioni appropriate perché i loro cuori sono chiusi o sigillati.
Se uno congiunge adorazione e contemplazione, l’esito sarà il migliore. E’ possibile adorare Dio attraverso la contemplazione come dimostrato da Abu Dhar, un celebre Compagno del Profeta (S). Secondo un hadith: “La maggior parte dell’adorazione di Abu Dharr era contemplativa” (6). Molti ahadith islamici affermano che una forma di adorazione di particolare valore è continuare a pensare o contemplare costantemente Dio ed il Suo potere (7).
E’ chiaro come l’Islam riponga grande importanza nella contemplazione e consideri il contemplare per un momento migliore del mero adorare per un anno o anche sessanta o settanta anni. In aggiunta, esso esemplifica l’adorazione delle persone devote incentrata sulla contemplazione e promuove la costante contemplazione come la forma di adorazione di maggior valore.
Fonte: http://islamshia.org/la-contemplazione-nella-spiritualita-islamica-m-heydarpoor/