L’uomo e l’Universo-1 parte
https://parstoday.ir/it/news/religion_islam-i199110-l’uomo_e_l’universo_1_parte
Non c’è dominio in cui il cambiamento e la trasformazione regnino con la stessa supremazia e totalità come in quello che concerne la natura e la relazione dell’uomo con essa, così come della sua conoscenza.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ott 03, 2019 15:07 Europe/Rome
  • L’uomo e l’Universo-1 parte

Non c’è dominio in cui il cambiamento e la trasformazione regnino con la stessa supremazia e totalità come in quello che concerne la natura e la relazione dell’uomo con essa, così come della sua conoscenza.

 La scienza moderna, che ha agito come un catalizzatore durante i secoli scorsi per il cambiamento in innumerevoli altri campi, è essa stessa basata sul cambiamento e l’impermanenza. Ove dovesse divenire stazionaria e immutabile, cesserebbe di esistere nella sua forma presente. E dal momento che questa è la sola scienza della natura nota all’uomo moderno, l’intera relazione tra l’uomo e la natura, così come la natura dell’uomo stesso e dell’universo che lo circonda, vengono visti alla luce del flusso e del cambiamento. La visione per cui la posizione dell’uomo nell’universo e la sua conoscenza di esso, per non parlare dell’oggetto di questa conoscenza, sono in costante mutamento è giunta ad apparire così ovvia ed evidente da far sì che ogni altro punto di vista sembri assurdo e quasi impossibile da comprendere. L’uomo moderno è disorientato anche di fronte a una possibilità di un elemento di permanenza nella sua relazione con l’universo, non perché un tale elemento non esista, ma perché il problema stesso non viene mai considerato dal punto di vista della permanenza.

Ci si dimentica spesso del fatto che prima che l’uomo iniziasse a vedere la sua relazione con la natura solo dall’aspetto del cambiamento e dell’impermanenza, egli stesso è divenuto interiormente disinteressato al principio immutabile dell’intelletto, il nous, che insieme alla Rivelazione è il solo fattore che può agire come asse immutabile e permanente per le macchinazioni della ragione umana. Con il risveglio degli elementi gnostici nel cristianesimo la facoltà razionale dell’uomo occidentale si è gradualmente estraniata dalle due fonti gemelle dell’immutabilità, della stabilità e della permanenza: la Rivelazione e l’intuizione intellettuale. Il risultato è stato, da una parte, la tendenza nominalista, che ha distrutto la certezza filosofica, e dall’altra questa riduzione dell’uomo al puramente umano, tagliato fuori da tutti gli elementi trascendenti, l’uomo dell’umanesimo rinascimentale. Una tale concezione dell’uomo implica mero mutamento e divenire – che si sono manifestati anche esteriormente durante quel periodo in quelle rapide trasformazioni della società occidentale che hanno fornito al Rinascimento il suo carattere transitorio. Ma la concezione che l’uomo ha dell’universo non era ancora mutata. La sua scienza della natura era ancora essenzialmente medievale, intrisa di elementi ermetici e scolastici. Era solo la sua concezione di se stesso che era mutata, che avrebbe a sua volta portato a un mutamento nella sua concezione dell’universo e del suo posto in esso.

E’ sempre essenziale tenere a mente il lasso di tempo tra la rivolta religiosa e metafisica alla fine del Medioevo, che rappresenta un tentativo di una parte dell’umanità occidentale di recidere il proprio legame con il suo archetipo celeste e immutabile per divenire puramente terrestre e umana, e la rivoluzione scientifica che ha portato questa visione secolarizzata dell’uomo alla sua logica conclusione attraverso la creazione di una scienza puramente secolare. L’uomo, una volta che giunto a considerarsi un essere sopratutto mondano e secolare, ha sviluppato una scienza che prende in considerazione solo l’aspetto mutevole delle cose, una scienza che si concentra meramente sul divenire piuttosto che sull’essere, e questa è l’evento più logico se noi ricordiamo che anche etimologicamente secolare deriva dal latino secularis, di cui uno dei significati è mutamento e temporaneità. La distruzione della visione sacra dell’uomo e dell’universo equivale alla distruzione dell’aspetto immutabile di entrambi. Una scienza secolare non può giungere all’esistenza senza essere interamente circoscritta a ciò che è mutevole e in divenire.

