L’esistenza di Dio (2a parte)
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L’Islam esprime il punto di vista ontologico utilizzando due dei nomi divini:
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Mar 31, 2019 17:47 Europe/Rome
  • L’esistenza di Dio (2a parte)

L’Islam esprime il punto di vista ontologico utilizzando due dei nomi divini:

 “Egli è al-‘Aliyy, al-‘Azim” (al-Baqara, 2:255)

 “Ala” significa “su” o “sopra”, “Uluw” significa altezza, “’Aali” significa “alto” e “’Aliyy” significa “il più alto”. “’Aliyy” non si riferisce ad un’altezza inerente allo spazio bensì ad un’altezza di rango. Tale gradazione razionale è soggetta a percezioni. Una creazione è sempre superiore o inferiore di rango ad un’altra, ognuna di esse è comunque inferiore ad “al-‘Aliyy” che è l’Altissimo.

Azamah” invece significa “grandezza” o “magnitudine”. Quando “al-‘Azim” viene attribuito a Dio nel Corano, questi porta un significato di vastità. Per quanto riguarda la nostra percezione, un essere umano è in grado di comprendere la realtà essenziale di alcune cose ma non di altre a causa della sua natura limitata. “al-‘Azim” è oltre la comprensione razionale ed intellettuale di ogni individuo e riesce ad afferrare ogni cosa sia essa a noi percepibile o impercepibile .

Differentemente dalla teoria ontologica, la teoria cosmologica per provare l’esistenza di Dio è inerente alla struttura dell’universo. Di conseguenza essa si basa sull’osservazione del mondo e su un’analisi “a posteriori”. La teoria cosmologica parte da due affermazioni e queste sono le seguenti:

L’universo esiste

Tutto ciò che si trova nell’universo dipende da qualcos’altro e niente in esso dipende la propria esistenza da sé stesso.

Se vi è un’unità per tutte le cose e chiamiamo questa unità “universo”, allora si deve assumere che tale universo dipenda da qualcosa per la sua esistenza. Ciò da cui dipende, a sua volta, non può dipendere da qualcos’altro per la sua esistenza, poiché altrimenti sarebbe parte dell’universo. Il nome di questo “qualcos’altro” è “Dio”.

 

In accordo alla teoria cosmologica, una delle tesi più importanti che sono state presentate è la tesi del motore immobile. In accordo alla tesi del motore immobile ogni cosa che si muove o cambia viene mossa o cambiata da qualcosa altro. La fonte del movimento e del cambiamento, a sua volta, viene mossa o cambiata da qualcosa altro. Questa catena di motori e cambiatori non può però essere infinita, sarebbe impossibile. Ci deve essere di conseguenza un motore immobile che causa i movimenti e i cambiamenti di ogni cosa senza, a sua volta, essere mosso o cambiato. Tale motore immobile è Dio.

Questo concetto viene espresso nel Sacro Corano attraverso la seguente espressione:

 “Dio! Non c’è altro dio che Lui, Colui che sempre vive, Colui che sempre sussiste” (al-Baqarah, 2:255)

La terza teoria che vogliamo presentare è la teoria teleologica. Essa è inerente all’ordine e allo scopo della creazione e di tutto ciò che ci circonda. Si tratta dell’argomento teistico più popolare a causa della sua semplicità seppur spesso sofisticata. Similmente alla teoria cosmologica, anch’essa è una teoria “a posteriori” e che quindi si basa sull’esperienza e sull’osservazione del mondo. E’ possibile notare che nel mondo vi è un ordine e uno scopo, è possibile, di conseguenza, assumere l’idea di un Creatore che abbia portato a termine l’ordine e messo ogni cosa al suo posto.   Il Sacro Corano dice:

 “Mostreremo loro i Nostri segni negli orizzonti e nello loro anime finché non sia chiaro che si tratta della Verità” (al-Shura, 42:42)

