Introduzione alla Shia Duodecimana (1a p.)
La Shi’a è poco o malamente conosciuta nel novero delle Tradizioni Spirituali Autentiche e anche all’interno della sua propria “Casa Spirituale” molte incomprensioni ha dovuto sopportare e molte persecuzioni.
E’ sintomatico, in questa situazione, il fatto che coloro i quali si sentono indirizzati alla ricerca di una Via Spirituale e “approdano” all’Islam si indirizzino quasi esclusivamente al cosiddetto “sunnismo” affidando poi la propria “cura spirituale” a tale o tal altro maestro delle varie confraternite sufi presenti all’interno dell’Islam. La Tradizione Sciita e i suoi referenti dottrinali sono “preconcettualmente” scartati o accuratamente evitati, in base anche ad una superficiale e monca (perché poco o nulla “informata”) accusa di “etorodossia”, quindi di “inautenticità metafisica”. Niente di più errato e di più vano.
Chi cerca il Vero non può affidarsi a valutazioni preconcette, né tanto meno dare per scontata una Dottrina senza averne valutato attentamente le Fonti previe “in-formazioni” corrette e riflessioni conseguenti ed approfondite.
Noi cerchiamo di ovviare a quella che riteniamo essere una “Lacuna Metafisica” e una “disinformazione religiosa” gravide di conseguenze per chi desideri porsi correttamente di fronte alla Dottrina Metafisica unanime e universale (altri anelli tradizionali a tal proposito andrebbero rimessi a giorno), e alla Ricerca Reale della Conoscenza di Sé “in questo Tempo”, nel quale il Soffio Vivente dello Spirito è sconto agli occhi di chi non cerca sinceramente il Fine Ultimo dell’Uomo.
Non è per propagandare alcunché che presentiamo questa breve introduzione alla Shi’a (1) ma per dare una Testimonianza Spirituale d’una Via Tradizionale autentica che è un Arca di Salvezza (2) per coloro che vi salgono e che sono al presente immersi nei marosi d’un mondo e d’una società che hanno perduto qualsivoglia possibilità d’Orientamento effettivo verso il Vero; e qualsiasi intelletto sufficientemente sano non può che rendersene conto, “patire” tale situazione e cercare di trarsene fuori finché è in tempo. A tale intelletto, al quale pesa la mancanza di senso d’una esistenza senza Principio né Fine Reale, è rivolto l’Appello d’un Orientamento integrale verso l’unicità di Dio (3) (Tawhid) che non ha pari, verso ciò che hanno “riportato” i Profeti (4) e che è stato “Sigillato” dal Profeta Muhammad (S), verso l’Amore per la sua Famiglia Purissima(as) (5), verso la Giustizia di Dio (6) con la quale ogni anima sarà pesata nel Giorno del Giudizio e verso la realtà della Resurrezione (7).
Al Profeta Muhammad (S) è stato rivelato il Libro (8) che è l’autentico “Miracolo” (9) dell’Islam, nel quale è espressa la Volontà di Dio nei confronti dell’Uomo presente in ogni uomo, a compimento delle Rivelazioni precedenti (10), a compimento della Torah, dei Salmi di Davide (as) e del Vangelo (11), a stabilimento dei Principi che devono guidare l’agire dell’essere umano (12), a Discriminazione tra il Vero ed il Falso (13) e ad Ammonimento per coloro che errano lontani dalla Ricerca della Visione del Volto di Dio (14), che tengono in considerazione le ricchezze e gli agi di questo mondo e si volgono sprezzanti (15) via dalla Parola Generosissima (al-Qur’an al-Karim), che associano (16) (ovvero danno potere) ad altri “dei” (idoli) invece o “a fianco” di Dio, l’Unico, il Senza Pari, che non tengono conto dell’Oltre (17) e non considerano il Giorno del Giudizio che è il Giorno della Resa dei Conti (18) che pensano che non saranno giudicati per ciò che hanno fatto e che non si ricordano del Patto contratto nei lombi d’Adamo (as), il giorno dell’Alastu (19).
Ora, l’Inviato di Dio (S) è stato mandato come una Misericordia per i Mondi (20) affinché agli uomini sia ricordata la Via Retta (21) che conduce a Dio a cui noi tutti ritorneremo (22).
Testimone della Missione dell’ultimo dei Profeti (S) fu suo cugino nonché genero ‘Ali ibn Talib (as) (23), il primo degli Imam (24), Intimo del Profeta (S), il più prossimo a Lui, al quale a Ghadir al-Khumm (25) trasmise il “Mandato”, l’Eredità di essere Guida (legatario) dei Credenti (Amir al Mu’minin), disatteso poi alla sua morte (26) dalla maggioranza dei compagni che con una scelta puramente umana demandarono la guida della comunità ad Abu Bakr (27) e poi ad Omar; terzo fu Uthman e quarto ‘Ali che quindi per la “maggioranza” è uno dei primi quattro califfi chiamati “i ben guidati” e non come per i suoi “seguaci” – chiamati perciò appunto “sciiti” – il primo degli Imam (as), dotato di ‘Ismat (28) (infallibilità), scelto direttamente da Dio attraverso il Profeta (S) ad essere la Guida dei Credenti riguardo la Totalità (esteriore ed interiore) dell’esistenza (29), quindi sia nel Dominio interiore (batin, l’esoterico) di Rischiaramento del Significato del Libro, sia in quello esteriore (zahir) – che non può che derivare dal primo e non può esserne scisso – di Guida della Comunità dei Credenti la cui “elezione” non può essere determinata da una scelta meramente umana, ma dal Volere stesso di Dio per bocca del Suo Inviato (S) o per bocca di un Imam (as) che solo può stabilire chi è destinato a succedergli nell’Imamato (così fu per tutti gli Imam della Shi’a Duodecimana sino al Dodicesimo, l’ultimo tuttora Vivente Signore di questo Tempo, Sahib-uz-Zaman).
Fonte: http://islamshia.org/introduzione-alla-shia-duodecimana/