Se teniamo a mente i fattori storici che hanno portato alla formazione di una tale visione del mondo in Occidente, fondata esclusivamente sugli aspetti mutevoli delle cose, è possibile per noi ricostruire e riportare alla luce gli elementi permanenti nella visione dell’uomo moderno senza sembrare di star parlando di assurdità; ma ciò è possibile solo se c’è una comprensione della metafisica tradizionale e del linguaggio del simbolismo attraverso cui le verità metafisiche sono sempre state rivelate. 

La metafisica, o scienza di ciò che è permanente, può essere ignorata o dimenticata, ma non può essere confutata precisamente perchè non riguarda il mutamento in quanto mutamento. Quello che concerne la permanenza non può divenire “datato”, perchè esso non riguarda alcun dato come tale. Gli elementi permanenti nella relazione tra l’uomo e l’universo rimangono validi oggi come sempre. Solo essi possono divenire conosciuti una volta ancora dopo un lungo periodo di tempo in cui l’Occidente non ha ricercato gli elementi permanenti nel mutamento, ed ha anzi cercato di ridurre la permanenza stessa al mutamento e al processo storico.

Dal punto di vista delle dottrine metafisiche e cosmologiche tradizionali esistono vari elementi di permanenza nella relazione tra l’uomo e la natura e nella situazione stessa dell’uomo nell’Universo. Il primo e fondamentale elemento è che l’ambiente cosmico che circonda l’uomo non è la realtà ultima ma possiede il carattere di relatività e perfino di illusione.

Se si comprende ciò che significa l’Assoluto (mutlaq), si comprende allora anche il relativo (muqayyad) e si vede che tutto ciò che non è l’Assoluto deve essere necessariamente relativo. L’aspetto del mondo in quanto maya, per usare un termine indù, o samsara, nel senso buddista, è esso stesso un elemento permanente del cosmo e della relazione dell’uomo con esso. L’Universo, nel suo aspetto cosmico, fu sempre maya e sempre sarà maya. L’Assoluto è sempre l’Assoluto, e il relativo è il relativo, e nessun tipo di processo storico o cambiamento può trasformare l’uno nell’altro. Il processo storico può far dimenticare per un periodo ad un popolo, o anche ad un’intera civiltà, la distinzione tra l’Assoluto ed il relativo, e far sì che come conseguenza prenda il relativo per Assoluto, l’ordine creato (al-khalq) per Verità creata (al-haqq), come pare aver fatto la scienza moderna. Ma ovunque e ogniqualvolta appaia il discernimento metafisico, la distinzione si rende chiara e il mondo viene conosciuto per quello che è, ossia, illusione. L’elemento mutevole del mondo che implica il concetto di illusione è in sé una caratteristica permanente del mondo.

È nella natura del mondo cambiare, sperimentare la generazione e la corruzione, la vita e la morte. Ma il significato di questo cambiamento può esser compreso solo nei termini del permanente. Aver compreso che il mondo è mâyâ vuol dire aver compreso il significato di Atmân o Brahmân che trascendono mâyâ. Sapere che il mondo è temporaneo o samsârico in natura vuol dire sapere, per deduzione, la presenza dello stato nirvânico oltre di esso .

 Il relativo è giunto ad essere idolatrato come se fosse l’Assoluto

Il carattere mutevole del mondo rivela metafisicamente la realtà permanente che lo trascende. Comprendere la relatività delle cose è conoscere, per estensione della stessa conoscenza, l’Assoluto ed il Permanente. Questa distinzione metafisica è esistita, nel corso della storia, in tutti i periodi della cultura umana. Essa risiede nella natura delle cose, e tutti possono vederla se rivolgono il loro sguardo verso di essa. Soltanto in certe epoche come la nostra il relativo è giunto ad esser idolatrato come se fosse l’Assoluto.

Oggi giorno si sente spesso affermare che tutto è relativo. Ma le stesse persone che affermano questo, frequentemente attribuiscono poi un carattere assoluto al campo del relativo. Senza rendersi sempre pienamente conto di questo, confondono il Reale (brahman) con l’illusorio (maya), a causa della loro mancanza di discernimento e di conoscenza vera, un’ignoranza che proviene essa stessa dall’Illusione (maya). Ma quando vi è conoscenza metafisica vi è anche consapevolezza della relatività delle cose alla luce dell’Assoluto, e questa verità fondamentale è un elemento permanente della situazione dell’uomo nell’Universo, e concerne il suo destino in quanto essere chiamato a trascendere la cripta cosmica nella quale è caduto e ritornare dal dominio del relativo a quello dell’Assoluto. 

 

Fonte:islamshia.org