Infine citiamo la teoria religiosa basata esclusivamente sul Sacro Corano. In esso è scritto:

 “Così mostrammo ad Ibrahim il regno dei cieli e dela terra affinché fosse tra coloro dotati di certezza. Quando calò la notte su di lui vide una stella e disse:- Questo è il mio Signore!-. Poi quando vide splendere la luna disse:- Questo è il mio Signore!-. E quando scomparve disse:- Se il mio Signore non mi avesse guidato sarei stato sicuramente tra i traviati-. Poi vide spuntare il sole e disse:- Questo è il mio Signore! Questo è Grande!-. E quando tramontò disse:- O gente! Invero mi dissocio da ciò che Gli avete associato. Invero volgo il mio volto verso di Lui in quanto puro monoteista e non faccio parte degli idolatri-” (al-An’am, 6:75-79)

Diamo adesso uno sguardo al contesto storico di questo Versetto. Il profeta Ibrahim (as) viveva nell’antica regione della Babilonia, nel sud dell’Iraq, tra il deserto Arabo, il Golfo Persico e il delta dell’Eufrate. La gente di quel tempo aveva una notevole conoscenza delle stelle e dei corpi celesti. Essa viveva in città urbane sviluppate e soofisticate ed era intensivamente coinvolta nel commercio e nella produzione di oggetti preziosi.

In quel tempo, la religione Babilonese era un misto di animismo, mistificazione della natura e idolatria. I due poteri che più venivano adorati erano il sole e la luna. Le genti usavano attribuire anche uno status elevato al vento il quale portava la pioggia ed aiutava la crescita dei campi.  Altri dei venivano adorati per facilitare la fertilità del terreno.

Nonostante questo al profeta Ibrahim (as) venne rivelata la verità la quale andava oltre il mondo della superstizione e il mondo fisico ed egli vide così il mondo reale (malakut). Egli ruppe la tradizione dei suoi padri comprendendo la futilità nell’adorare idoli o cose distanti che luccicano e vengono riflesse nella terra. Le persone ignoranti assegnavano qualità divine a creazioni quali il sole e la luna non comprendendo così che esse sorgevano e scomparivano in accordo alle leggi designate da Dio.

I Versetti coranici ci dicono come Ibrahim (as) venne illuminato e di come raggiunse lo stadio della certezza. Esistono  tre diversi livelli di certezza:

 ‘Ilm al-Yaqin (al-Takathur, 102:5). Si tratta di uno stato di convinzione permenente e completo. E’ come la convinzione di colui che quando vede il fumo crede con certezza che vi deve essere un fuoco.

Ayn al-Yaqin (al-Takathur, 102:7).Si tratta di una visione attraverso sia l’occhio esteriore che l’occhio interiore. E’ come la convinzione di colui che non solo vede il fumo ma vede anche il fuoco stesso.

Haqq al-Yaqin (al-Waqi’ah, 56:95 e al-Haqqah, 69:51).Si tratta di uno stato di certezza acquisito quando ha luogo una forma di unione spirituale ed effettiva tra il conoscitore e l’oggetto conosciuto. E’ come la convinzione di colui che si trova in mezzo al fuoco.

Al fine di raggiungere lo stadio di Haqq al-Yaqin vi devono essere determinate condizioni:

L’anima dell’individuo deve possedere la capacità di ricevere e comprendere queste Verità. L’anima di un bambino, ad esempio, non può comprendere la realtà delle cose.

L’anima non deve essere contaminata da peccato e corruzione.

Si deve riporre una compelta attenzione sull’oggetto in questione e la mente deve essere libera dall’inquinamento di interessi vili e mondani.

Si deve essere privi da cieca imitazione e pregiudizio.

Al fine di raggiungere tale scopo dovranno essere intrapresi alcuni preliminari essenziali.

Coloro i cui cuori si tranquilizzano al ricordo di Allah” (Ra’d, 13:28)

 

Fonte: http://islamshia.org/lesistenza-di-dio-3/